Attenzione

Su questo treno c’è odore di sudore, misto a mandarino, anche se nessuno sta mangiando e fuori scende la prima neve.

Ho voglia di piangere a più non posso, spegnere tutte le luci e singhiozzare, non vedo altra soluzione.
Ho fatto 20 domande e ho ricevuto 50 mi piace. Grazie, ma io volevo una risposta, non apprezzamenti, solo una risposta, due, un sondaggio.
Non ho fobie, solo paure, serie: ho paura della cecità e della morte.
Ho un i phone, ma chiedetemi se sono felice e vi faccio un bel monologo.
Ho bisogno di te, ho bisogno di me, un attimo di tregua.
“Casale Popolo?” “No, Balzola”
Casale Popolo, mi viene in mente casa di G, alle serate in amicizia, scappando allo scorso inverno, per non ferirsi.
Spero di perdere la coincidenza e scaricare sulla sfortuna il peso della mia assenza. Tornerei indietro, per te, da te, con te, ma non sali per me? Ridatemi l’ingenuità infantile, ridatemi mamma e papà insieme, come in quei servizi fotografici estivi, quando si litigava solo per la pettinatura, per chi aveva il sorriso più grande, il piatto più pieno. Ridatemi la calma dei peluches che stringevo la notte per farmi venir voglia di dormire, il carillon che tu non sopporti, ma io adoravo nel suo moto perpetuo e incantevole.
“Questa non è una stazione, è tutto buio, come fai a scendere qui?” Perché non stiamo forse andando verso il buio?
Ho paura, non solo per me, ma anche per gli altri. I miei presentimenti sono brutti e forti.
La fine del mondo? Non ci credo, non può finire così “Le persone come te sono la motivazione per la quale il mondo non potrà e non dovrà finire”.
“Siamo a Trino ne?” Non lo so, “eh c’è il campo, penso di si” posso solo intuire. 
Ma l’oro te è ancora pesante, non mi ci abituo, faccio prima a scendere che a comprenderlo.
Un brivido di freddo e sale una ragazza con il sorriso, ma non si siede qui, è un vagone troppo triste. Vorrei chiedergli che cavolo gliene frega di dove siamo, quando arriveranno lo vedranno, certe mosse non le concepisco.
Le Luci, ho bisogno delle Luci.
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Sei il mio fazzoletto quando sono raffreddata, l’areosol quando ho mal di gola, il Mc menu quando ho voglia di porcherie, la vittoria settimanale della mia Juve quando ho bisogno di tabù, il mio sorriso quando sono in lacrime, la mia forza quando sono avvilita, sei una canzone romantica quando ci baciamo, sei il post più bello quando ho bisogno di scrivere, sei la pioggia quando piove, il vento quando c’è vento, la foschia quando c’è nebbia, sei ossigeno quando corro in pista, sei il piumino quando fa freddo, sei la giostra quando ho voglia di divertirmi, sei Milano quando necessito di futuro, sei mare quando serve relax, sei un libro quando non è ancora ora di dormire, ma il letto è invitante, sei crema quando le mani iniziano a rovinarsi per il freddo, sei il correttore quando mi sveglio con le occhiaie, sei i bisocotti con il latte, la mattina, quando l’unica cosa che mi da forza di alzarmi è la colazione, sei la Vuitton più capiente per tutti i miei sfoghi, sei silenzio quando le mie orecchie non sanno ascoltare, sei supporto quando i miei occhi chiedono aiuto, sei la mia coscienza quando urlo, sei il sale nella pasta, lo zucchero nella torta, sei assenza presente, sorriso perenne, dolcezza indecente. Ma soprattutto sei tu, così, solamente.

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Punti, interrogativi

Addentrandomi troppo a fondo nel buongiorno di Gramellini mi ritrovo con tante domande e una sola risposta: ‘troppi’.
Eppure l’umanità è questa, è strano doversene fare una ragione, ma ho imparato a convivere con l’impotenza su qualche frangente, come la morte, come la natura umana, è così. E basta.
Però siamo vivi ora e vorrei che più persone se ne rendessero conto e sfruttassero quest’occasione.
Quanti
si soffermano di più sui preferiti piuttosto che sugli ultimi tweet?
Quandi leggono davvero il giornale non calcolando le figure? Quanti
ascoltano davvero una canzone quando mettono mi piace a chi l’ha
condivisa? Quanti dopo aver letto un bell’articolo ne cercano altri di
quel giornalista? Quanti vanno a rileggersi i passi della Bibbia dopo la
messa? quanti scrivono le lettere d’amore a mano? Quanti assaggiano
prima di dire ‘non mi piace’? Quanti vanno a votare prima di lamentarsi
che il paese fa schifo e chi lo governa di più? Quanti invece di
scrivere ‘mi manchi’ prendono il primo treno? Quanti aprono il
dizionario per cercare una parola nuova? Quanti considerano disonorevole
un lavoro umile e onorevole stare a casa sul divano? Quanti di quelli a
cui piace la mia foto profilo hanno letto la descrizione? Quanti
stasera andranno a letto con il sorriso? Quanti danno da mangiare a chi
scrive ‘ho fame’? E quanti di quelli che ‘ho fame’ non hanno un
portamonete davanti? Quanti piangono davanti ad un tramonto? Quanti si
svegliano all’alba per andare a correre con un’aria diversa? Quanti
hanno paura dei ‘mea culpa’? Quanti non hanno il coraggio di dire, ma di
soffrire? Quanti? Quanti.
Con tweet, status e punti interrogativi, vado a dormire.
Ti djsj.
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Gli occhi del cielo

Non so più da che parte girarmi: di qua i colori di un tramonto mozzafiato, di la una luna che più piena non si può.
Inizia a fare freddo e le mie mani bramose d’immortalare questo mio stato d’animo si stanno irrigidendo.
Si sono accesi i lampioni, sta calando il buio, presto questa sensazione d’interezza finirà.
Anche Bad day – Daniel Powter  come sottofondo riesce a farmi sorridere.
Che sia la mia fantasia o non so cosa, ma in questo boschetto, in solitudine, dispersa come sono, mi sento piena, riempita. Dalle prospettive, dai sogni, dai progetti, dal futuro, dal presente.
Tra due giorni ho diciassette anni, non ho niente da cancellare, e se penso che ci sono ancora miliardi di panorami da assaporare…posso tornare a casa, felice.

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Alla rinfusa

Dente – Pensiero associativo 

Avevo smesso di essere metereopatica, non mi ricordo quando, non so nemmeno quando ho ricominciato, ma staserà sarò triste. 
E comunque non potrò mai concepire le mancate risposte, le perdite di tempo, l’odio per la scuola, l’assenza di passioni e troppe altre cose che in realtà un giorno concepirò. 
Perché l’anno scorso mi sentivo così grande che credevo non sarei cresciuta più, invece ora mi sento più matura, non si finisce mai d’imparare. Ora mi ricordo, è il cielo che riflette i miei stati d’animo, non io che sono metereopatica. 
Manie di protagonismo, che non ho più. 
Voglia di fare che mi assale. 
Non vomito più da anni. 
La vita è ingiusta, a nessuno piace la tua foto, hai solo le tette grosse o l’ano in mostra, a nessuno piace il tuo stato da figa di legno, sanno che in realtà ti redimeranno. 
Sono diventata eccessivamente buona e devo dire che mi piace. L’intelligenza è una fortuna quanto una condanna. 
Non parlo a vanvera, penso all’impazzata, ricordo troppo, non guardo, vedo.
Piove, è romantica la pioggia, mi sta simpatica. 
Mi piace studiare, certo a volte mi stanca, ma riempirsi è bello.
Qual è il mio sogno? Fare. 
Ci sono così tante cose che si possono fare che rimanere seduta a volte mi sembra uno spreco di vita. 
Ci sono così tante occasioni per sorridere che essere triste mi sembra un’idiozia. 
Stasera è così, mi metto in gioco in tutta la mia follia e non me ne vergogno. 
Mi piace la pazzia buona, sono circondata dalla pazzia, non mi fa paura. Ho solo paura della morte, mi svuota.
Mi affascina sostituire due parole una con l’altra. 
Chiamare ‘magra’ una persona grassa e ‘grassa’ una persona magra, è pazzesco. 
Mi diverte il gioco dei miei, cercare di associare un sentimento ad un espressione e capirsi, è stupefacente.
Mi piace contare le stelle, sentirmi piccola, perché tanto è così che siamo. 
Il freddo ci fa sentire vivi, in realtà. L’azzurro è un colore caldo o freddo? 
Il cielo è azzurro e non puoi dirmi che il cielo sia freddo, ma l’azzurro ricorda anche il ghiaccio, il gelo, che tonalità particolare. 
In più non vi fa sentire incompleti non conoscere tutte le tonalità dei colori?  
Sono davvero tantissime.
Quanti di voi quando sentono una parola che non conoscono la vanno a cercare? 
Mi fanno impazzire le persone che rispondono alle domande, a qualsiasi domanda, in un modo o nell’altro, subito. 
Ma anche quelli che non le fanno e pensano. 
Quelli che pensano sono incredibili, li leggi, li sfogli, li mangi. 
Poi tu sei triste e loro ti portano un pezzo di carta igienica. Perché? 
Ma che importa il perché, un pezzo di carta igienica che non ha un perché ti farà sorridere, io lo so.  
Forse dovrei smetterla, mi scappa la pipì, sarà la pioggia.
Grazie Pà

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Cappuccino domenicale

Bon Iver – Blindsided

I desegni che fa il latte con il caffè, sono così rilassanti. Mi farò piacere il cappuccino, non sarà difficile. Come ci facciamo piacere le persone, solo per giustificare le nostre scelte, così farò con il cappuccino.
Oggi ho scoperto Bon Iver e non ho più voglia di far tacere le mie mani.
Scrivo per esigenza, esigenza di liberazione, di espressione, di apprezzamento. Scrivo perché credo sia una delle mie migliori abilità. Scrivo e le parole che ho nella testa di gettano sulla tastiera, nelle dita, sulla penna, nella carta. Scrivo e ci metto coraggio, passione e tutta me stessa, ma solo perché non saprei fare altrimenti. Quando scrivo non c’è una via di mezzo, mi spalanco. Le parole sono un’arma e, io ci credo ancora, sono la più potente.
Ora come ora sono sicura e ne ho la prova, poche persone sanno apprezzarle veramente. Molti oramai sanno leggerle, sentirle. Ma tra leggere e capire, tra sentire e ascoltare c’è troppa differenza. E me ne accorgo quando ascolto troppo, alcune volte sarebbe carino non capire, estraniarsi, non ricordare.

La domenica mattina mi sveglio all’ora di pranzo, ma mi piace troppo la colazione, quindi non ci rinuncio. Oggi è una giornata soleggiata e i raggi entravano tra le fessure della finestra, l’aria è fredda, ma il sole è caldo e la sensazione è piacevole, ti senti accarezzata, dolcemente.
La domenica è tranquilla e silenziosa, bisogna imparare ad apprezzarla di più.
Tranquilla come te, quando entri nei miei pensieri e ti fai piccolo piccolo ad invadermi.
Domani è lunedì e sarà un giorno frenetico, oggi il sole ci mette le mani tra i capelli, non c’è niente di cui lamentarsi, non c’è niente da aspettare, il cappuccino si raffredda.
Ti porterò le brioches, faremo colazione insieme, disegneremo sul cappuccino il nostro amore, lo leggeremo sul fondo della tazzina, rimarrà, come quel fondo che non riesci a bere, nemmeno se scavi insistentemente con il cucchiaino: resterà, sempre.

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Tra città e finzione

“Cos’è
questa gente nuova, quando la conosci veramente? E’ la solita gente
vecchia mascherata. Non ha proprio niente di nuovo. E’ gente.” E andrete
in città piene di speranza, poi porterete i vestiti a mamma da lavare,
mangerete al ristorante, non saprete orientarvi e tornerete nel week
end, voi e la speranza, perché alla fine la campagna vi mancherà.

Non importa dove siate, le persone che si vestono male, che non si
lavano, maleducate, ignoranti, superficiali, cattive, incompetenti,
invadenti, snob, le troverete anche in città. Se sarete tristi ci sarà
avvilimento, se sarete felici gioia, ma non sarà una tristezza meno
amara, non sarà un’allegria più dolce.
Vi mancherà essere sulla
bocca di tutti, la vostra parola in capitolo, il vostro posto prenotato,
la vivacità di un saluto ricorrente, i tramonti a lungo Po, vi mancherà
sentirvi osservate, conoscere, sapere. “In città sei Nessuno” mi aveva
detto e solo ora ho conosciuto Nessuno.
E avrete voglia di scappare
anche da lì, anche dalla città ideale, perché sono gli umani che hanno
necessità di cambiare aria, più delle piante, più dei letti al mattino.
Quindi vi prego, vivete ogni giorno del vostro liceo con tranquillità,
date tempo al tempo, quando sarà ora dell’università vi trasferitere,
forse.
E comunque, se avessi sempre vissuto nella città dei miei sogni, desidererei altro.
Non importa dove siate, l’importante è con chi.
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Tempo al tempo

Ho visto Parigi illuminata solo dall’attesa del Natale. Ho visto Madrid, ad agosto, con gli indignados e il calore che solo gli spagnoli possono metterci. Ho visto Atene, nel pieno della crisi. Ho visto Roma, con il caldo torrido di fine luglio e con il fresco piacevole di fine inverno. Ho visto Berlino e anche il cielo era grigio. Ho visto Milano, imponente. Ho visto Firenze e credevo di essere tornata indietro nel tempo. Ho visto Venezia, con il suo profumo di mare ad ogni angolo. Ho visto Pisa, Torino, Monza, Genova, Brescia, Cervinia, Verbania, Viverone, Santa, Portofino, San Fruttuoso, Camogli, San Rocco, La Spezia, le Cinque Terre, Rapallo, Varese, Treviso, Verona, Urbino, Rimini, Orvieto, Nizza, Cannes, Montecarlo, Barcellona, Toledo, Valencia…E ho sognato di vivere in ogniuno di questi posti.
Ora vedo il riflesso del sole che tramonta sulle pareti di casa, le nuvole dietro torre Santo Stefano, che è illuminata di verde, anche se c’è ancora troppa luce per vederlo bene.
Sono solo a Casale Monferrato, sta suonando il microonde, la pasta al forno è calda.
Forse aveva ragione Leoparti quando ringraziava dentro di se quella siepe, è bello immaginare, l’immaginazione a volte è più bella e forte della realtà, ma apro la finestra e lascio entrare l’aria fresca, fingo di non pensare di respirare amianto e sono contenta: è qui che devo stare, adesso.
La voglia di evadere, di andarsene…abbiamo tutta la vita per scappare, per cambiare casa, amici, abitudini, città, reputazione.
Per ora mi godo la tranquillità, la noia, la monotonia, che sta a noi cambiare. Magari è qui che si vedono i grandi uomini, nelle piccole città di campagna, come Recanati, quelli che guardano oltre, aspettano il loro turno, trovano il tutto nel piccolo, il tanto nel nulla, così.
Ho voglia di scrivere, oggi è un bel giorno.

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Tell me why

Little talks – Of monsters and men

Perché?
E’ difficile trovare dei perché, a volte facile, ma dopo un po’ finiscono, allora ho deciso di provarci. Ti ho detto una bugia: non sto ripassando filosofia, ma voglio farti un elenco. Nei temi ai bambini dicono sempre di non elencare, ma sono una bimba ribelle.
Forse non dovrei aumentare così il tuo ego, S, e invece lo faccio.

Sei fantastico perché sopporti i miei sbalzi d’umore e io sono davvero lunatica.
Sei fantastico perché quando divento molesta stai al gioco.
Sei fantastico perché sei geloso solo quando ne vale davvero la pena.
Sei fantastico perché quando vuoi una cosa la ottieni.
Sei fantastico perché sai farmi stare al mio posto.
Sei fantastico perché ti sei impuntato e non mi porterai a guidare finché non avrò il foglio rosa.
Sei fantastico perché ami la mia pazzia.
Sei fantastico perché quando ci sono io guardi solo me, con le orecchie o con gli occhi.
Sei fantastico perché hai preso a calci la scalella della mia casetta d’evasione, ma non te lo ricordi, perché non volevi.
Sei fantastico perché cerchi sempre di darmi il massimo, anche se a volte te lo dimentichi.
Sei fantastico perché vuoi il meglio per me.
Sei fantastico perché sei sempre in ritardo così io sembro meno ritardataria di quel che sono.
Sei fantastico perché quando sono più in ritardo del tuo ritardo mi tieni il muso per 4 nanosecondi, ma è un muso convincente.
Sei fantastico perché quando canti Ormai sei nel mondo dei grandi, sii grande anche telo fai con la faccia da sedicenne.
Sei fantastico perché solo una volta mi hai fatta tornare a casa triste, ma non volevi.
Sei fantastico perché sai chiedere scusa.
Sei fantastico perché mi dici sempre quello che pensi.
Sei fantastico perché lo fai senza alzare la voce, anche se sei arrabbiato.
Sei fantastico perché sei anche sensibile.
Sei fantastico perché non hai mai un minuto libero, ma per me sì.
Sei fantastico perché hai un cuore grande, mascherato dalla determinazione.
Sei fantastico perché hai voglia di cambiare sempre in meglio.
Sei fantastico perché non mi fai mai sentire sola.
Sei fantastico perché mi lasci i biscotti, anche se poi ingrasso.
Sei fantastico perché prendi il the alla pesca anche se vorresti tanto una cochina.
Sei fantastico perché non t’intenerisci ai miei occhi dolci, ma li ami.
Sei fantastico perché hai una rughetta d’espressione che sottolinea il tuo sorriso.
Sei fantastico perché fai quello che vuoi.
Sei fantastico perché mi appoggi nelle mie esagerazioni.
Sei fantastico perché credi in me.
Sei fantastico perché vuoi che sia la migliore.
Sei fantastico perché mi dici «prima la scuola!»
Sei fantastico perché ti stupirai di quest’elenco e sorriderai come quando parli di Donatello rock.
Sei fantastico perché assomigli al sole, anche se hai i capelli e gli occhi scuri.
Sei fantastico perché sei magro e sento subito il tuo cuore.
Sei fantastico perché vieni a messa con me e hai voglia di rallegrare il progetto messa.
Sei fantastico perché non mi scrivi il buongiorno solo per non svegliarmi.
Sei fantastico perché prendi il treno per me e con me.
Sei fantastico perché a volte ti ricordi le cose stupide e non quelle importanti.
Sei fantastico perché ti stupisci della mia memoria.
Sei fantastico perché conservi i baci.
Sei fantastico perché mi hai insegnato a fare le curve strette.
Sei fantastico perché anche se sono pesante mi tieni in braccio.
Sei fantastico perché mi parli quando sei fuori dal camerino.
Sei fantastico perché guardi la Juve con me e un po’ la tifi, anche se te ne vergogni, perché vuoi vedermi felice.
Sei fantastico perché dividi le schedine con me.
Sei fantastico perché mi lasci parlare fino all’esaurimento.
Sei fantastico perché sai dividerti in mille, con il mio aiuto.
Sei fantastico perché ti piace il cielo, la sabbia e il mare, come a me.
Sei fantastico perché quando ti arrabbi con qualcuno aspetti di salire in macchina per sfogarti con me.
Sei fantastico perché sei anche il mio migliore amico.
Sei fantastico perché mi fai fare tante foto finché non siamo perfetti, anche se non ti piaci mai abbastanza.
Sei fantastico perché sei dolce al punto giusto, da quando non ti sforzi più.
Sei fantastico perché mi baci sulla guancia.
Sei fantastico perché non ti lamenti dei miei occhiali.
Sei fantastico perché non commenti mai il mio abbigliamento, esagerato o da scuola.
Sei fantastico perché ami le parole proprio come me.
Sei fantastico perché vorresti che realizzassi i miei sogni.
Sei fantastico perché mi consigli.
Sei fantastico perché discuti con me solo la tua tesi.
Sei fantastico perché non ti sei ancora stancato di leggere troppi motivi per cui sei fantastico.
Sei fantastico perché…lo stacco di coscia delle russe è un ottimo motivo per essere preso a schiaffi.
Sei fantastico perché provi quello che provo io per Milano.
Sei fantastico perché ti butti.
Sei fantastico perché non ti vergogni.
Sei fantastico perché sei fiero di me.
Sei fantastico perché mi sostieni.
Sei fantastico perché sai amare il silenzio, anche se devi ancora lavorarci.
Sei fantastico perché sei consapevole dei tuoi limiti e delle tue potenzialità.
Sei fantastico perché fai scegliere a me le canzoni del CD da mettere in macchina.
Sei fantastico perché non ripeti mai le stesse cose.
Sei fantastico perché sai che capisco alla prima.
Sei fantastico perché vuoi viaggiare con me.
Sei fantastico perché fai le smorfie quando ti tocco l’ombelico e i capelli, ma solo in alto.
Sei fantastico perché giochi alle scenette con me.
Sei fantastico perché hai le superga di tutti i colori e fai il fiocchetto dietro alla linguetta che si vede palesemente, ma non t’interessa.
Sei fantastico perché prendi il fiordilatte per viziarmi.
Sei fantastico perché da quando sei al mio fianco mi sento una persona migliore.
Sei fantastico perché mi dai tutta la serenità di cui ho bisogno.
Sei fantastico perché guardi avanti.
Sei fantastico perché mi ammonisci quando suono il clacson.
Sei fantastico perché fai le piroette quando mi abbracci.
Sei fantastico perché non sai litigare con me e non me ne dai mai occasione.
Sei fantastico perché i miei fogli ti spaventano, ma non me lo dai a vedere.
Sei fantastico perché non vuoi farmi mangiare la pizza da mozzona.
Sei fantastico perché mi tratti da principessa.
Sei fantastico perché ti stringi dentro la gioia.
Sei fantastico perché tieni da conto tutto.
Sei fantastico perché non te ne vai se non me ne vado io.
Sei fantastico perché ti piace la pizza come piace a me.
Sei fantastico perché non bevi il latte, ma la pepsi, quindi non ci ruberemo mai niente.
Sei fantastico perché mi fai sentire unica.
Sei fantastico perché compri le felpe tutte uguali, solo di colori diversi.
Sei fantastico perché hai i miei gusti.
Sei fantastico perché sei da 30 e lode con me.
Sei fantastico perché non ti sei mai fatto bocciare, quasi.
Sei fantastico perché hai finito la triennale.
Sei fantastico perché fai sempre centro e non solo con la maglia azzurro puffo dei Milf.
Sei fantastico perché mi guardi alzando il mento, strizzando gli occhi e allora so che sei felice.
Sei fantastico perché hai una foto coperdina ridicola, come me.
Sei fantastico perché ti piacciono le scritte nella sabbia.
Sei fantastico perché non metti le mutande al posto del costume.
Sei fantastico perché vuoi imparare a sciare, questo l’ho deciso io.
Sei fantastico perché non sei abbastanza consapevole di quando tu sia fantastico.
Sei fantastico perché sei bello.
Sei fantastico perché sai farti amare dai bambini.
Sei fantastico perché sei paziente.
Sei fantastico perché hai le mani grandi.
Sei fantastico perché non fai lavori manuali, ma lavi benissimo la macchina.
Sei fantastico perché fai amicizia con i nigga che vendono gli occhiali da sole, come me.
Sei fantastico perché t’imbarazzi e abbassi le sopracciglia arricciando il naso in maniera divertente.
Sei fantastico perché quando saluti con la mano ti pieghi in avanti, tenendo il corpo indietro e io rido sempre.
Sei fantastico perché valorizzi il mio sorriso.
Sei fantastico e mi fa male il polso, ma potrei continuare ancora, perché…
Sei fantastico e ti ringrazio, sei fantastico e sono orgogliosa di te, sei fantastico e sono fiera di te.
Grazie S.

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Il monotono traffico milanese

Saltellando tra un’incertezza e l’altra, in ottima compagnia, aspetto.
Penso a te in coda da Luini e alle corse affannate in metrò, perché non uso il tram come mia madre? Mentre ti guardo ordinare la pizza non so che oggi, un mese dopo, mi sarei ritrovata a pensare al modo in cui ritiravi le monetine nel portafogli, il modo goffo con cui cercavi di non perdere lo scontrino.
La naturalezza con la quale si attraversa la strada è pari allo scatto automatico di quando senti arrivare la metropolitana e sei ancora sulle scale, sembrano tutti pazzi suicidi.
Spingi, «attenta alla borsa», che puzza, «chiuditi che c’è corrente», le scale mobili non funzionano, «ogni passo è un rassodamento» e poi sei fuori, catapultata nel tran tran pomeridiano di piazza Duomo, non fai in tempo a girarti che già ti travolge. Mi risuonano in testa le voci di mamma e papà della domenica mattina, appena usciti dall’autostrada per andare al lago dalla nonna: «da queste cave hanno preso il marmo, l’hanno fatto scendere lungo tutto il Toce, fino ai navigli, poi con tutta la dedizione dei lavoratori milanesi, hanno costruito il Duomo, sì quello che piace a te bimba…». E già sei in mezzo a 14 foto, in 6 lingue diverse ti chiedono di spostarti, ma non c’è verso, non posso perdermi questo momento.
Quando esco dalla metro in piazza Duomo per una manciata di secondi perdo la percezione di me stessa, di quello che mi sta attorno, tutto è più ovattato, leggero, caldo. Come potrei sognare un futuro diverso?
E su e giù per i negozi, è una guerra fredda, senza pietà, chi primo arriva…
Giusto il tempo di un respiro ed è ora, correre, saltare, come dice il papà di C «Milano è una giostra che gira continuamente, o salti e prendi il giro o sarai sempre indietro».
Il treno è in ritardo, trenitalia è così, ci da la possibilità di guardarci attorno ancora un po’,  di baciarci ancora per qualche minuto, di prendere un caffè, un giornale, d’innervosirci nell’attesa e di allietarci nel tragitto.
Ho poche certezze sul futuro, siamo in macchina che cerchiamo idee, non sembrano mai abbastanza, anche se in realtà ne vorrei una sola, non ci possiamo ancora sposare S, è troppo presto, ma è un’altra idea.
Ma una ce l’ho, una sola, più che un’idea è una fissazione, un sogno, una voglia, un capriccio: «mamma voglio andare sulle giostre!».

Baustelle – Un romantico a Milano

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