Tips di viaggio – diario di bordo 27

Eravamo a Quito, in un centro commerciale vicino alla stazione degli autobus, l’intenzione era quella di fare una piccola spesa per poi cenare, ma non sapevamo che i ristoranti in Ecuador chiudessero alle 20.30. Vi sembra normale? In America Latina? Già solo perché parlano spagnolo dovrebbero cenare a mezzanotte… E invece lì si pagava in dollari e dopo le 20.30 cenare era un’impresa. Avevamo le buste della spesa e non ci rimaneva nessun’alternativa se non prendere un taxi e farci portare alle bancarelle più vicine. Mangiammo un dignitoso spiedino di carne, Ale fece anche il bis, forse era anche più che dignitoso. Mi portai gli avanzi di salsiccia in un sacchettino nero per lasciarli a qualche bisognoso, ma non trovai nessuno per strada, quindi li misi in un angolo della stazione prima di correre a prendere il bus.

La mattina dopo eravamo a Cuenca, una cittadina colorata, con un’aurea splendida, in cui ci siamo imbattute solo in persone splendide, dalla signora che vendeva i cannoncini alla crema a 0,08 centesimi, a quell’altra signora che c’invitò ad entrare negli uffici del ministero della cultura, guidandoci con amore, ai ragazzi che stanno viaggiando con macchine d’epoca per il mondo, a Filippo.

In quel contesto al sapore di crema, ho inaugurato il quadernino che dopo mesi ero riuscita a comprare proprio il giorno prima, al supermercato, mentre chiudevano i ristoranti.

Ci siamo sedute su una panchina, il sole tramontava dietro le montagne su cui avevamo camminato al mattino presto, alla ricerca dell’acqua termale, biro alla mano e via di elenchi.

Mentre si viaggia s’incappa sempre in errori, dimenticanze, in “cazzo, se potessi tornare indietro…” “se avessimo comprato…” “se avessimo cercato…” “se solo ci avessi pensato prima…”.

Così ci siamo messe d’impegno, ci siamo concentrate su tutte le varie imprecazioni fatte nei mesi precedenti e abbiamo iniziato ad elencarle, trasformandole in piccoli consigli, tips, suggerimenti.

Se foste polli come me smettereste di leggere ora, oppure continuereste senza prendere appunti, per poi ricordavi, nel bel mezzo di una bufera di neve, che se solo aveste preso un calzino in più non vi starebbe salendo la febbre.

Ogni viaggio è fatto a modo suo, ognuno porta con se la sua dose di fortuna, di sfiga e nessuno dice che si debba arrivare preparati, ma sicuramente se ne esce più consapevoli. Incapperete nei vostri errori personali, nelle vostre dimenticanze, per quanto possano essere accurati i miei elenchi, ma magari porterete con voi due cose in meno e qualche consapevolezza in più, giusto per uscire sereni e con il passaporto in borsa.
Nulla di scontato uscirà dalle mie mani, non ho bisogno di dirvi quante mutande ho portato, magari voi vi lavate meno di me, ma sì di dirvi che può essere utile un calzino apposta per dormire in bus e camminare senza scarpe.

Gli elenchi della spesa sono cosi suddivisi:

  • Consigli generici: cosa portare con te
  • Consigli di vita: saccente ed arrogante, dall’alto della mia non esperienza
  • Consigli specifici: on the road Cuba, Messico, Colombia, Perù, Bolivia

Consigli generici: cosa portare con te

 

  1. Vestiti versatili (es: vestitino leggero+collant pesante)
  2. Maglie termiche
  3. Pantaloni termici/leggins
  4. Tuta
  5. Cappellino
  6. Berretto
  7. Impermeabile
  8. Piumino 100gr richiudibile
  9. Sciarpa multiuso  (grande, che possa diventare un turbante, una coperta, una tovaglia…)
  10. Costume intero (per attività, tuffi, sport estremi…)
  11. Occhialini
  12. Crema solare
  13. Spray antizanzare
  14. Occhiali da sole (eventualmente graduati)
  15. Ciabatte/calze per bus
  16. Coperta (nel mondo hanno un problema con l’aria condizionata)
  17. Cuscino gonfiabile
  18. Mascherina occhi per dormire (lo spariglietto che entra dalla tenda del bus è la morte)
  19. Zaini/borse richiudibili (Decathlon, Longchamp, borse di stoffa…)
  20. Lucchetti con codice (non con chiavi)
  21. Carte di debito/credito di circuiti diversi (Visa, Maestro, Mastercard, AmericanExpress…)
  22. Moschettoni, ganci
  23. Borraccia
  24. Adattatori per prese di corrente, tanti piccoli, piuttosto che uno grande (per telefono, GoPro, pc, Reflex…)
  25. Multipla/ciabatta
  26. Kindle
  27. Portacellulare impermeabile (servirà, servirà, chiedetelo ad Alessia che ha i polpi nel telefono)
  28. Boccettine saponi ricaricabili (100ml max)
  29. Borse di stoffa (per la spesa, il bucato, qualsiasi evenienza)
  30. Carta igienica (vi servirà in bus, nei bagni pubblici a pagamento, nel bosco, per soffiare il naso, per pulire, al posto dei tovaglioli…)
  31. Salviettine umidificate (lavatevi ragazzi, almeno le mani)
  32. Amuchina
  33. Spazzolino
  34. Saponetta
  35. Asciugamani in microfibra
  36. Teli mare in cotone leggero o microfibra (non potete fare lo scrub con la sabbia della spiaggia, ogni volta che fate la doccia, portate almeno due teli)
  37. Batteria portatile
  38. Sdoppiatore cuffie (se non viaggi solo e non sei sociopatico)
  39. Nastro adesivo
  40. Mini sacco a pelo (anche se non hai intenzione di accampare, si può usare solo per non dormire su letti che sembrano sporchi)
  41. Cicche

 

Tutto quello che dimenticate a casa potete comprarlo, ma se l’avete già sarebbe un peccato, lo spazio non sarebbe calcolato e non sapete quanto vi potrà costare.
Di tutte le cose elencate io sono sopravvissuta fino alla fine senza alcune come:
– il berretto, ma penso di avere qualche ruga in più
– il sacco a pelo, ho stretto i denti, a volte, pensando a chi aveva dormito prima di me su alcuni letti
– secondo telo, gravissimo errore, a volte ci è toccato asciugarci tutte con l’asciugamano dei piedi oppure prenderlo in prestito nelle case dei cuochi
– Kindle, con una grande tristezza nel cuore ogni volta che vedevo un libro e avrei voluto comprarlo
Tutte le altre, se non le avevamo da prima, le abbiamo comprate perché veramente indispensabili.

Consigli di vita: saccente ed arrogante, dall’alto della mia non esperienza

 

  1. Avere un budget per gli imprevisti, come vedrete dal prossimo post il nostro budget è stato mensilmente sforato di 400 euro, che corrispondono al 66% in più del budget iniziale, 2/3, non poco
  2. Scaricare un’app per controllare in budget, in vacanza non bisognerebbe tenere i conti, ma siamo dei giovani scappati di casa, dobbiamo e possiamo osare, ma rendendocene conto è meglio. Ale ha usato l’app Mobills (su iOs e Android) per segnare ogni spesa, categorizzarla e poi portarla in excel, l’ho scaricata anche io e ve la consiglio, ma una qualsiasi va bene.
  3. Uber, se ancora non l’avete, attivate un account prima di partire, l’SMS con i codici di attivazione non sempre arriva se non sei nel tuo paese e a volte potrebbe essere l’unica ancora di salvataggio alle 3 di mattina a Montevideo nel parcheggio di un Casinò chiuso (noi non l’avevamo)
  4. SIM personale, la vostra, quella italiana, quella a cui avete abbinato l’internet banking, le carte e chi più ne ha più ne metta (la mia era nella valigia, a casa della nonna di Giuliano, a Buenos Aires ed è stato un madornale errore)
  5. Password, la fretta può fregarvi, come quando siete in aeroporto, in 10 minuti chiudono le porte e sbagliate il codice di sicurezza della carta di credito sul sito da cui state comprando l’uscita dal Perù, le porte si chiudono e voi restate a piedi a Bogotà. Meglio scrivere, in codice, le password che utilizzate meno e potrebbero tornare utili. Non datele a qualcuno come le amiche di Alessia, fidatevi di voi stessi, inventatevi un codice segreto per salvarle, aguzzate l’ingenio.
  6. Internet banking, se ancora non vi siete staccati dal conto storico di mamma e papà forse è ora, non potrete chiamare Babozzi perché vi risolva i problemi quando non accetteranno la vostra carta e un passante vi proporrà qualche magheggio, svegliatevi.
  7. Dollari d’emergenza, niente, qui profuma il dollaro, lo accettano ovunque se siete nella merda, portatevi qualche pezzo, consapevoli che per cambiarli le banche accettano solo 50 e 100, ma i negozianti anche 10 e 20.
  8. Attenzione ai cambi climatici, mentre a Lima è piena estate a Machu Pichu è inverno, com’è possibile che sulle Ande ci siano stagioni diverse? Non lo so, la natura è pazzesca e il Sud America, per esempio, è abitato a delle altitudini in cui non andiamo nemmeno a sciare. La Paz è a 4000 metri, a Medellin è sempre primavera, a Santa Marta è sempre estate, #sapevatelo e armatevi di conseguenza.
  9. Ascoltare gli stimoli del proprio corpo, fame, sete, non fatevi influenzare dall’orologio, ci sono tanti fusi orari che potrebbero scombussolarvi, non lasciate comandare il tempo, sentitevi.
  10. Leggere termini e condizioni di ciò che si compra, questo vale per i voli, per i visti e per le frontiere in particolare, non lasciatevi cogliere impreparati.
  11. Cibo d’emergenza, da buone italiane non mancavano mai delle barrette e della frutta secca nei nostri zaini, non si sa mai che morissimo di fame.
  12. Chiedere sempre, senza timore, meglio una volta in più che una in meno.
  13. Comprerete, lasciate spazio nello zaino, meglio un pantalone in meno in partenza che lasciare il cuore su una bancarella.
  14. Assaggiare, tutto, anche il pesce fresco a colazione.
  15. Non fermarsi alle apparenze, guardare oltre, non siamo abituati a nulla di tutto ciò.
  16. Guardare prima di scegliere, questo vale per un ostello o per il menu di un ristorante, non abbiate paura di sembrare meticolosi, ve ne pentireste al momento di pagare o dopo una notte insonne.
  17. Non temere a dire di no
  18. Provare a dire più sì 
  19. Contrattare SEMPRE
  20. Non avere rimpianti, MAI: entra, chiedi, presentati, saluta, sorridi, insulta se è il caso.
  21. Risparmiare sui mezzi, se il tempo non è un problema vai dal punto A al punto B nella forma più economica possibile, c’è sempre una maniera più cheap di quella che stai pensando, chiedi ai locali, insisti.
  22. Comprare alla seconda, non d’impulso, ma nemmeno troppo tardi.
  23. Usare i fast food per bagni e wi-fi
  24. Crearsi un proprio concetto di “pericolo”, siamo tutti diversi, ognuno con le sue fobie, le sue paure, le sue stranezze. Portatele tutte dietro, ma non lasciate che sia qualcun altro a limitarvi. Prendete atto di tutti consigli, ma non lasciatevi sopraffare da paure inutili. Non è come vi raccontano, non è come vedete nei film, non è come 30 anni fa.
  25. Pagare con carta al posto degli altri, se si ha bisogno di contanti. Quando manca un giorno alla partenza, ma non avete nemmeno più i soldi per fare colazione, ha senso prelevare 20 con 5 di commissioni? Non sarebbe più facile sfoggiare un sorriso e pagare con carta il conto del tavolo affianco al vostro? Le persone possono essere molto disponibili, basta chiedere.
  26. Approfittare dei supermercati, soprattutto per l’acqua che è carissima ovunque fuori dall’Italia.
  27. Equilibrare l’alimentazione, una delle cose più difficili da quando l’uomo va in vacanza è regolarsi, ma pensate sempre che anche domani ci sarà qualcosa di nuovo da provare, assaggiate tutto, ma in piccole dosi. State attenti all’eccesso di fritto, di piccante, non siamo abituati e non fa nemmeno così bene, meglio una piccola porzione piuttosto che un giorno sul cesso.
  28. Day-off, non abbiate paura di perdere tempo riposando. Il corpo non è una macchina e per quanto reagisca in base agli impulsi che gli diamo con il cervello, a volte chiede pietà: dategliela. Infilatevi in un cinema, sdraiatevi sul divano, ordinate d’asporto, il giorno dopo vi ringrazierete.
  29. No al panico. C’è sempre sempre sempre una soluzione a tutto, non ha senso entrare nel panico. Se è il caso insultate qualche operatore, non c’è problema, ma poi rientrate in voi. Siate costruttivi, il karma vi aiuterà.
  30. Esiste sempre qualcosa di più cheap. SEMPRE. Che si tratti di cibo, trasporti, escursioni, attività. Sta a voi.
  31. NON prelevare in aeroporto, quando meno non alla partenza. Se ci fosse qualche problema con la carta non avreste tempo di risolverlo prima della partenza del volo.
  32. NO ad attività troppo pericolose inutilmente, dico sempre sì a tutto, ma ha davvero senso andare in quad il giorno prima della scalata a Machu Pichu? Davvero avete voglia di rischiare per qualcosa che potete fare anche a casa?
  33. Leggere prima di firmare, che mamma e papà ce l’abbiano detto sempre non significa che l’abbiamo imparato. Ci sono poche attività assicurate, per esempio, state attenti al noleggio di un’attrezzatura che vi potrebbe poi costare più di un acquisto.
  34. Massimo 2 zaini, che tutto vi stia sempre in 2 borse, uno zaino grande ed uno piccolo. Nel piccolo potrete mettere tutti i documenti, le cose fragili ed elettroniche, per metterlo nella cappelliera magari, lasciando il grande nel baule.

Consigli specifici: on the road

Cuba

  1. Portare euro, visto gli ottimi rapporti con gli Stati Uniti il dollaro è estremamente svalutato, in cambio l’euro è ben visto e si può cambiare facilmente
  2. Prenotare anticipatamente Airbnb, dall’interno dell’isola non è possibile
  3. Viaggiare in gruppo
  4. Noleggiare un auto, i trasporti a Cuba sono difficili e costosi
  5. Internet non è libero, potete acquistare presso i punti ECTSA delle tessere utilizzabili nei punti Wifi, il costo è di 1 euro all’ora se le comprate nei negozi officiali e non per strada. Non sarà difficile rivenderle se ne comprate una in più.
  6. Visto, non è necessario andare all’ambasciata, ma controllate quanto costa il visto con la vostra compagnia aerea, in ambasciata il prezzo è di 26 euro, noi l’abbiamo pagato 150.
  7. Taxi abusivi, a Cuba i taxi sono cari, ma è pieno di macchine che abusivamente ti accompagnano come un taxi, anzi, possono diventare anche fedeli compagni e guide. Chiedete ai locali in che via trovarli più facilmente.
  8. Non offrire niente, per ovvie ragioni dare un dito a Cuba significa lasciare il culo, purtroppo soprattutto a La Habana c’è grande povertà e c’è anche chi se ne approfitta, occhi aperti.

Messico

  1. ADO è una compagnia di bus che funziona meglio di Trenitalia. Prima compri, meno paghi. E paghi veramente poco.
  2. “Pica?” Chiedere sempre se quello che ti servono è piccante. Se stai per morire chiedi del latte.

Colombia

  1. Aerei, in Colombia sono arrivate le compagnie low cost, può essere più economico volare che viaggiare su ruote.
  2. Viva Colombia, è la compagnia più economica attualmente in Colombia, i voli sono frequenti come i treni Milano-Genova, ma il 70% della compagnia è stato comprato da Ryanair. Con tutti i pregi e tutti i suoi difetti.
  3. Zaino piccolo, in Colombia fa caldo, ma anche fresco, volare low cost non include il bagaglio, ma nemmeno serve. Noi abbiamo lasciato lo zaino grande a Bogotà e abbiamo viaggiato 25 giorni con quello piccolo. Un sollievo per le mie spalle.

Ecuador

  1. Prelevare più dollari, potrebbero servirvi durante le prossime tappe

Perù

  1. Lima, è una città che sta migliorando, ma non è così turistica da perderci più di un giorno, se non per mangiare il secondo. La cucina migliore di tutto il Sud America è lì.
  2. Aeroporto di Lima, per arrivare in aeroporto o andare in città non è un calvario, basta prendere un taxi fino a plaza e poi un bus tra i mille che passano per l’aeroporto o viceversa.
  3. Ica e Paracas meritano anche loro solo 1 giorno
  4. Prenotare bus in anticipo, potrete organizzare bene il tempo e spendere nettamente meno.
  5. Bus Flores, è una compagnia molto economica, se vi siete dimenticati di comprare anticipatamente il biglietto VIP di Cruz del Sur/Norte potete ripiegare su Flores. Puoi viaggiare con le galline, senza aria condizionata. Da Ica partono per Lima ad ogni ora.

Bolivia

  1. Metterci la faccia. Scoprire come muoversi prima di arrivare in Bolivia può essere più difficile, vai, scoprilo.

 

P.s. Questo post potrebbe essere aggiornato in futuro, con illuminazioni mattutine, colpi in testa o in funzione delle domande che mi farete.

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Un weekend in Ecuador: Quito e Cuenca – diario di bordo 20

I viaggi sono persone, lo sono sempre stati per me, chiese, piazze, colori, suoni, odori, sapori, ma soprattutto persone, nulla avrebbe lo stesso sapore senza le persone.

Questo doppio step attraverso l’Ecuador è stato ricco di umanità e non c’è molto altro che possa aggiungere. Non avevamo programmato di vedere questo stato e ci abbiamo passato 3 giorni e 3 notti. C’è chi si fa un weekend a Londra e chi 3 giorni in Ecuador, normale no?
Se non avessimo perso l’aereo, se non fossimo venute in Ecuador, non avremmo conosciuto Sebastian e sua mamma, la spontaneità e la generosità di questa famiglia. Ottimo, 1 punto.
Già dalla frontiera, quando Sebastian si è offerto di darci uno strappo fino a Quito, dovevo nasarlo che sarebbe stato un posto aperto alle conoscenze. Forse perché alle 20.30 a Quito chiudono anche i ristoranti quindi o ti metti a parlare con i muri o niente, vai a dormire.
L’umanità toccata in Ecuador sa di ciabatte, ciabatte e calzini o ciabatte senza calzini, cose terribili da vedere in città, ma che da oggi mi danno un po’ meno fastidio.
Dopo svariati giri attorno alla piazza di Avenida 24 de Mayo, alla ricerca di un ostello che ormai aveva chiuso i battenti, chiediamo ad un vigile volontario d’indicarcene un altro. Sono le 21.30 e sembrano le 5 di mattina. Ci mette nelle mani di un signorotto in ciabatta e tuta usurata, dalle sembianze per nulla affidabili, capello lungo, cappello, mani sporche “ci penso io” dice. Girato l’angolo s’inginocchia di fronte ad un portone, avvicinando la bocca all’unico spiraglio, in modo da svegliare tutto il palazzo ed inizia a gridare. Apre il portone una signora scorbutica affiancata dal marito, scalzo, in mutande. Adesso, con tutti gli uomini che potrebbero aprirmi la porta in mutande, proprio un ottantenne sovrappeso molle che vive in un manicomio? Chiediamo di vedere le stanze e sì, definitivamente vivano ed affittavano a 6$ a notte le stanze di un vecchio ospedale, ma proprio vecchio, lasciato nelle perfette condizioni originali e mò di museo. In corridoio svettava la scritta “per l’acqua calda chiedere alla proprietaria” e già mi vedevo in una vasca con le infradito a travasare da un secchio l’acqua scaldata, cercando d’evitare anche di toccare la tazza. No grazie.
Demoralizzato il nostro uomo, dopo aver ricevuto una dose da un’amica che stava facendo jogging – non è un termine che utilizzerei mai nella vita, ma la sua andatura a “corsetta” è affrancabile solo ad un termine ridicolo come jogging – in una bella tutina rosa, comparsa letteralmente dal nulla al grido di “me debes una”, ci accompagna a vedere gli ostelli cari.
10$ per l’ostello più bello che abbia mai visto: Masaya Quito. Ovviamente con 3 sedi: Quito, Bogotà e la mitica Santa Marta. Il destino è la sua puntualità nananananana.
Se non avessimo perso l’aereo, se non fossimo venute in Ecuador, non avrei mai visto quest’ostello, non mi sarebbero mai venute tutte le idee che invece ho su come rivalutare la casa di Casale. Ottimo. 2 punti.
Dopo una nottata in bus qualsiasi letto sembra splendido, ma questo lo è particolarmente, contando che è il 22esimo che cambiamo in 2 mesi, escludendo gli autobus, posso dire di averne provati parecchi.
Mentre compiliamo finalmente i moduli per il voto dall’estero, una muso sorridente s’infila sotto la scala: “buenos dias, vienen a desayunar?”. Stuart, età indefinita, con il cappello 25, senza decisamente qualcuno in più. E’ la seconda volta che mi succede in due giorni, raga non vi stressate, ma soprattutto non mettete i cappelli perché l’effetto è peggio del con/senza make up, che infarto.
Comunque, Stuart, sulla 30ina, si presenta in leggins, pantaloncini, maglione di lanetta natalizio e sandalo con calza. Nell’attesa si rende conto che per fare colazione con due italiane forse sarebbe stato meglio cambiarsi. Mette un pantalone beige e ripropone il calzino+sandalo, fedele ed imperterrito.
Stuart è di Londra, è cresciuto, ha studiato e lavorato a Londra, finché non è lasciato con la sua ultima fidanzata rendendosi conto che quello studio di architetti e quella città non facevano più per lui, che gli toglievano il fiato, che non lasciavano spazio alla vita. E’ andato in Australia a lavorare in una serra, poi in Sicilia a supportare l’accoglienza degli immigrati, è stato qui in Ecuador 5 mesi ad insegnare inglese a 10 classi di 36 bambini l’una in un paesino verso la costa. L’Australia gli è piaciuta tanto, infatti ci tornerà a breve, questa volta come architetto, unica pecca: “la gente beve troppo, non è il mio stile di viaggio quello da sbronzo”. Buono.
In Italia invece è stato la prima volta per un progetto con l’università, dovevano disegnare delle case multifunzionali che un giorno potevano servire come camere da letto ed il giorno dopo come sala riunioni. E’ rimasto colpito da tutte quelle persone e dall’attività di un parroco in particolare che ha poi contattato per tornare e dare una mano. E’ rimasto deluso. Ha potuto percepire la curruzione, il poco interesse nei confronti delle persone, la grande attenzione solo nei confronti dei fondi che arrivano dall’Unione Europea. Appunta anche un livello scarso di pulizia delle strade, di raccolta dei rifiuti, completamente diverso dal nord Italia. Che figuracce cazzo. Peccato che al fratello non sia dispiaciuto così tanto, ha sposato Annunziata e hanno avuto pure due bimbi, oltre a lavorare insieme per l’impresa manifatturiera di cravatte della famiglia di lei.
Parla in maniera piatta, accenna sorrisi, si vede che alla base c’è una bella freddezza inglese riscaldata dal tempo passato all’estero, ma l’inclinazione della schiena che gli viene naturale quando ti saluta, invece di avvicinare chiappe e petto al tuo corpo, è emblematica. Continua a raccontarci delle sue esperienze e lo fa con un tono costante, particolare, quando ci dice che era stato fortunato a lavorare con i fiori in Australia lo fa con lo stesso tono con cui si lamenta dei rifiuti.
Qui in Ecuador invece l’ha colpito l’umiltà delle persone, la famigliarità dei contesti. Effettivamente anche pranzando al ristorante sembra di mangiare nella cucina di una famiglia, stai letterlamente mangiando nella cucina della casa di una famiglia, semplicemente affaccia sulla via.
Passeggiamo con lui ed i sui sandali per le viuzze del centro storico di Quito, entriamo nelle splendide chiese dorate, ci scottiamo finché non è ora di tornare a prendere il bus successivo.
Se non avessimo perso l’aereo, se non fossimo venute in Ecuador, non avrei mai conosciuto questo ragazzo non più ragazzo. Ottimo. 3 punti.
Che nottata di merda. Arriviamo presto a Cuenca, ci cambiamo nei bagni della stazione dei bus, lasciamo gli zaini al deposito, compriamo i biglietti per il Perù e andiamo a visitare la cittadina più carina dell’Ecuador. Effettivamente è vero, il centro è davvero molto coloniale, le case hanno i sottotetti decorati in legno ed i soffitti in lamine pitturate a mano che sembrano piastrelle, tutte colorate. Siamo a 2500 metri di altitudine in pantaloncini corti, mi manca il fiato, ma ho caldo ed è sempre una cosa che mi lascia attonita del Sud America, era così in Messico, in Colombia ed è così anche qui. Per noi italiani 2500 significa tuta da sci e Moon Boot, qui sandali.
Girovagando alla scoperta delle 21 chiese del centro della città entriamo in un patio totalmente in legno, affascinante da morire, attaccato alla cattedrale nuova. Un nome italiano svetta al secondo piano: Filippo, pizzeria italiana.
Saliamo e Filippo è seduto su un tavolino di legno, gli altri tutti vuoti, effettivamente è presto. Non possiamo valutare le pizze, ma a colpo d’occhio vediamo un forno a legna e questo può bastare. “Ci vediamo a cena, Filippo!”.
Continuiamo la nostra passeggiata casuale tra vicoletti e mercatini, cappelli e chiese, baretti vegan e centri estetici. E macchine.
Ci saltano all’occhio due macchine d’epoca piene di adesivi, il nuovo Carlos. La prima una vecchia Dodge, la seconda una Cinquecentina da cui spunta un ragazzo argentino. Biondo, occhi azzurri, infradito. Ci racconta che sta viaggiando da 5 anni, ma precisamente da 1 e 2 mesi ha iniziato quest’avventura insieme ad un’amica e altre 3 coppie, in totale 4 macchine d’epoca “perché se possiamo girare il mondo con queste auto tutti possono farlo”, è questo il messaggio che vogliono lanciare. (Follow them on FB: Pasajeros del infinito)
Curano pagine facebook, lui anche una rubrica per Sony, ha vinto vari premi fotografici e varie macchine fotografiche, il cui merito attribuisce al destino, al karma, alle onde positive. “Perché se hai bisogno qualcosa e non stai fermo e non demordi, la vita te lo fa trovare sotto al naso”. Bisogna avere anche una buona dose di culo, o no? Sembra tutto facile.
E’ ora d’iniziare l’elenco dei consigli che vi regalerò alla fine di questo viaggio, ho comprato un quadernino, posso annotare tutti i vari “la prossima volta…” così potrete scegliere volontariamente di cadere nei miei stessi errori (od orrori) o evitarli.
E’ ora di cena, finalmente! Ripassiamo dalle signore che vendevano i conetti alla crema, che ricordano lontanamente dei cannoncini, compriamo il dolce e torniamo da Filippo.
Sta cenando con un’amica, ci vede “bentornate!” si scusa, rigorosamente in italiano e si alza per prepararci la pizza, senza neanche chiedere, una margherita per due, che avrei mangiato tranquillamente da sola.
Filippo ha quell’attitudine che vorrei vedere in mio marito, con qualche chilo di troppo.
Di Sorrento, pancione, risata sempre sul viso, non si sforza minimamente di parlare spagnolo, non ne ha bisogno, tutti i suoi dipendenti – rigorosamente donne – lo capiscono benissimo. Ha la faccia e l’attitudine del boss.
Senza peli sulla lingua ride come un matto quando gli diciamo che stiamo vivendo a Buenos Aires: “io sono stato in galera due volte: una a Buenos Aires, ai tempi, quando non potevi nemmeno respirare senza essere additato, ero seduto in un bar e niente, finché non è stato possibile contattare un’ambasciata ho provato il letto. L’altra invece in Israele, ero in barca per i fatti miei, ho avuto un problema al motore, mi sono messo a ripararlo e a quanto pare la corrente mi portò in acque non navigabili dai comuni mortali.” Ride, in assoluta serenità ed io sono affascinata. Sarà perché con questa pelatina mi ricorda Reddington. Noto una fede al dito, non se la toglie per cucinare, non toglie nemmeno l’orologio, stende la pasta, preparata con la farina che gli porta dall’Italia un conoscente “le farine qui non sono farine”, lo sappiamo bene noi che viviamo in Argentina e la pizza è una suola. Immerge la mano nella pummarola, che importa personalmente da Napoli, la schizza sulla pasta, la spalma, sento il profumo fino a qui. “La mozzarella la faccio io, il parmigiano pure”. La fa lui, ha tagliato la testa al toro.
Una signora inglese entra e la compra, direttamente. Ah signora quanto la invidio, in autobus non si conserverebbe bene.
Appoggia dolcemente la mozzarella e con un movimento da maestro, con tutta l’esperienza del caso, la inforna. Non è rotonda, è rettangolare, si è dovuto adattare un po’ alle abitudini di condivisione che hanno qui, ma poco importa, ricorda quella della Marechiaro.
Fumante la poggia su una teglia di legno ed ecco servita, la pizza più buona del Sud America.
“Cosa ci fai a Cuenca?” “E’ il posto più bello dell’Ecuador, sto cercando di vendere una casa da 6 anni e forse ci sto riuscendo solo ora, ma torno a Napoli ogni due mesi, cosa ci sto a fare qui? Cosa ci fate voi qui?” Sminuisce questi posti, non ci consiglia di stare più di 1 o 2 giorni a Lima, ride, con la spocchia e la superbia che solo un italiano può avere. E’ vero, l’Italia è il paese più bello del mondo, compararlo con qualsiasi altro luogo è impossibile e a volte ridicolo. Lo penso dal primo all’ultimo morso, mentre mi si scioglie la pizza in bocca, con annessa una goduria immensa. Morso dopo morso, mangio anche la crosta, il bordo, il cornicione, come cazzo volete chiamarlo, mangerei anche il tagliere se potessi.
Così dev’essere il mio uomo, come un morso di pizza semi italiana dopo 7 mesi di pizze di merda. Da far girare gli occhi, la testa, da chiedere il bis anche d’asporto, da sporcarti le orecchie, le mani, i pantaloni.
Se non avessimo perso l’aereo, se non fossimo venute in Ecuador, non avrei mai conosciuto Filippo, non avremmo mai mangiato questa pizza, non ci saremmo mai sentite a casa a 10’000km da casa. Ottimo. Direi 5 punti.
Ah, il conto: 10 dollari, “giusto le materie prime”. 6 punti Grifondoro.
Ciao Filippo, grazie, andiamo in Perù, ma ti portiamo nel cuore e ti consiglieremo anche oltreoceano. Ci vediamo a Napoli, che è meglio.
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