Le lettere d’amore scritte al computer – Auguri principessa

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Era il 3 marzo 2004, al terzo piano a sinistra, scendendo 6 gradini e superando la 4A, c’era una classe, con dentro una ragazzina di 8 anni… la maestra Maria è lieta di annunciarmi che sono sorella per la seconda volta.
Sei nata.
Alle 16.30 esco da scuola ed i nonni mi vengono a prendere, davanti alla tua stanza la casetta rosa di un uccellino rosa, un cartoncino a fondo bianco, rigato di rosa in alto ed in basso, il tuo nome scritto a biro dalla nonna: Arabella.
La stanza di mamma è minuscola, affollata, un piccolo corridoio, il bagno sulla destra ed in fondo un letto, la finestra da sul cortile interno, c’è anche una piccola sedia con i braccioli. Mi siedo, incrocio le gambe e ti aspetto, come si aspetta Babbo Natale, come si aspetta la pizza, come si cerca il regalo nell’Happy Meal, con gli stessi occhi che ho ancora prima che il cono del Centrale passi dalle mani del gelataio alle mie: come una sorpresa, un dono. 
Ed arrivi.
Sei uno scricciolo, in mezzo a tutti questi occhi, a queste voci dei grandi, ma loro non contano, è il mio momento, è il nostro momento. Ti adagiano sulle mie braccia, t’incastrano con il sederino tra le mie caviglie, con la stessa delicatezza con cui si lava la cristalleria. Sei un diamante. E questo è il nostro primo momento di complicità, alla facciazza vostra, ho un’altra sorella, ed è bellissima.

Prima che nascessi mamma e papà aspettarono quasi fino all’ultimo a parlarci di te e quando lo fecero… io volevo che fossi un maschio. T’immagini un principino al posto tuo? Ho perso il conto delle volte che mi hai mandata al diavolo con un “e tu che volevi un fratello”.
Ti abbiamo sentita scalciare e singhiozzare, muoverti e dormire, protetta dalla pancia della mamma, prima che ti tirassero fuori a suon di epidurale.

E sei arrivata.

E mi hai cambiato la vita.

Se il primo figlio è un esperimento, anche la prima sorella lo è, con la seconda ci si può già correggere, si può migliorare ed io l’ho fatto, con tutte le maledizioni che giustamente Fiorelisa mi ha mandato, i denti che mi ha fatto cadere e le lotte greco-romane alle quali ci siamo sottoposte, con te è stata una passeggiata, sei stata da subito la principessa, per tutti, ma ai miei occhi lo sei ancora. Princi.

E’ così nitido il momento in cui ti stringevo forte tra le mie braccia, ti sollevavo e ti chiedevo per favore di non crescere, di rimanere sempre piccola. E tu, più forte ancora, mi promettevi di rimanere per sempre la mia piccola. E non hai mai infranto la promessa.
Sembra ieri che mettevamo a posto la camera dei giochi, tutta per te, che mi chiedevi il significato di qualsiasi parola, dopo aver detto “Doddi” per la prima volta.
Sembra ieri che iniziavi la scuola, con quello zaino più alto di te, con Fiorelisa nelle foto, senza denti. E’ così vicino il giorno della tua comunione, il vestito bianco, il cerchietto e le mie guance rigate dall’emozione.
Sembra ieri che mettevi gli sci e piangevi come una matta sul ventina perché volevi tornare a casa, per poi darmi merda solo qualche anno dopo.
Sembra ieri che mi dicevi “alle medie però non mi chiami più Princi davanti a tutti”, che ti offri volentieri come cavia, insieme alla Franci, per salire la prima volta in macchina con me.
Sembra ieri che ti sedevi su un aereo per la prima volta, che scoprivi cosa vuol dire viaggiare con noi, sembra ieri che ti faccio perdere qualche anno di vita piegando troppo su una curva troppo stretta in Croazia, che ci lasciamo dividere da una corda dalla storia, a Micene, che voliamo sopra la Cappadocia in mongolfiera, all’alba. Sembra ieri, in quella calda Istanbul tutte e tre con i fiori tra i capelli, a Gardaland nelle tazzine, a Barcellona a saltare sui divanetti del W per gli autoscatti più stupidi della storia. Sembra ieri che fotografiamo papà e Fiore che vanno incontro ad un tramonto spettacolare a Madrid, che vuoi a tutti i costi fare il bagno nelle fontane della città della scienza. Ed era solo 1 anno fa che ti regalavamo il concerto di Ariana, che finalmente vedevi la tua tanto amata Londra, che ad 1 ora dal volo ti buttavi in piscina, che ti lanciavi sulla zip line ad Omis, che remavi facendo rafting a Posdram.
Sembra ieri quando per la prima ed unica volta marinasti l’oratorio per vedere la tua sorellona, dopo 2 mesi che era andata via di casa.
Sembra ieri che trovavi nel mio vecchio Iphone una nota che parlava di te e mi chiamavi in lacrime dalla montagna per dirmi che mi vuoi bene.
Anche se taggarti su Facebook, condividere l’armadio, regalarti il mio telefono, chiudere una chiamata e trovarmi menzionata nel tuo ultimo tweet, riempire di cuoricini le tue foto, vederti uscire da sola, cambiarti i vestiti di nascosto sulle scale, accettare il tuo primo fidanzatino, raccontarti tutti gli affaracci miei… adesso è strano, se mi fermo a pensarlo, è giusto.
Hai 12 anni ed è come se ne avessi ancora 4, ma, allo stesso tempo, già 20.

Sei cresciuta principessa ed io non posso farci niente, se non continuare ad appoggiarti, a guardarti da lontano, da vicino, con discrezione, con amore, con tutta la durezza e la dolcezza che meriti. Non posso fare altro che proteggerti, senza invadenza, dall’ingnoranza e dalla cattiveria che a volte incontrerai in questo mondo. Non posso fare altro che appoggiarti, anche al muro se serve.

Prova a tagliare un’altra volta… e torno a casa solo per insegnarti come si fa a non farsi beccare.

Tanti auguri principessa mia,
non c’è niente di più bello che vederti ridere.

Ti amo.

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