
Unthought known
sulle sedie, i divani sfoderati. Mi ciondolo tra insicurezza e pulizie. In
questa casa è sempre primavera, quando si tratta di lavare i pavimenti.
pensieri. Mi sono dimenticata di mettere il deodorante. Sto leggendo un
romanzo, invece di preparare quel test. Alla ricerca disperata di tutto
quell’amore che io non so tenere e preferisco guardare dallo spioncino, leggere
su un divano sfoderato che mi punge il culo con le sue piume, ricordandomi
canonicamente che dovrei alzarmi e godermi la vita.
entusiasta, “veramente carino” diceva, ma non le interessa, non riesco a farmi
dire dove vorrebbe essere seppellita. Mi aveva dato un senso di serenità
immenso, quella volta che mi hai presentato i tuoi, lo stesso che mi da vedere
il mare allo svincolo di Genova Ventimiglia, lo stesso che mi da questo posto.
Santa.
pensa minimamente a morire, che deve ancora iniziare a vivere, che sarebbe una
bella presa per il culo. Cerco di farle capire che l’antidoto è solo uno,
mentre pulisce, guardando “malati di pulito”, mentre discutiamo per queste futilità
che in mano ad una mamma riescono a sembrare così catastrofiche. La pozione
magica è quella che decidiamo di bere ogni mattina quando ci alziamo, quando
scegliamo il colore dei vestiti, quando pettiniamo il sorriso all’insù e
arruffiamo un po’ i capelli.
Il segreto è vivere, a crepapelle, al limite, fino allo sfinimento.
– Confusa, smarrita e con un po’ di mal di pancia, sul divano che leggo,
piagnucolo e aspetto che l’oki faccia effetto.
fisso l’iPad senza produrre assolutamente niente.
mi sono scontrata con una Mazzantini che sembrava parlarmi a tu per tu, nel suo
Splendore, mi diceva “Chi ha detto
che i ragazzi sono coraggiosi? Il coraggio io l’ho trovato con gli anni,
insieme a ogni sbaglio, a ogni pezzo mancato di strada. Non ero abbastanza
disperato, forse. Avevamo poco più di vent’anni, tutta la vita davanti…”
vita davanti: confusa, smarrita e con un po’ di mal di pancia. E siamo un po’
di confusi e smarriti, di esasperati e stanchi, di mascherati che escono e ci
bevono su, si distraggono, provano. Basta prendere una posizione, scegliere,
mantenere una linea, ma essere anche flessibili, darsi l’opportunità di
sbagliare, accettarlo. Dici poco.
quando hai ancora vent’anni, quando sei Doralice e ti permetti di dividere in
scomparti il tempo, di accantonare e riprendere persone, di fare quello che
t’ispira e ti fa stare bene, a breve termine, al lungo ci penserai dopo, al
lungo ci pensi solo se si tratta di te, della carriera, della vita davanti che
devi iniziare a modellare.
Ma cos’è?
Fa un rumore strano l’incertezza, ha quel retrogusto di eccitazione, ma fa
paura.
Rimando e non sono convinta di rimandare, voglio studiare e non sono convinta
che sia la scelta migliore, sembra solo un rimandare, e se sbagliassi? Devo
fermarmi o continuare a correre? Perché qui la gente non si scusa? Sembra
troppo facile, troppo difficile, verrà da sé? Troppo comodo delegare al
destino. Cosa me ne faccio di questi vent’anni? In che giostra devo salire? Chi
mi devo portare dietro, chi mi seguirà, chi devo lasciar andare? Perché ho queste
manie di onnipotenza e penso che dipenda tutto da me? E’ forse questa la
depressione post erasmus? La paura di prendere scelte che non emozionino come
ha fatto quasi ogni giorno, la vita, Siviglia, quest’anno?
Temo il giorno in cui l’estate sarà solo un periodo in cui fa troppo caldo, clienti e fornitori non rispondono al telefono perché sono in vacanza e la confusione di questo periodo sarà solo un lontano ricordo. Non voglio che arrivi mai.
canzone conosciuta, mentre chiudo le persiane. Nella penombra, sulla terrazza
di una palazzina ottagonale che mi ha sempre incuriosita, ci sono 3 ragazze che
cantano Tiziano Ferro nell’inconsapevolezza dello show di cui mi stanno
rendendo partecipe. Immagino siano 3 amiche, in vacanza, magari anche per loro
è l’ultima sera e non vogliono che finisca, non vogliono chiuderla e se proprio
devono, che sia con una canzone. Cantano, stridule, come me, credendo di non
essere udite, strillano “ma vuoi dirmi come questo può finire” e si
abbracciano. Immagino i loro volti, quel mix letale di tristezza e felicità che
conosco benissimo.
Mi riprendo un pezzo di Siviglia, un pezzo di me, sorrido.
Se c’è qualcuno all’altezza di tenere alto l’entusiasmo Sivigliano è Santa
Margherita, lo sapevo ancora prima di tornare, mentre assaporavo i profumi del
pitosforo guardando il ponte di Triana.
Sembra ieri quando Pedro m’insegnava a chiudere i tacos ed eccomi qui a 2000km
di distanza a sbrodolarmi con la piadina, a costruire monopoli su carta, a
distrarmi.
messa, come ogni estate.
attorciglio tra titubanza, paura e nausea, questa volta con i Pearl Jam. Non la
facevo uno da Pearl Jam professore, ma la ringrazio.
caviglie e rallentano i miei passi, ma va bene così. Del resto ormai siamo
precoci, non serve avere 25 anni per “la crisi di un quarto di secolo”,
ne bastano venti, una laurea e tante opportunità.
saremo all’altezza? Ci renderà abbastanza felici? Ci ricorderemo di essere
felici?
siamo troppo vicini per piangere.
prossimo giro di giostra, non dimenticatevi la felicità nel piano di studi,
senò non arriveremo da nessuna parte.



















