Rinascere e riscoprirsi, questo significa

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L’aspetti, dalla terza inizi ad aspettarla, a sognarla, a progettarla, a fare il conto alla rovescia.
L’Università, questa Dea che profuma di futuro ed opportunità, di aria nuova e passi avanti.
Ho corso, veloce, fin da subito, a 4 anni e 10 mesi, l’asilo non faceva già più per me. Mi è sempre piaciuto andare a scuola, indipendentemente dai risultati, mi piacevano le classi, tant’è che ne ho cambiate 8. Ma non ero io quella indecisa, piuttosto i miei, i mi adattavo come il pongo, dove mi mettevano stavo, menavo tutti, comandavo a bacchetta e facevo subito amicizia (forse più io con gli altri, che gli altri con me).
E’ andata così: all’asilo ho annegato una tartaruga, ho fatto la pipì nel cestino, ho lavato i capelli ad una bambina sporca, non ho mai dormito e mi hanno cacciata alle elementari. Ho preso 12 note tra la prima e la seconda, ho fatto l’esame per andare in terza, sognavo di scappare di casa e costruirne una con i bastoncini di plastica del caffè (ho ritrovato i progetti in un diario di Rossana, insieme a tanti “Erik” infilati in cuoricini storti), avevo una compagna di nome Sabrina Casale. Ed è a Casale che siamo venuti, quarta, quinta, le medie, 1BL al Sobrero, matematica e fisica a settembre, 2B allo scientifico, dalla padella alla brace, in mezzo ad 11 stronzette.
Poi finisce.
Ho passato tutto il periodo pre maturità ad assaporare ogni singolo secondo di studio, ad ascoltare con dolcezza l’ansia che aleggiava nelle voci dei miei compagni, li ho guardati.
Giulia che si martoriava il ciuffo sinistro, Elena che prima di iniziare aveva già finito, Mattia che riusciva ad essere in ansia senza mai scomporsi, Chiara che prima ancora di sapere com’era andata si stava già incazzando, Ube che ha respirato, Biffi che si dimentica di girare il foglio di storia durante la simulazione, Marco che tirava fuori il cuore e le palle, Francesca che in quarta aveva già iniziato a scegliere quali giorni dedicare a quali materie, Agnese che non sa più quale parte del corpo toccarsi per scaricare la tensione…
Tutti, con il loro pregi e, perché no, soprattutto con i loro difetti, hanno segnato uno dei periodi più importanti della mia vita.
Ed eccola.
Arriva, anche lei, veloce, la temuta Maturità, gli scritti, i quadri, gli orali, penultima. In jeans, camicia bianca e azzurra a righe e Superga, con la mia solita originalità porto a casa il primo 30, d’orale. Che sommato a qualche altro merito e demerito totalizza un 84.
Il voto più inutile della storia della mia vita, ma una gran bella soddisfazione. Arriva quando siamo in prima fila a Santa, spensierate a prendere il sole, giusto per smuovere le acque e poi lasciarci alla nostra meritata estate.
Arrivano le batoste, dei test d’ingresso, le delusioni, le sconfitte, non le mie. Io ero ancora nel libro.
Scrittrice o faccia da culo? Faccia da culo o scrittrice?
Alla fine ha vinto la consapevolezza che, fino a prova contraria, le facce da culo fanno strada, così mi butto e provo ad allenarla.
Sogni Milano per tutta la vita, metti i piedi per terra e ti ritrovi a Palazzo Borsalino.
C’è qualcosa che non va.
In questa cavolo di aula non c’è posto per tutti, dove devo andare? Chi sei,? Ma come sei conciata? In mezz’ora non hai ancora trovato un posto a sedere, dividi la sedia con persone semiconosciute, ma hai già capito qual è il gruppo delle fighette, qual è quello delle sfigate, chi odiare, chi insultare, a chi avvicinarti, chi è la più troia, chi si veste leggermente meglio di te, qual è il più gnocco e forse anche qual è il professore.
Alessandria. Per una che viene da Casale dovrebbe essere un’entità simile al male di vivere.
Ed invece no.
Gira e rigira Alessandria diventa la mia seconda casa, gira e rigira Luca diventa la mia persona, gira e rigira il grigio diventa un colore.
L’università porta sicuramente spazio, spazio per se stessi e per le proprie ambizioni.
Porta soddisfazioni, se fatta nel modo giusto.
Porta amicizie, se hai voglia di aprirti e metterti in gioco.
Porta indubbiamente a fare delle valutazioni, sulle proprie scelte ed aspirazioni, ma se le scelte si rivelano corrette, porta gioia e rafforza l’autostima.
Comporta decisioni importanti: allontanarsi da casa, può sembrare facile, ma non lo è. Il problema non è la lavatrice, la pulizia, l’ordine. Il problema diventa il profumo, quello della tua famiglia, quello della tua camera, quello del tuo letto. Il problema diventa il silenzio, quando lasci una principessa che impediva al silenzio di entrare. Il problema diventa cucinare solo per sé, sì, non cucinare per tanti, che riempie di orgoglio e voglia di fare, ma cucinare solo per una triste te, dover lavare una pentola solo per te. Così ti ritrovi ad abusare delle stoviglie in plastica.
Ma poi ti abitui, capisci che la lontananza non è poi così male, capisci che rafforza i rapporti, che mantiene in vita solo quelli più forti, quelli più importanti, quelli per cui vale la pena tornare a Casale, quelli che hanno voglia di resistere, di sopportare, di sorridere. Ed intanto crei una nuova vita, una nuova cerchia, nuove opportunità, nuovi progetti.
Così, il mio primo anno accademico è andato così.
E’ stato pieno di soddisfazioni, ma ancor di più, di momenti difficili, che sembravano quasi impossibili da superare, da gestire, da sopportare. Ma tutto si sistema, tutti i cerchi si chiudono, tutti i portoni si aprono.
I momenti brutti si superano e si ricomincia con una nuova gioia, nuovi sogni.
Così, il mio primo anno accademico è andato così.
E’ stato un anno di crescita, più che mai, ha fatto compagnia a tantissimi cambiamenti che mi hanno fatta crescere.
Se volessi tornare al liceo?
No. La vita universitaria è una figata.
Ma la vita da liceale pure, semplicemente c’è un tempo per ogni cosa, anche se liceali si rimane un po’ per sempre.

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