
Con la M di Milano
Nessuna foto avrebbe reso giustizia al cielo di Milano, questa sera.
Mi sono dimenticata di caricare il telefono, non ho nemmeno la musica da infilare nelle orecchie, posso così assaporare ogni metro percorso, insieme al mio piccolo scooter. Il rosa si dirada sopra al quartier generale della Pirelli, il viola rimane dietro la collinetta dei ciliegi. Respiro tutto: dal calore delle marmitte, al profumo delle panettiere, al sole che tramonta e riesce ancora ad illuminare la pelle, dai cambi di temperatura tra un semaforo e l’altro, al vento tra i capelli sulla sopraelevata.
Mi fermo e penso che tutto è iniziato con i tramonti, tutto.
La Milano invernale non lasciava spazio a questi colori, ma da quando sono usciti allo scoperto è entrata anche in me e da lì è stata una grande discesa, fin troppo semplice.
Milano non è facile, non può essere un amore a prima vista. Non è a misura d’uomo come Torino, come Siviglia, non è a pianta romana come la maggior parte delle città europee a cui siamo abituati. Milano è un lavoro, è un’onere ed un onore. Sa farsi amare, ma bisogna avere pazienza, bisogna essere tenaci, credere in lei, aspettarla come si aspetta che i fiori sboccino in primavera, per vederla nascere e rinasce. Per farla propria.
Ed ecco che, contro ogni pronostico, la chiamo “casa”.
In questa serata, in questa settimana un po’ malinconica, dopo 5 giorni splendidi passati al mare, tornare e segregarsi in biblioteca è stato impattante. Fare chiusura giusto in università, uscire alle 21.30 ed essere travolta da tutte queste sfumature, gustarsele, arrivare fino a San Siro, con il sole dietro allo stadio, il Meazza illuminato a giorno, i paninari, i primi concerti estivi, gli uccellini che cinguettano, una leggerissima brezza estiva che sembra quasi aria… mi ha ricaricata.
Entro in casa con il sorriso, non ho nulla di cui potermi lamentare: la vita è bella, oggi ancor di più.
Buonanotte.



















