Dentro al divano

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Ho imparato a commuovermi, ora so piangere anche per le storie belle, quelle a lieto fine, quelle un po’ invidiabili.

Ho imparato a commuovermi e quando lo faccio le mie lacrime sono un po’ meno salate, un po’ meno bagnate, un po’ più profonde, silenziose.
Ho imparato a commuovermi e non dico che vorrei commuovermi per ogni cosa, però quando capita mi piace.
Ho imparato a commuovermi e questo mi ha fatta sentire viva, capace di emozioni potenti.
Ho imparato a commuovermi e ho capito che anche nell’espressione più alta della tristezza può esserci gioia. Così ho capito, finalmente ho compreso, che se piango non mi si arrugginiscono le guance, che non sono di ferro, piombo, metallo o qualsiasi materiale troppo imperturbabile. Non sono una roccia, non sono un tavolo, non sono irremovibile, non sono un coltello, non sono inox, non sono un divano, se qualcuno mi si sdraia addosso mi faccio male anche io, posso rompermi anche io, deformarmi. Così, respiro, conto fino a dieci, mi rilasso e poi ricomincio, con calma, con la giusta dose di autostima e pazienza. 
Ho ancora tante cose da imparare, ma questo ormai lo so: sono viva, mi commuovo e non sono un divano.

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