
Cuanderno de viaje – dia 240 – Felice da paura
Felice.

Felice.
Premessa: non curo abbastanza il mio blog, è che ho problemi d’ispirazione. Mi viene nei momenti meno opportuni: sul cesso, sotto la doccia, a testa in giù su un’altalena, sul tetto di una macchina non mia. Tutti luoghi poco consoni ad aprire un Acer, che si accende troppo lentamente rispetto ai miei pensieri e sfogarmi sulla tastiera. Così abuso delle note dell’IPhone, che sono una mineria d’oro, almeno, le mie, ma non sempre le condivido. Ma a voi che interessa?
Questo è quello che è venuto fuori da una serata, di un lunedì qualsiasi, di ottobre (il mio mese), giorno in cui inizia la settimana ed il cinema costa 5 euro. Quindi, leggete pure tutto e tenete quello che vi va. Anche gli errori di grafia che non ho intenzione di correggere.
Buonanotte.
Tutti questi giri per arrivare qui, al mio nuovo punto fermo, che ha un nome: Erasmus,
ed un volto: il mio.
Nel mio mondo perfetto, avrei una casa a… Santa, Torino, Milano, Forte, Porto Cervo, Venezia, Madrid, Londra, NY, Miami, Roma.
Nel mio mondo perfetto, ogni estate sarebbe un tour del mondo, insieme alle mie migliori amiche di Casale, di Santa e di Alessandria. Magicamente amicone.
Nel mio mondo perfetto, la poligamia è donna.
Nel mio mondo perfetto, salverei solo una decina di amiche ed una ventina di donne-mito, per il resto, la misoginia regnerebbe sovrana.
Nel mio mondo perfetto lavoro per Google, ma non disdegno la vitaccia di Marchionne e men che meno della Wintour.
Nel mio mondo perfetto Zuckerberg ha un debole per le bionde e mi piazza al posto della Sandberg.
Nel mio mondo perfetto vinco 38000€ con un gratta e vinci, posso autofinanziarmi l’MBA e piangere di gioia dal mattino alla sera.
Nel mio mondo perfetto serve più di una vita per essere tutte le Doralice che vorrei.
Nel mio mondo perfetto mia madre riesce a farmi un complimento.
Nel mio mondo perfetto c’è un uomo, non importa il colore degli occhi e nemmeno quello dei capelli, ma le palle. Un uomo in grado di amare, lavorare, soffrire e scegliere.
Nel mio mondo perfetto esiste la meritocrazia e non il culo, esiste a prescindere dal cognome che porti.
Nel mio mondo perfetto ho anche il tempo di scrivere, la possibilità di pubblicare e vengo anche letta, da pochi, ma buoni.
Nel mio mondo perfetto l’egoismo è reato, ma non le sberle a chi le merita.
Nel mio mondo perfetto potrei anche avere le cosce molli, ma avrei comunque qualcuno disposto a pagare per baciarmi il culo.
Nel mio mondo perfetto, tra 30 anni, una diciottenne, piena di sogni, leggerà la mia biografia su wikipedia e crederà di potercela fare.
Nel mio mondo perfetto, nonostante le imperfezioni del mondo, esiste la felicità dietro ad ogni angolo di fatica.
Ho imparato a commuovermi, ora so piangere anche per le storie belle, quelle a lieto fine, quelle un po’ invidiabili.
Happy Is the new chic.

Non so più da che parte girarmi: di qua i colori di un tramonto mozzafiato, di la una luna che più piena non si può.
Inizia a fare freddo e le mie mani bramose d’immortalare questo mio stato d’animo si stanno irrigidendo.
Si sono accesi i lampioni, sta calando il buio, presto questa sensazione d’interezza finirà.
Anche Bad day – Daniel Powter come sottofondo riesce a farmi sorridere.
Che sia la mia fantasia o non so cosa, ma in questo boschetto, in solitudine, dispersa come sono, mi sento piena, riempita. Dalle prospettive, dai sogni, dai progetti, dal futuro, dal presente.
Tra due giorni ho diciassette anni, non ho niente da cancellare, e se penso che ci sono ancora miliardi di panorami da assaporare…posso tornare a casa, felice.
I desegni che fa il latte con il caffè, sono così rilassanti. Mi farò piacere il cappuccino, non sarà difficile. Come ci facciamo piacere le persone, solo per giustificare le nostre scelte, così farò con il cappuccino.
Oggi ho scoperto Bon Iver e non ho più voglia di far tacere le mie mani.
Scrivo per esigenza, esigenza di liberazione, di espressione, di apprezzamento. Scrivo perché credo sia una delle mie migliori abilità. Scrivo e le parole che ho nella testa di gettano sulla tastiera, nelle dita, sulla penna, nella carta. Scrivo e ci metto coraggio, passione e tutta me stessa, ma solo perché non saprei fare altrimenti. Quando scrivo non c’è una via di mezzo, mi spalanco. Le parole sono un’arma e, io ci credo ancora, sono la più potente.
Ora come ora sono sicura e ne ho la prova, poche persone sanno apprezzarle veramente. Molti oramai sanno leggerle, sentirle. Ma tra leggere e capire, tra sentire e ascoltare c’è troppa differenza. E me ne accorgo quando ascolto troppo, alcune volte sarebbe carino non capire, estraniarsi, non ricordare.
La domenica mattina mi sveglio all’ora di pranzo, ma mi piace troppo la colazione, quindi non ci rinuncio. Oggi è una giornata soleggiata e i raggi entravano tra le fessure della finestra, l’aria è fredda, ma il sole è caldo e la sensazione è piacevole, ti senti accarezzata, dolcemente.
La domenica è tranquilla e silenziosa, bisogna imparare ad apprezzarla di più.
Tranquilla come te, quando entri nei miei pensieri e ti fai piccolo piccolo ad invadermi.
Domani è lunedì e sarà un giorno frenetico, oggi il sole ci mette le mani tra i capelli, non c’è niente di cui lamentarsi, non c’è niente da aspettare, il cappuccino si raffredda.
Ti porterò le brioches, faremo colazione insieme, disegneremo sul cappuccino il nostro amore, lo leggeremo sul fondo della tazzina, rimarrà, come quel fondo che non riesci a bere, nemmeno se scavi insistentemente con il cucchiaino: resterà, sempre.
Ho visto Parigi illuminata solo dall’attesa del Natale. Ho visto Madrid, ad agosto, con gli indignados e il calore che solo gli spagnoli possono metterci. Ho visto Atene, nel pieno della crisi. Ho visto Roma, con il caldo torrido di fine luglio e con il fresco piacevole di fine inverno. Ho visto Berlino e anche il cielo era grigio. Ho visto Milano, imponente. Ho visto Firenze e credevo di essere tornata indietro nel tempo. Ho visto Venezia, con il suo profumo di mare ad ogni angolo. Ho visto Pisa, Torino, Monza, Genova, Brescia, Cervinia, Verbania, Viverone, Santa, Portofino, San Fruttuoso, Camogli, San Rocco, La Spezia, le Cinque Terre, Rapallo, Varese, Treviso, Verona, Urbino, Rimini, Orvieto, Nizza, Cannes, Montecarlo, Barcellona, Toledo, Valencia…E ho sognato di vivere in ogniuno di questi posti.
Ora vedo il riflesso del sole che tramonta sulle pareti di casa, le nuvole dietro torre Santo Stefano, che è illuminata di verde, anche se c’è ancora troppa luce per vederlo bene.
Sono solo a Casale Monferrato, sta suonando il microonde, la pasta al forno è calda.
Forse aveva ragione Leoparti quando ringraziava dentro di se quella siepe, è bello immaginare, l’immaginazione a volte è più bella e forte della realtà, ma apro la finestra e lascio entrare l’aria fresca, fingo di non pensare di respirare amianto e sono contenta: è qui che devo stare, adesso.
La voglia di evadere, di andarsene…abbiamo tutta la vita per scappare, per cambiare casa, amici, abitudini, città, reputazione.
Per ora mi godo la tranquillità, la noia, la monotonia, che sta a noi cambiare. Magari è qui che si vedono i grandi uomini, nelle piccole città di campagna, come Recanati, quelli che guardano oltre, aspettano il loro turno, trovano il tutto nel piccolo, il tanto nel nulla, così.
Ho voglia di scrivere, oggi è un bel giorno.