Eternit(à) per la giustizia.

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Nera di rabbia, ma accesa di speranza, scrivo nella speranza che non venga prescritto il rispetto, almeno quello.

Se c’è una cosa che dovrebbe essere eterna è la giustizia.

Nulla oggi lascia spazio alla serenità.
Nulla lascia spazio al silenzio.
E così dev’essere.
Nella home di Facebook solo notizie, parole che risuonano, forti e chiare,
articoli, fotografie: sdegno. Lo sfondo che le accomuna è il tricolore, le
parole ETERNIT e GIUSTIZIA. Un connubio per chi si dimena, urla, con tutte le
armi in suo possesso, per chi ancora un po’ ci crede e non può smettere, in
quel tricolore. Perché non c’è altro modo.
Quando vivi a Casale Monferrato lo sai. Cerchi di non pensarci, ma lo sai: da
un giorno all’altro arriva, come un fulmine a ciel sereno, non puoi accettarlo,
ma lo sai. Toccherà te o il tuo vicino, ti sfiorerà di pochi millimetri,
penserai di averla quasi scampata, scapperai, ma lo porterai con te, dentro di
te. Magari lo stiamo già custodendo dentro di noi, questo amico, che un giorno
verrà a farci visita senza preavviso. Ne hai già visti, ne hai già toccati, l’hai
respirato e lo respiri tutti i giorni: l’ossigeno della morte.
La sensazione, oggi, è di un brivido continuo, di occhi gonfi, di lacrime che spingono,
spingono e spingono senza uscire, perché non è il caso, la rabbia le trattiene.
Dove sono i nostri cari? Cosa si aspettano da noi? Cosa si aspettavano dalla “giustizia”?
Non può essere un concetto così effimero, non mi arrendo.
A cosa dobbiamo appellarci? A chi? Dove? Su questa terra c’è ancora modo? C’è
ancora tempo? C’è ancora spazio nei cimiteri?
Non so più cosa pensare e mi lascio attraversare, da tutti questi tremolii, da
questi attacchi di sdegno, di tristezza, di paura. Ma che dico di paura, di
terrore.
Eppure, non posso fare a meno di condividerla, anche io, questa bandiera,
perché, nel dubbio, non ci affidiamo completamente a quella divina e, se anche
fosse, non ci sembra abbastanza, la “giustizia”.
Ci crediamo ancora.
E siamo in lutto.
Un lutto nero, ma acceso. Un lutto forte, luminoso, che si fa sentire, anche in
silenzio, a gesti, ad immagini. Acceso di speranza, perché quella non va in
prescrizione. Potrà nascondersi dietro alla rabbia, ma la teniamo stretta,
insieme all’amore ed al rispetto per chi non c’è più.
Per chi ha sofferto e per chi soffrirà, perché è un olocausto che respiriamo
quotidianamente.
Per loro e per noi, la speranza, rimane viva e va alimentata, con le unghie e
con i denti.

Se c’è una cosa che dovrebbe essere eterna è la giustizia.

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