Un’amica
Un po’, dentro. Se guardi si vede dagli occhi, con il mascara buttato, dalle mani, quando velocemente sistemano il ciuffo un po’ crespo, in un gesto rapido, furtivo, quasi a non voler rendere manifesto il piccolo momento dedicato a sistemarsi, con un po’ di disinteresse.
È triste quando si tocca ansiosamente le dita. O quando con il polpastrello intero scorre il pollice sullo schermo dell’i phone, con foga. È triste quando prende lo zaino di peso e se lo sbatte sulla schiena, quando chiude la giacca e mette le mani in tasca tirando queste verso il basso, quasi a volerle deformare.
Però è felice, quando sorseggia il caffè e lo gira, insistentemente con la bacchetta trasparente. È felice e un po’ spaventata quando pensa al futuro, ma ci pensa con assoluta rassegnazione. È felice quando Matteo l’abbraccia e lei, grande, ma piccolina, si sente stretta e protetta in un cerchio chiuso, con lui, che non vuole vedere inizio ne fine.
È felice quando c’è il sole e può mettere gli occhiali da bambina, che però dimostra 10 anni in più e una carriera già avviata, sempre di corsa, sempre di fretta, una figa. È felice quando si siede dopo una sfacchinata e per un attimo apre gambe e braccia come nei cartoni animati gli animali con la lingua di fuori.
Quando fa il suo dovere è solo soddisfatta, sembra che si tolga un peso “un dovere in meno ✔”.
È soddisfatta anche quando in uno dei suoi momenti tipici di silenzio riesce a cogliere qualcosa che, se avesse parlato come sta sicuramente facendo qualcun altro, non avrebbe udito.
Rende felice me quando pensa al futuro e si pone le mie stesse domande, non mi fa sentire sola.
Immancabilmente, in un momento di tristezza o di gioia, ma soprattutto quando tira fuori i denti e chiude un po’ gli occhi azzurrissimi, per dare spazio al suo nasino, che anche se volevamo farci sciare qualcuno sopra, le dona così tanto, io le voglio immensamente bene, comunque, senza dubbio alcuno.