For Eva

Guardando il mondo attraverso un vetro graffiato del treno delle 12:34 per Alessandria noto l’incisione sotto una pensilina della stazione di Valmadonna, “Ila+Sara amiche xs” e la domanda sorge spontanea: “A quante delle amiche a cui scrivevo TVUKDBXS ho smesso di volere bene? O semplicemente di sapere se vivono? O come? ” alle medie era un’abitudine, prova a non scrivere “per sempre” in una letterina e la tua amicizia non è vera. Forse è quella la prima delusione, il primo momento in cui smetti di credere nei per sempre, nell’estate tra la 3ª media e la 1ª liceo, quando cerchi di mantenere contatti con persone che quando vedi ora in via Roma non ti salutano. Ma davvero ti sei dimenticato di me? Oppure fai finta di non vedermi? Io ti saluto lo stesso, chissenefrega. Tra i fili dell’alta tensione s’intravede una luna uguale a quella della dreamworks, che bella giornata. Sorrido alla gente, anche a quella che non conosco, soprattutto alle nonnine con la faccia simpatica, sorrido a volti conosciuti, ma che non associo immediatamente ad un nome. Anche qui ha piovuto bene e solo se ci penso mi viene un po’ di fame. L’arietta non è torrida come al solito, grazie a Dio. Buon appetito, mondo.

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Un’amica

Un po’, dentro. Se guardi si vede dagli occhi, con il mascara buttato, dalle mani, quando velocemente sistemano il ciuffo un po’ crespo, in un gesto rapido, furtivo, quasi a non voler rendere manifesto il piccolo momento dedicato a sistemarsi, con un po’ di disinteresse.
È triste quando si tocca ansiosamente le dita. O quando con il polpastrello intero scorre il pollice sullo schermo dell’i phone, con foga. È triste quando prende lo zaino di peso e se lo sbatte sulla schiena, quando chiude la giacca e mette le mani in tasca tirando queste verso il basso, quasi a volerle deformare.
Però è felice, quando sorseggia il caffè e lo gira, insistentemente con la bacchetta trasparente. È felice e un po’ spaventata quando pensa al futuro, ma ci pensa con assoluta rassegnazione. È felice quando Matteo l’abbraccia e lei, grande, ma piccolina, si sente stretta e protetta in un cerchio chiuso, con lui, che non vuole vedere inizio ne fine.
È felice quando c’è il sole e può mettere gli occhiali da bambina, che però dimostra 10 anni in più e una carriera già avviata, sempre di corsa, sempre di fretta, una figa. È felice quando si siede dopo una sfacchinata e per un attimo apre gambe e braccia come nei cartoni animati gli animali con la lingua di fuori. 
Quando fa il suo dovere è solo soddisfatta, sembra che si tolga un peso “un dovere in meno ✔”.
È soddisfatta anche quando in uno dei suoi momenti tipici di silenzio riesce a cogliere qualcosa che, se avesse parlato come sta sicuramente facendo qualcun altro, non avrebbe udito.
Rende felice me quando pensa al futuro e si pone le mie stesse domande, non mi fa sentire sola.
Immancabilmente, in un momento di tristezza o di gioia, ma soprattutto quando tira fuori i denti e chiude un po’ gli occhi azzurrissimi, per dare spazio al suo nasino, che anche se volevamo farci sciare qualcuno sopra, le dona così tanto, io le voglio immensamente bene, comunque, senza dubbio alcuno.
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Supermercato d’emozioni

Scontato, come Cade la pioggia dei Negramaro in una giornata come questa.
Scontato, come Wake me up when september ends dei Green Day appena tornata dalle vacanze estive.
Scontato, come November rain dei Guns N’ Roses in una buia giornata di novembre.
Scontato, come i prodotti della coop invenduti.
Pensa a quante persone avresti potuto conoscere se non avessi rifiutato l’amicizia a chi non avevi mai visto.
Ricercato, come It’s a beautiful day in una giornata uggiosa.
Ricercato, come Bon Iver.
Ricercato, come quello spacciatore che hai visto l’altro giorno che ti ha fatto perdere il tempo di girare attorno ad una macchina.
Pensa se ogni goccia fosse davvero una lacrima di Dio, che sensi di colpa dovrebbe avere l’umanita.
Infattibile, come lavarsi i denti con l’acqua calda.
Infattibile, come ascoltare davvero la musica con una sola cuffia.
Infattibile, come dormire bene su un pullman.
Infattibile, come crescere senza smarrirsi ogni giorno.
Pensa se non avessero messo la pubblicità nei video di Youtube quanti film in meno avremmo visto, quante canzoni in più avremmo ascoltato senza chiudere la pagina scocciati.
Dolce, come la musica classica.
Dolce, come il ticchettio ritmico dei tacchi per strada, che ha lo stesso suono della pioggia sui vetri, solo meno leggiadro.
Dolce, come il profumo dei biscotti fatti in casa in una giornata ispirata.
Dolce, come i gesti naturali, le mani che s’intrecciano, l’ombrello che ti si apre sopra la testa, l’auricolare offerta, il caffè pagato, la mano allungata a chi è caduto, la portiera aperta, la sedia spostata, il fiore raccolto e regalato.
Pensa se potessi fermare il mondo e guardare nei cuori di tutti con un’occhiata.
Insipido, come svegliarsi in casa da soli, nel silenzio inquietante di un cielo grigio.
Insipido, come la pasta senza sale che ci hanno dato martedì, ma in compagnia ha tutto un altro sapore.
Insipido, come lo sputo di quello che cammina davanti a te e non ha ritegno.
Insipido, come una bestemmia che esce spontanea e irrispettosa.
Pensa se ogni giorno qualcuno ti svegliasse con un sorriso, o più semplicemente se qualcuno ti sorridesse appena sveglia.
Soave, come un ‘ti amo’ sussurrato in un momento di disperazione.
Soave, come alzarsi e sedersi accanto a qualcuno che sta male, in silenzio, offrendogli della musica e una carezza, semplicemente essendoci.
Soave, come la canzone che canticchiavi da tutto il giorno che parte alla radio.
Soave, come le lacrime che si mischiano al the caldo, ai pensieri più brutti, che diventano più leggeri una volta usciti dalla bocca.
E penserò a voi, ogni volta che berrò un the caldo. Penserò a voi quando fuori diluvierà e piangerò silenziosamente dietro ad un vetro, scaldandomi le mani sulla tazza. Penserò a voi, al vostro futuro, alle nostre strade che si sono intrecciate e poi separate. Penserò a voi sulla metro, con i sacchetti della spesa in mano, i capelli sfatti, una cuffia che non riuscirò ad infilare nell’orecchio perché avrò le mani impegnate. Penserò a voi dopo una giornata di studio intenso quando vorrò calmare lo stomaco. Penserò a voi guardando le luci delle città, dall’alto, penserò a quando l’ultimo anno del liceo siamo andate a Parigi e le nostre anime si sono toccate, in un momento qualunque, per ragioni stupide, penserò a voi e al bene che ci ha legate e ci legherà sempre, nonostante le nostre strade si allontaneranno. E penserò alla tav, alle manifestazioni nella val di Susa, dove siamo passate per attraversare il Frejus, penserò che ci sono molti modi per non allontanare davvero le strade.
Vi porterò nel cuore qualunque sarà il nostro destino e nonostante queste parole diventeranno aria in balia delle intemperie, io saprò che sono riuscita a far toccare la mia anima a qualcuno che sapeva con che mani prenderla.
Pensa se non esistesse l’amicizia: niente sarebbe più scontato, ne ricercato, ne infattibile, ne dolce, ne insipido, ne soave. Pensa se non ci fossimo incontrate: tutto sarebbe più scontato, infattibile, insipido.
Penso che grazie a voi tutto è diventato più ricercato, dolce, soave.
Grazie.

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