CASAle, capitale del mio cuore

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Ancora con l’adrenalina in corpo, con le gambe doloranti, i muscoli duri, la stanchezza addosso, dovrei scrivere di Machupicchu, di quanto sia stato faticoso e mozzafiato, arrivare al culmine di questo viaggio… Ma mi sono appena ricordata che questa settimana scopriremo se Casale sarà o meno la Capitale Italiana della Cultura 2020, allora stasera mi riposo e penso a lei.

Una nuova canzone di Bianco nelle orecchie e mi ricordo subito il profumo del Piemonte.

Ho visto che è stato lanciato un challange, qualcuno ha elencato vari motivi per cui Casale merita di diventare la #CapitaleItalianaDellaCultura2020 ed io amo gli elenchi.

Mi sovvengono immediatamente alla mente tutte le cose che in un video non ci sarebbero state, ma che mi fanno battere il cuore se penso a quando ho rimesso piede a Casale, dopo 1 anno a Siviglia, ai weekend sporadici quando sono a Milano, a quando tornerò da questi 362 giorni in giro per il mondo e vedrò il cartello “Casale Monferrato Nord”.

La vita di paese, è normale, può diventare stretta per qualcuno, soprattutto se hai 17 anni e una curiosità che esce da tutti i pori. Era stretta per me, era stretta per tutte le mie amiche ed i miei amici che alla prima occasione hanno fatto la valigia. Era stretta per chi era stufo di sentirsi in difficoltà alla domanda “di dove sei?”. Proprio per loro, per l’occhio leggermente socchiuso, il labbro superiore alzato e l’espressione ebete di chi ti sta per chiedere “e dov’è?” scriverò il mio elenco personale, non richiesto.

Non lo farò attraverso discorsi retorici su cos’è la cultura, su quanta storia conservino le mura del Castello o citando i primati della Sinagoga, non lo farò nemmeno prendendo la scorciatoia e parlando del Monferrato, dei colori dei campi, della comodità della camporella, dei ristoranti in collina, delle grigliate di pasquetta, dei paesini alti e bassi, delle lucciole, dell’UNESCO, delle vigne, delle cantine e delle risaie. Lo farò attraverso tutto quello che mi fa sentire la mancanza di questo posto, l’acquolina in bocca, la nostalgia, l’orgoglio di essere di Casale.

Se chiudo gli occhi e penso alla strada, dopo aver pagato il casello…

  • Casale per me è la brina di prima mattina, sulle macchine, sui campi, con il sole che spunta tra la nebbia d’inverno, la macchina ancora fredda, il fumo che esce dalla bocca.
  • Casale per me è il Bennet, con le sue decorazioni natalizie a forma di alberello, riconoscibili già dall’autostrada, che mi ricordano tutti i fine settimana passati in montagna con le mie sorelline, le gare a chi per prima riconoscesse le luci di casa.
  • Casale per me è quel muretto con il tetto che ti dà il benvenuto.
  • Casale per me è l’elefantino dove per lavare la macchina facevamo la doccia a papà e ci schizzavamo da bambine, giusto per fare arrabbiare mamma.
  • Casale per me è un susseguirsi di rotonde talmente famigliari che non hanno bisogno di un cambio di marcia.
  • Casale per me è un ponte, che da giovane facevo a piedi, sentendomi estremamente ribelle, come se stessi superando un limite invalicabile.
  • Casale per me è quella casetta a lungo Po, quella dei bambini, quella con le scritte dei Sum 41 che hanno resistito alle intemperie di decenni, quella che mi ha asciugato le lacrime nei momenti di peggiore sconforto, quella dalla quale, seduta al posto dei mocciosi, attraverso le sue fessurine ad onda che guardano il fiume, mi sembrava di essere al mare.
  • Casale per me è la lunghissima scelta del vestito per la veglia, le cene pre veglia, quella sensazione di PROM alla Casalese, di serata della vita, che avevamo a 15 anni.
  • Casale per me è la festa del vino e la gioia di vivere che porta con sé, i personaggi ai quali dà spazio, tutti gli emigrati che tornano.
  • Casale per me è in ogni frittella, ogni volta che qualcuno frigge qualcosa per strada, in qualsiasi parte del mondo, per me “c’è odore di giostre”, ma giostre di Casale. C’è sapore di autoscontri, del sangue che mi è sceso dal naso quella volta, quando nonno mi aveva accompagnata e dovevo assolutamente farlo sparire con una leccata veloce, per non farmi vedere sofferente.
  • Casale per me è il liceo Balbo, tutte le storie che racchiudono quelle mura, le gioie, le ragazzate, le amicizie che hanno sputato con forza.
  • Casale per me è il fumo delle caldarroste che si vede in lontananza, la luce soffusa, il calore colorato, nella nebbia, all’angolo prima dei giardinetti.
  • Casale per me è una rampa inutile in piazza, utile solo a papà quando il venerdì andavamo con Totta a mangiare al Mc e al ritorno facevamo le giostre con la macchina.
  • Casale per me è il sole che tramonta dietro al castello e scendendo proietta una luce calda sui sampietrini di Via Saffi.
  • Casale per me è la cioccolata con panna alla latteria, quella che bevono Bea, Marta, Ele e Filippo, mentre io li guardo e non cederò mai. Sono i nostri pranzi, le nostre cene, i compleanni passati insieme, le colazioni lunghe una vita, le merende infinite, l’intesa a colpo d’occhio dal teatro a piazza Mazzini.
  • Casale per me è la nuova pizza della Marechiaro, è mangiarla in un vestitino grigio la sera prima dell’esame di maturità. E’ il carpaccio dell’Apollo il mercoledì con papà e le bimbe, quando entravamo al Palli vuoto, di notte. E’ la pizza della Capri, andando sempre in cucina a salutare la Titti.
  • Casale per me è Pizzò in via Roma, è quella biciclettina gialla e nera che mi avevano rubato e che ho ritrovato, proprio lì, nelle mani di un adulto che mangiava la pizza e che mi sono ripresa a suon di “ma non ti vergogni alla tua età a rubare una bici ad una bambina?” con tutto il coraggio e l’incoscienza di una ragazzina a cui rubano il regalo di compleanno di mamma e papà.
  • Casale per me è il profumo dei Krumiri che arriva fino all’angolo di Busca e mi segue fin dentro al portone, senza tregua. Sono quegli stessi Krumiri che tutti i miei coinquilini e compagni di università si sono sempre contesi. Quelli che mamma mi fa trovare sul letto quando torno o che mi porta quando mi viene a trovare.
  • Casale per me è farmi venire a prendere al CAD, all’angolo tra via Lanza e Paleologi, è la retro fin davanti al mio portone, per evitare la telecamera della ZTL.
  • Casale per me è l’ansia nei camerini del Municipale prima di un saggio, di un musical, di uno spettacolo di fine anno, la testa che spunta dalle quinte, la porta dietro a chi regola le luci che dovrebbe rimanere chiusa, quel “merda, merda, merda” che sentono anche a San Germano. E’ la StraCasale, esattamente il venerdì dei saggi.
  • Casale per me è la brioche del Bar Bianco (Riviera) con Filippo, il mercoledì quando entravamo 1 ora dopo. Ora è semplicemente la brioche più buona del mondo. L’ultima colazione prima di partire per qualsiasi viaggio.
  • Casale per me è il Duomo, l’oratorio e tutte le canzoni di chiesa che canto anche sotto la doccia. E’ l’oratorio del mercoledì, quando ancora eravamo piccoli, l’oratorio era ancora quello vecchio e uscendo vedevo la prima neve, giravo su me stessa a testa in su, con la bocca aperta e la lingua di fuori.
  • Casale per me è il vigile con i baffi che ci faceva uscire dalla San Paolo senza farci morire investiti nell’intento.
  • Casale per me è una corsa alla stazione e un treno comunque perso, un panino al 5D e due risate in tabaccheria con Edo.
  • Casale per me è una domenica sera al Palazzetto, la voce di Simo nel microfono  un panino al Burger.
  • Casale per me è un pranzo alla baracchetta (La Cucina come una volta), con gli gnocchi alla Castelmagno che ti si sciolgono sulla lingua.
  • Casale per me è non ricordami come si chiami in realtà Piazza della Posta.
  • Casale per me è andare a piedi all’IperCoop passando dal bosco della Cittadella, quando non avevi nemmeno il permesso di compare scarpe con le stringhe.
  • Casale per me è salita Sant’Anna, due curve e le luci, la Madonna, il silenzio.
  • Casale per me è la vista della Torre Civica, illuminata, che spunta tra le finestre di casa mia.
  • Casale è una boccata d’aria fresca, ora che l’aria è un po’ più pulita, ora che al posto di quella fabbrica c’è un prato verde dove posso portare tutta la mia sezione di ESN a fare working group.
  • Casale per me è quella casa, quella che mi ha vista crescere, piangere, sorridere, la casa che ha visto la separazione dei miei genitori, la nascita di Arabella, quella casa costruita dal nonno, da cui sono uscita, con un’eleganza impeccabile, dalla finestra.
  • Casale per me è quel posto di cui mi sono vergognata, per un attimo, che avrei voluto cambiare, che ho cambiato per poi sentirmi in colpa sempre, per quell’attimo. Casale per me è la mia città, di cui andare fiera, sempre.
  • Casale per me è casa. Il primo posto a cui penso quando mi chiedono “di dove sei?” nonostante tentenni perché ho vissuto in tanti altri posti. Quel posto che ho sempre voglia di nominare, anche se mi tocca precisare “provincia di Alessandria, Piemonte, proprio in mezzo tra Torino, Milano e Genova”.

Casale per me ha il sapore di Krumiri Rossi, di tartufo di Murisengo, di fritto misto del Mariulone, di risotto della nonna, di agnolotti della Barchetta, di frittelle delle giostre, di torrone del Diavolo, di caldarroste di piazza Castello.

Casale è il posto in cui i miei nonni sono morti, mia sorella è nata, io sono cresciuta.

Casale è un posto da cui sono scappata, perché pensavo che non fosse abbastanza per me, che il mondo fosse grande e meritasse di essere esplorato, assaggiato, vissuto, che non fosse un palco abbastanza dignitoso per la mia persona. Ero giovane e dovevo ancora farne di chilometri per capire che quello che sono lo devo anche a questa città, che mi ha dato le basi, che ha messo tutte le carte in tavola, che mi ha lasciata andare, ma che mi lascia anche tornare, ogni volta che ne sento il bisogno, è la città che mi ha messa al mondo, nonostante non ci sia nata, è la città che mi ha ammessa al mondo.

Se non fosse per Casale non avrei avuto una stretta al cuore ogni volta che qui, dal Centro al Sud America, ho visto il logo Eternit. Questa città, le sue persone, mi hanno insegnato a stringere i denti, a rimboccarmi le maniche, a non dimenticare, ma a guardare avanti, a lottare con tutte le mie forze, a perdonare, a costruire prati sulle macerie.

E’ la capitale di tutta la cultura che ho potuto conoscere, è la capitale delle città in cui ho vissuto, è la capitale delle amicizie che porterò con me per tutta la vita, la capitale della nascita e della rinascita.

Questa consapevolezza, dopo 3 anni di viaggi interminabili, 2 dei quali all’estero, è un traguardo che stringo forte dentro me: la consapevolezza che ovunque vada, sarà sempre casa mia.

Casale è uno dei luoghi del mio cuore che custodisco gelosamente, con la voglia di mostrarlo al mondo, di farla assaggiare a tutti.

Un gran bel palco, un palco di cui andare orgogliosi, una bandiera da sventolare, da mettere sul balcone come quella della propria squadra del cuore quando vince il campionato, come quella della nazionale, come quella della Junior, come quelle tricolore sbiadite che inneggiano alla giustizia.

Non so se venerdì il verdetto sarà a favore di Casale Monferrato, che per me ha già vinto il titolo di CASA(le), ma so che sarebbe per me spettacolare far sentire a casa anche coloro ai quali bisognava precisare che si trova in provincia di Alessandria, in Piemonte, tra Torino, Milano e Genova.

Altrimenti… più Krumiri per me, va bene lo stesso.

 

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