Libericità: la felicità rende liberi

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Ho letto un’intervista a Dell’Utri, rilasciata il giorno dopo la sua scarcerazione, diceva:

Sto bene, sto un po’ meglio: mi sento frastornato dalla eccessiva libertà, devo ancora abituarmi, vorrei andare al cinema, anche solo a mangiare al ristorante. In fondo, la libertà che cos’è? Andare al cinema, andare al ristorante… Cosa mi è mancato in questi anni? Sapete che non lo so?

Marcello Dell’Utri, La Repubblica

Un’espressione compiaciuta ha preso il sopravvento sul mio volto “ma vuoi vedere che l’idea di libertà che avremo dopo quest’isolamento, sarà la stessa di un ex carcerato?”. Ho cercato altre definizioni, parole di altri civili, uomini, donne, carcerati e filosofi, per analizzarle. Per soffermarmi. Le trovate qui, insieme ai punti interrogativi emersi come bolle dall’acqua quando tocca i cento gradi.

Non è importante uscire dal carcere o stare dentro. No, non scherzo. Lo so bene cos’è la libertà. Il contrario della libertà non è stare in carcere. Il contrario della libertà è la solitudine, è essere soli. E questa vale dentro e fuori

Un ragazzo albanese di nome Zef dal carcere di Como, Tempi

Libertà vuol
dire abbandonare le proprie paure, smettere di correre invano e fermarsi per rispondere ad un quesito
fondamentale: Quello che faccio mi rende felice?

Manuela Vitulli, Pensieri in viaggio

Arbreit macht frei

Lorenz Diefenbach, Open

Ho scoperto che si può fare tutto con la testa e ho conosciuto un lato di me più nascosto. Con la corsa mi sento libera. Sì, tornerò a correre

Andreea Lozinca, Tuttosport

Libertà non è essere comparsa, ma regista, sceneggiatore e protagonista della propria vita; è avere la possibilità di salire sulla propria barca, alla ricerca della felicità, e partire per un viaggio meraviglioso chiamato esistenza

Giustiniano La Vecchia, personal website

Sto guardando 1993 ed alla fine del primo episodio il regista fa dire a Berlusconi qualcosa come “eravamo felici e non ce ne siamo accorti” o “eravamo felici e non lo sapevamo”. Ora lo sappiamo. Serviva il Covid-19? No. Stavo per inserire questa citazione come caption di una foto di un momento spensierato e passato, ma non bastavano due righe per racchiudere quello che provo.

Siamo stati, siamo e saremo felici. Non serviva il Covid perché ce ne accorgessimo. Ce ne accorgiamo quando ci fermiamo, chiudiamo gli occhi e respiriamo. Succede sul lungomare, quando un soffio di vento c’investe lieve. Succede in spiaggia al tramonto, mentre la salsedine ci fa lo scrub. Succede in vetta ad una montagna, quando un raggio di sole scalda solo un pezzettino del nostro corpo e sembra propagarsi ovunque, come il fuoco nei cartoni animati. Succede quando accendiamo la radio e parte proprio la canzone che stavamo canticchiando.

Ci sono questi momenti di grande rivelazione in cui proprio lì, proprio nel presente, ci si rende conto di essere felici. Sono attimi fugaci: quando siamo fortunati possono durare intere giornate, settimane, addirittura mesi. Ogni volta che tornano ci regalano consapevolezza anche della felicità passata, ci ricordano altri attimi simili e leggeri più o meno allo stesso livello. In quei momenti sento la mia memoria lavorare come le mie papille gustative o come l’olfatto, mi ricordo della felicità quasi come fosse un odore, un sapore che torna famigliare.

Libertà e felicità per me hanno una correlazione elevatissima. Vanno di pari passo, sono interconnesse e personali. E non posso fare altro che usare le stesse immagini, appellarmi alle metafore ed alle similitudini per descriverle.

Libertà e felicità, libecità? felibertà? febicità? liberità? libericità? Senza usare parole impronunziabili, per me l’incontro tra felicità e libertà è una leccata di gelato al fiordilatte, freddissimo, mentre il sole scotta sulle cosce nude. è il vento di primavera che muove le foglie del giardino insieme ai miei capelli. è una carezza che fa drizzare i peli e le estremità della bocca, sull’attenti, a sorridere. è la sensazione di leggiadria che provi dopo un tuffo, quando l’acqua del mare ti riporta a galla e ti posizioni a stella, a guardare il cielo. è l’attimo in cui l’aereo si stacca da terra, il cuore sussulta, il groppo in gola si stringe, ma sei vivo. Concetti semplici, momenti banali.

Se mi avessero chiesto di descrivere la libertà in un momento diverso da oggi, mi sarei interrogata più a fondo: “stiamo parlando di una sensazione, uno stato d’animo o di una condizione d’esistenza? è un’apice, un momento, un qualcosa che dipende dall’uomo oppure è un’insieme di diritti che ci rende, di fatto, liberi?” avrei chiesto a me stessa.
Mi sarei guardata allo specchio con fare assertivo: “Non credo che qualcuno ci possa dare la libertà, certamente è possibile esserne privati per mano di terzi, ma ottenerla è un percorso in cui dobbiamo essere protagonisti, arbitri e capitani. Se non ci sentiamo liberi, allora non lo siamo. Abbiamo forse la possibilità di diventarlo, ma non lo siamo, magari non lo saremo mai”.
E mi sarei poi crogiolata su dubbi esistenziali, che vanno al di là della domanda, come per esempio: “Se viviamo in uno Stato, in una famiglia, in un gruppo, in cui abbiamo la possibilità di scegliere qualcosa, ma non ci sentiamo liberi di scegliere qualsiasi cosa, non siamo forse costretti?”.
Mi sarei data anche ai latinismi: “Dal latino constringĕre ‘stringere insieme, noi e le convinzioni, gli usi, i costumi, i limiti dell’uomo, forse invalicabili.

Invece no. Questa quarantena, questo glielo dobbiamo, ha affinato tutti i nostri sensi, ci ha costretti, volenti o nolenti, a riclassificare le nostre priorità: ci ha rimesso in quadro. Ed in questo quadro, siamo tornati primitivi, essenziali, bambini consapevoli. É stata la nostra custodia cautelare, la nostra prigione e guardate cos’è successo: se vi chiedessi ora di tornare al principio di questa pagina e scegliere la frase sulla libertà che più vi rappresenta, non puntereste il dito, ad occhi chiusi, su quella di Dell’Utri? Al massimo su quella di Zef, senza troppe congetture? Insomma, non puntereste forse il dito sulla definizione data da un uomo appena scarcerato? 

In fondo, la libertà che cos’è? Andare al cinema, andare al ristorante…

Festeggeremo, un giorno, anche la liberazione da questo virus. Cosa stiamo aspettando, invece, prima d’iniziare a festeggiare la libertà?

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