Odore di caffè

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Non beveva caffè, ma ne adorava il profumo, così ogni occasione era buona per offrire una tazzina. Quando c’era suo padre ‘ti faccio un caffe?’ Era la sua domanda preferita, la risposta era sempre la stessa ‘si, se ti va’. E a lei andava, andava sempre. Sentire quella fragranza spargersi per la casa era rilassante, coinvolgente. Lo sentiva salire, era ora di spegnere il fuoco e guardarlo salire, lento e poi veloce, fumate. La tazzina diventava una tazza da latte e il tintinnio del cucchiano, insieme ai granelli di zucchero rotolanti, era troppo breve. Poi un sorso solo, o due. Ma la magia non era finita. Sul fondo della tazzina c’era ancora quell’inafferrabile rimasuglio di amarezza, che per quanto provasse ad afferrarlo, qualcosa restava sempre. Il cucchiano puntualmente macchiava con una gocciolina la tovaglia e lei pensava a quando da bambina suo papà glielo faceva pulire, la faccia schifata, ma interessata. La stessa che l’accompagna quando, costretta, deve bere qualcosa di gassato. Forte.

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