Odore di caffè

Non beveva caffè, ma ne adorava il profumo, così ogni occasione era buona per offrire una tazzina. Quando c’era suo padre ‘ti faccio un caffe?’ Era la sua domanda preferita, la risposta era sempre la stessa ‘si, se ti va’. E a lei andava, andava sempre. Sentire quella fragranza spargersi per la casa era rilassante, coinvolgente. Lo sentiva salire, era ora di spegnere il fuoco e guardarlo salire, lento e poi veloce, fumate. La tazzina diventava una tazza da latte e il tintinnio del cucchiano, insieme ai granelli di zucchero rotolanti, era troppo breve. Poi un sorso solo, o due. Ma la magia non era finita. Sul fondo della tazzina c’era ancora quell’inafferrabile rimasuglio di amarezza, che per quanto provasse ad afferrarlo, qualcosa restava sempre. Il cucchiano puntualmente macchiava con una gocciolina la tovaglia e lei pensava a quando da bambina suo papà glielo faceva pulire, la faccia schifata, ma interessata. La stessa che l’accompagna quando, costretta, deve bere qualcosa di gassato. Forte.

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Cappuccino domenicale

Bon Iver – Blindsided

I desegni che fa il latte con il caffè, sono così rilassanti. Mi farò piacere il cappuccino, non sarà difficile. Come ci facciamo piacere le persone, solo per giustificare le nostre scelte, così farò con il cappuccino.
Oggi ho scoperto Bon Iver e non ho più voglia di far tacere le mie mani.
Scrivo per esigenza, esigenza di liberazione, di espressione, di apprezzamento. Scrivo perché credo sia una delle mie migliori abilità. Scrivo e le parole che ho nella testa di gettano sulla tastiera, nelle dita, sulla penna, nella carta. Scrivo e ci metto coraggio, passione e tutta me stessa, ma solo perché non saprei fare altrimenti. Quando scrivo non c’è una via di mezzo, mi spalanco. Le parole sono un’arma e, io ci credo ancora, sono la più potente.
Ora come ora sono sicura e ne ho la prova, poche persone sanno apprezzarle veramente. Molti oramai sanno leggerle, sentirle. Ma tra leggere e capire, tra sentire e ascoltare c’è troppa differenza. E me ne accorgo quando ascolto troppo, alcune volte sarebbe carino non capire, estraniarsi, non ricordare.

La domenica mattina mi sveglio all’ora di pranzo, ma mi piace troppo la colazione, quindi non ci rinuncio. Oggi è una giornata soleggiata e i raggi entravano tra le fessure della finestra, l’aria è fredda, ma il sole è caldo e la sensazione è piacevole, ti senti accarezzata, dolcemente.
La domenica è tranquilla e silenziosa, bisogna imparare ad apprezzarla di più.
Tranquilla come te, quando entri nei miei pensieri e ti fai piccolo piccolo ad invadermi.
Domani è lunedì e sarà un giorno frenetico, oggi il sole ci mette le mani tra i capelli, non c’è niente di cui lamentarsi, non c’è niente da aspettare, il cappuccino si raffredda.
Ti porterò le brioches, faremo colazione insieme, disegneremo sul cappuccino il nostro amore, lo leggeremo sul fondo della tazzina, rimarrà, come quel fondo che non riesci a bere, nemmeno se scavi insistentemente con il cucchiaino: resterà, sempre.

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