Minore di chi? Minore di cosa? Minorenne.

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L’ultimo. L’ultimo giorno da minorenne sta per arrivare anche per me, non ci contavo più, mi stavo quasi abituando agli svariati “no, sono piccina io, ancora  minorenne”.
Ho visto tutte le mie amiche raggiungere la soglia dei 18, ho potuto pensare ai loro regali, partecipare ai loro diciottesimi, vederle crescere, prendere la patente, guidare, pagare le multe… Loro, maggiorenni, io la più piccina. 
Io, 17 anni e alle elezioni sto fuori ad aspettare le crocette di qualcun altro, io posso giusto crocettare i test a risposta multipla in classe.
Io, 17 anni e la maturità, mentre quelle di quarta pubblicavano foto di fogli rosa.
Io, 17 anni e i viaggi, 17 anni ed il lavoro, 17 anni e le responsabilità, 17 anni e l’università “può richiamare per favore? Non si è mai iscritto nessun minorenne”.
Io e questi 17 anni sui quali mi sono tranquillamente adagiata, nonostante i soventi “ah 17 anni? Davvero?”, “Solo? Pensavo di più”, “Ma quindi come fai ad essere all’università? Aspetta un attimo che conto”.
Le mie manie di onnipotenza sono sempre andate oltre all’età, la mia voglia di fare non si è mai fermata davanti ad un numero e troppe volte mi sono sentita dire che nemmeno chi di anni ne ha 1, 2, 3, più di me avrebbe potuto mettermi i piedi in testa.
Mi sono affezionata a questi 17 anni, è facile sentirsi avanti quando lo si è con l’età. Ho  giocato 1 anno in meno all’asilo, giustamente, picchiavo tutti. Sono andata in prima elementare a 4 anni, perché la mia nonnina aveva troppa voglia d’insegnarmi a leggere ed a scrivere ed io ne avevo altrettanta d’imparare. Sono andata a scuola a 4 anni perché il mio papà voleva che prendessi il meglio di lui. Sono andata a scuola a 4 anni perché la mia mamma mi ha dato fiducia, come sempre, alla fine. La prima volta che ho preso una penna in mano non potevo sapere che sarebbe diventata la mia arma, il mio dono, la mia valvola, la mia forza. E così è iniziata la mia corsa.
Non riesco a pensare al 31 ottobre 2013 come ad un giorno qualunque, come ad una data. Elena me l’ha detto, del resto, “per le persone come noi non è vero che non cambia niente”.
“Doralice però è diversa: tutte le donne rapite nell’Orlando furioso fuggono o vengono salvate, Doralice s’innamora del suo rapitore.” Non riesco a non fermarmi, a non guardarmi indietro, a non pensare a tutti i compleanni al McDonald’s, a tutte le 153 candeline spente, alle buste dei nonni, a tutte le richieste sempre esaudite da mamma e papà, alle feste da adolescente in cui non volevo che Fiorelisa s’intromettesse. Non riesco a non pensare a quante cose siano nate, cambiate, vissute, sopravvissute, cresciute e morte in questi 18 anni. Non riesco a non desiderare di fermare il tempo qui. Per un giorno tornare indietro, avere a disposizione più di 24 ore, ringraziare tutte le persone che in questi 18 anni mi hanno fatta diventare quella che sono, tutte le persone che mi sono state accanto, non posso non desiderare di ringraziarle una ad una. Dalle “mi miche”, quelle di Santa, quelle snob, quelle fighe, quelle che potete sognarvi, quelle che conoscevo già prima di uscire dalla pancia di mamma, per arrivare alle persone che ho conosciuto da quando sono venuta qui a Casale, con le quali sono cresciuta e non fisicamente, quelle che per i miei 17 anni mi hanno fatto un video che se ci penso piango e quelle che mi hanno fatta innamorare, a lui. 
Non riesco a non desiderare ancora un po’ di tempo. Fermi. Voglio scendere, un attimo, ancora un attimo.
Ma non si può.
L’ultimo è domani. Da giovedì potrò donare il sangue, potrò prendere la patente, aprire un conto corrente, intestarmi tutte le tessere di tutti i negozi esistenti sulla faccia della terra, farmi qualche dormita in cella, regalare carte sim con il mio nome, prestate la tessera sanitaria a qualche bomber che vuole comprare le sigarette senza avere l’età per farlo, entrare in discoteca legalmente, per un motivo ancora ignoto comprare qualcosa di alcolico, mettere la mia crocetta sul partito sbagliato, avere la mia tessera elettorale, far far valere la mia firma.
Poi?
Importa?
18 anni sono tanti. I miei sono stati sicuramente 18 anni pienissimi.
L’ultimo.
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Grazie a chiunque sia passato lasciando il segno. Grazie a chi mi ha messa al mondo, almeno una volta, con amore. Grazie a chi mi ha cresciuta, con amore, sempre. Grazie a chi è dovuto andare in un posto migliore, ma dopodomani sarà sulla mia spalla destra. Grazie a chi non ha avuto dubbi, a chi non ha mai cambiato opinione su di me, se non in meglio, a chi crede in me, a chi mi vuole bene, a chi è tornato, a chi è stato in grado di scusarsi, o di scusarmi, di perdonarmi o di amarmi. Grazie. 18 miliardi di volte grazie

.Sei, Negramaro

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