14’000 km non mi separeranno da te, CASAle – Buenos Aires pt.3

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Mezzanotte passata, in quel di Buenos Aires, mi metto a testa in giù sul letto, appoggiata al muro e faccio due esercizi per la circolazione, guardando Instagram.
Mia sorella ha fatto un video ad un ragno enorme che alberga affianco alla seconda porta di cas… no. Mi rendo conto che oggi sono usciti da quel cortile 126 scatoloni contenenti stoviglie, cornici, apparecchi tecnologici di vario genere, vestiti e la mia vita.
E’ parte anche questo del gioco, ritrovarsi a 14’000 km da casa e doverla salutare, chiudere, inscatolare.
Un giorno diventerà facile, per ora non lo è mai stato.

Quando ero a Siviglia avevo staccato tutto, l’Italia non esisteva più, sentivo te e nessun altro praticamente. 
Qui non è così, ho un sacco di cose in ballo là, la casa affittata a Milano, la nonna, aggiornarmi con le ragazze, rispondo sempre ai messaggi, con i miei tempi, ma rispondo, Fiore che si avvicina ai 18, Arabella che si trasferisce a Genova… 
Oggi hanno fatto il trasloco, casa a Casale è vuota e non riesco nemmeno ad immaginarla. La casa dove sono cresciuta, dove ho fatto l’amore per la prima volta, dove i miei si sono amati, dove hanno fatto nascere Arabella, dove ho festeggiato un sacco di compleanni, rifugio di serate tra amici, ha chiuso i battenti. Con tutti i divani rivolti verso la TV ed i film più stupidi della storia, incontri pomeridiani al piano di sopra, davanti a Netlog, con amiche del cuore che ora sono solo vecchie conoscenze, è stata un po’ la casa di tutti. La casa che ha visto la separazione dei miei genitori, le lotte di davanzale tra mamma e nonna, la porta sul pianerottolo che è stata sbarrata con gli anni, la casa da cui Fiorelisa è scappata, io dopo di lei e ora anche mamma e Arabella. 
Non c’è più nessuno. 
E sento il suo rumore. 
I miei piedi con i calzini che entrano di soppiatto la sera tardi, le luci spente, ma tutto è illuminato solo dalla Torre e dai suoi colori. Prima un giallo fisso, ora sfumature. Mi si riempiono gli occhi di lacrime. Rintoccano le campane più intuitive della storia e cado.
Lorenzo dice che lì, tra il primo cortile ed il Pantagruel, c’è lo scorcio più bello di Casale. Quello scorcio che io ho sempre potuto comodamente ammirare dal divano di casa mia.
Posso sentire le risate provenienti dalla cucina, le urla dei miei, il profumo delle ultime lasagne al pesto cucinate da mamma, quella sera dopo piscina, il campanello finché funzionava, le mie amiche gridare dal cortile, vedo ancora tutti i ragazzi di ESN dormire per terra, i miei 18 anni, quando mi sono trasferita al piano di sopra insieme alla mattonella di Zac Efron, le cenette con le ragazze, il compleanno di Elena, il mio ritorno da Siviglia, la camera dei giochi con le bimbe, la tenda delle principesse, l’albero di Natale illuminato, le foto davanti allo specchio grande con le piccole ancora sdentate, tappare le orecchie ad Arabella. E prima ancora mamma in lingerie, nel bagno rosa, con il pancione, papà che le fa le foto. La nonna che prepara il pranzo di Natale, cugini da tutte le parti. I cenoni di Natale con gli insegnanti della scuola. I maghi ai compleanni delle bambine. Arabella e la piccola Franci, tutte le lotte perché potessero giocare insieme. Dormire nel letto di mamma, prima di partire. Bigiare nascondendoci al piano di sopra, senza che la domestica ci scopra, tecnica collaudata e poi ripresa da Fiore qualche anno dopo: il sangue non è acqua. La tesi, rinchiusa in casa. Mia sorella che nasconde tutti i manga dentro la caldaia. L’armadio dei regali. Windows 98. Tommi ed Edo in cortile. I Fendi al completo in complotto sul divano. La testa dell’orso quando non era nel baule di Simo. Pizza da me? Colazione a domicilio. La messa della 10.30, la domenica, svegliando tutti chiudendo il portone. Quella maledetta bottiglia di Fragolino che presi dal tappo ammaccando la piastrella della cucina. Gli album delle fotografie, impilati in ordine cronologico, da toccare con cautela. Intrufolarmi nel letto con Ara e Fiore, la domenica, per svegliarci ed infastidirci. La mia nuova cameretta tutta rosa, sfrattando quella dei giochi. La musica del Pantagruel dalla finestra, il profumo di Maria. Grace che ci viene a trovare. Le macchine al pascolo. I ponteggi fino al campanile, arrampicarsi insieme a Clelia ed Ylenia, per il tramonto più bello. Piadina o Kebab? Ancora uscivamo tutte assieme. Agnese che la sera prima dell’esame di maturità viene da Falde a sentire il discorso, perché io ero in pigiama ed agitata. Ale e Je in gita con me. Pedro e Monse, dal Messico a Ceuta, a Casale Monferrato. Tutti i miei più grandi amici di Santa a prendere multe per i miei 18. Ciotti, immancabilmente fan della notte di Halloween casalese. Gli anni in cui si regalavano sempre i poster da appendere, finché, un bel giorno, non mi è stato regalato un planisfero.
I ricordi arrivano a fiumi e mi travolgono. Potrei continuare a scrivere per tutta la notte.

Il mondo le cambiava attorno.
Giovannacci chiudeva, la locanda Rossignoli riapriva, il barbiere mancava e Falde arrivava, il profumo di Krumiri in sottofondo.
E noi crescevamo.

Sto annegando nelle lacrime. 
Non posso immaginarla. 
Non posso immaginarla vuota. 
Non posso immaginare di non averla salutata per bene. 
O forse meglio così, la ricorderò intatta, piena. Colorata, come quando studiando arrivava il riflesso della finestra sul tavolo della cucina, nero, che dava modo di vedere anche l’azzurro del cielo. 
La casa in cui ho preparato tutti gli esami importanti della mia vita, da quello di terza media, alla laurea… 
Ci sono lati positivi e negativi dell’essere una zingara. Stasera, ora, dopo aver visto le storie di mia sorella, felice del suo nuovo inizio, di un nuovo posto da chiamare casa, sento la nostalgia della mia, che non c’è più definitivamente. 
Vuota, mi aspetta, perché raccolga le mie ultime cose e la chiuda, per sempre, insieme a quella bambina che a 8 anni ha messo piede a Casale, a quella ragazza che aveva trasformato la cucina nell’ufficio di Stay, a quella ragazza cresciuta che ora forse dovrà diventare donna a tutti i costi. 
Tornerò e non solo mi toccherà laurearmi un’altra volta, ma anche chiudere e salutare per sempre la casa della mia infanzia, adolescenza e gioventù. 
E allora scusami, ma non riesco proprio a smettere di piangere.
Che colpo al cuore.
Che naufragio. 

In bocca al lupo alla principessa, che tutte le vecchie rinunce siano solo futuri guadagni in termini di sorrisi. 
Ti auguro un’adolescenza splendida, princi, in questa città nuova, in questa nuova casa. La mia rimane Casale, per sempre.

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