“Povera Milano.
Il papà di Ciotti diceva che Milano è una giostra: devi prendere il giro. Sono salita a bordo a settembre correndo nella direzione sbagliata, titubante, indecisa, ma poi ha fatto tutto lei. Si è fatta desiderare, mi ha mostrato i suoi angoli nascosti, le perle nei cortili, i soffitti di cristallo, gli affreschi sotto terra, mi ha fatto alzare gli occhi al cielo, mi è entrata dentro.
E adesso? Ora che Milano è diventata la mia città, ora che ho preso il giro, ora che dalla giostra salgo e scendo a mio piacimento?
Davvero arriva aprile? Davvero mancano 4 mesi?
Sono arrivata con l’idea di andarmene, che fosse solo un passaggio, un momento. Non volevo adagiarmi e sono rimasta sulle spine, ho fatto fatica, ma adesso che il divano ha preso la forma del mio culo, che centro il water anche di notte, che apro il frigo con la luce spenta, adesso che in ufficio c’è sempre qualcuno, che saluto anche gli omini del gabbiotto, che conosco tutte le cameriere della mensa, che non confondo più l’U9 con l’U5, adesso che questa routine mi piace, che ho imparato ad ammortizzare anche il tempo in metro, che so quando mi conviene sedermi in fondo o in mezzo, adesso che i parchi si colorano ed anche i milanesi sembrano meno scorbutici, adesso che Jessica è più imbruttita di me ed insulta in romanaccio-milanese i pedoni lenti, adesso che mi è passata anche la voglia di tornare a casa il weekend, perché mi sento già a casa qui, adesso… è già ora di andarsene?
Mi ripeto che ci sono occasioni da cogliere nella vita, che dopo aver poggiato il piede in terra argentina tutto sarà magicamente chiaro ed in discesa, che se non lo faccio ora non lo farò mai più, che Milano è qui e mi aspetta, ma mi prudono comunque le mani.
Solo una volta tornata indietro da Siviglia, dopo 1 anno ai 100 all’ora, solo allora mi sono resa conto che anche qui qualcosa si era mosso, che anche se magari qualcuno aveva rispettato i limiti di velocità, anche in Italia il tempo era passato, anche qui avevano vissuto ed io non c’ero. Respiravo un’altra aria, buona, buonissima, ma non la loro.
Solo a quel punto mi sono resa conto di aver perso un pezzo della vita delle mie sorelle, l’ultimo anno di università con i miei compagni di corso, che probabilmente avrei rivisto in poche occasioni nella vita, un anno con la mia nonna. Sì, è vero, avevo guadagnato tanto ed il costo opportunità pendeva in maniera prepotente verso la Spagna e verso quello che un anno di Erasmus mi aveva regalato, quello che mi ha fatta diventare, ma ciò non toglie che qualcosa mi abbia anche fatto perdere.
Dannata Milano, dannata Siviglia, dannatissima ESN, maledetta me.
Il Gianni sta tagliando il prato in cortile, dalla finestra entra odore di erba e se chiudo gli occhi posso ancora sentire la musica che arriva dal Mercado de la Lonja del Barranco, mentre ai piedi del Guadalquivir prendiamo il sole e picnicchiamo, parliamo in 18 lingue diverse e comunichiamo a pallonate.
Se li strizzo mi sto grattando le punture di zanzare dalle gambe, a Moleto, sui colli monferrini, mentre sorseggio un azzardatissimo the alla pesca.
Se li riapro posso contare le stelle cadenti sopra il giardino di casa di Gio, a Ruta, la notte di San Lorenzo, tutti arrotolati sotto i piumoni, impauriti da cinghiali invisibili.
E poi ancora l’Aurora, facce stanche e spossate, t-shirt appiccicate alla pelle dal sudore, tristezza e gioia.
Ci sono stati tanti posti in cui mi sono sentita a casa, in cui mi sento a casa ogni volta che ci rimetto piede, luoghi in cui è bastato un secondo, altri che non mi hanno dato scelta, alcuni che mi hanno fatta lavorare duro, eppure sono e saranno per sempre parte della mia vita, di me, mi hanno fatta arrivare fin quì…
Allora la domanda è sempre la stessa che mi fece Carlo a bruciapelo, dopo essersi rotto i coglioni di sentirmi ripetere quanto fosse perfetta quella città… “ma se Siviglia è così perfetta, perché non ti fermi una volta per tutte?”
E la risposta purtroppo o per fortuna, continua ad essere che il mondo è troppo grande per fermarsi, che dietro l’angolo potrebbe esserci sempre qualcosa di ancora più adatto o qualcuno che ci faccia sentire ancor di più a casa.
Chissà quando smetterà di girare…
