bellissime, oggi voglio pensare solo a quelle bellissime.
dei piatti fondi, che si poggiano sui piani? Il suono di una tavola che si apparecchia,
per una cena con la tv spenta.
Chissenefrega di un motore, quando esiste il profumo di un armadio nuovo,
dell’autunno in arrivo, del vento in una giornata umida.
Ma cosa potrebbe importarmi di una 500, quando posso indossare un abito del
‘700 ed andare a ballare alla Reggia di Venaria, a fare la spesa al Carrefour
alle 4 e mezza di mattina?
Dove sarei andata, con la mia Tina, se non ci fosse stato nessuno ad
aspettarmi, a chiedermi di uscire, a ridere con me, a piangere, a correre, a meravigliarsi,
a sporcarmi i sedili, ad urlare, a vivere.
Dove?
E non c’è ladro che tenga, non c’è furto che mi cambierà, non c’è bicicletta
che m’influenzerà: amo la vita, il mondo e l’umanità. Non esiste nulla da
difendere con un polso più fermo.
arrabbiata. Torno a concentrami sulle ragazze coraggiose che camminano scalze
sui san pietrini, con i tacchi in mano, sul nuovo album di Bon Iver, sui
giardini nascosti di Milano, sulle foto da stampare, sull’odore dei tramonti d’inizio
ottobre, d’inizio autunno. Torno a pensare alla Juventus, a voltarmi a guardare
come gli umani respirano dagli occhi, seguendo un pallone. Assaporo i raggi di
sole che tagliano la tapparella e lasciano dei piccoli pois sul marmo freddo,
che sembra caldo. Mi fermo a guardare le mani dei bambini che afferrano l’aria,
docili, gli sguardi dei papà, per niente distratti. Sorrido all’uomo davanti a
me in metro, senza paura. Torno a casa, toccando le colline, l’erba umida, le
vie di fuga. Torno a perdermi, perché non c’è fretta, perché sono viva, perché
sono sempre e comunque troppo fortunata.
