Te capì?

Non capisco.
Non capisco le persone che chiudono le finestre quando si alza un filo di vento, invece di accoglierlo tra i capelli.
Non capisco chi crede che l’amore non possa essere come la nuova pubblicità dei cornetti Algida, perché complicarsi la vita?
Non capisco chi ci mette più testa che cuore.
Non capisco chi si priva delle emozioni felici.
Non capisco chi non corre incontro a chi ama, chi perde quella frazione di secondo, che nessuno le restituirà.
Ma ci pensate mai che siamo vivi? A quanto valga la vita?
Ci penso dopo ogni canonica mezz’ora al telefono con la mia nonna. I nonni, instancabili, che la loro vita l’hanno già vissuta, che si disinteressano del tempo che perdono, perché hanno già dato. Loro, che ti chiedono anche dieci volte “hai mangiato?” “ma mangi?” “cos’hai mangiato?”, a perdifiato.
Non capisco questo Stato nel quale se non c’è il sole le persone non escono volentieri, siete razzisti o poveri di emozioni? Non sapete amare la pioggia? Il rumore di gocce che incontrano altre gocce e si abbracciano nelle pozze, il fruscio degli alberi, le foglie che si adagiano a terra, il temporale che ti segue ovunque provi a scappare, la neve che si adagia lieve, “su tutti i vivi, su tutti i morti”. Non valgono la pena di essere vissute queste cose?
Non capisco le priorità. Non capisco le amicizie di convenienza, di facciata. Non capisco.
Carpe diem non è un motto, ne uno stile di vita, forse la cosa più banale da tatuarsi, ma un consiglio. E’ probabile che domani saremo ancora qui e dovremo affrontare le conseguenze delle nostre scelte di oggi. Non capisco, voi volete affrontare davvero queste di scelte?
Non capisco i vari “non c’è lavoro in questo Paese”, detto dal divano di casa di mamma e papà, con il telecomando e tutto il set Apple sulle ginocchia. Davvero pensate di poter guardare qualcuno dall’alto verso il basso? Giusto quando vi affacciate alla finestra, se non siete al piano terra.
Non capisco, ignoro, per quale cavolo di motivo le persone non siano in grado di divertirsi senza un diamine di cocktail in mano, senza fumare. Potrò sembrarvi pazza, nevrotica, impulsiva, diversa, ma non penso che nessuno mi abbia mai vista incapace di divertirmi. Cos’ho che voi non avete? Nulla credo, solo che fa più comodo non pensare. Nè?
Non capisco e mi lascio infastidire dalle persone grasse, che non sono in grado di rinunciare a nulla e non apprezzano abbastanza il corpo che gli è stato donato e lo sprecano, lo maltrattano, lo riempiono. Riempireste tutti i giorni la vostra macchina di sporcizia, fino a non poterla più usare? Perché lo fate con voi stessi?
Non capisco chi pensa troppo, senza buttarsi mai, ma nemmeno chi pensa troppo poco, peccando d’irruenza. Non capisco chi rischia di avere rimpianti, perché abbiamo davvero troppo tempo per rimpiangere, rispetto alle occasioni da cogliere che ci vengono fornite.
Non capisco le persone dentro all’autobus che mi vedono corrergli dietro e non chiedono all’autista di fermarsi. E mi stupisco quando una lo fa, tanto da ringraziarla ossessivamente per tutto il viaggio.
Non capisco chi perde l’autobus ed aspetta quello dopo, senza punirsi un minimo.
Non capisco, non capisco, non capisco, ma alzo la testa, guardo fuori dalla finestra, respiro e mi godo questo mondo, non disprezzo nemmeno un singolo secondo di vita, li respiro tutti, anche quando l’aria non è quella di mare.
Come prima di partire, quando hai paura, sei stressata e vorresti stare a casa, racchiusa nelle tue abitudini sicure, senza rischiare, ma… Ma dopo non vorresti più tornare. E ti metti a piangere, di nascosto, salutando 44 ragazzi che ti sono entrati dentro in pochi giorni, perché non serve tanto tempo per instaurare un legame, basta uno sguardo, un sorriso, un gesto.
E voi?
Cos’avete capito?

A voi, che avete capito tutto, che guardo con ammirazione, perché siete convinti di non aver capito davvero niente.
Perché forse non c’è davvero niente da capire e si dovrebbe solo vivere.

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