Attenzione

Su questo treno c’è odore di sudore, misto a mandarino, anche se nessuno sta mangiando e fuori scende la prima neve.

Ho voglia di piangere a più non posso, spegnere tutte le luci e singhiozzare, non vedo altra soluzione.
Ho fatto 20 domande e ho ricevuto 50 mi piace. Grazie, ma io volevo una risposta, non apprezzamenti, solo una risposta, due, un sondaggio.
Non ho fobie, solo paure, serie: ho paura della cecità e della morte.
Ho un i phone, ma chiedetemi se sono felice e vi faccio un bel monologo.
Ho bisogno di te, ho bisogno di me, un attimo di tregua.
“Casale Popolo?” “No, Balzola”
Casale Popolo, mi viene in mente casa di G, alle serate in amicizia, scappando allo scorso inverno, per non ferirsi.
Spero di perdere la coincidenza e scaricare sulla sfortuna il peso della mia assenza. Tornerei indietro, per te, da te, con te, ma non sali per me? Ridatemi l’ingenuità infantile, ridatemi mamma e papà insieme, come in quei servizi fotografici estivi, quando si litigava solo per la pettinatura, per chi aveva il sorriso più grande, il piatto più pieno. Ridatemi la calma dei peluches che stringevo la notte per farmi venir voglia di dormire, il carillon che tu non sopporti, ma io adoravo nel suo moto perpetuo e incantevole.
“Questa non è una stazione, è tutto buio, come fai a scendere qui?” Perché non stiamo forse andando verso il buio?
Ho paura, non solo per me, ma anche per gli altri. I miei presentimenti sono brutti e forti.
La fine del mondo? Non ci credo, non può finire così “Le persone come te sono la motivazione per la quale il mondo non potrà e non dovrà finire”.
“Siamo a Trino ne?” Non lo so, “eh c’è il campo, penso di si” posso solo intuire. 
Ma l’oro te è ancora pesante, non mi ci abituo, faccio prima a scendere che a comprenderlo.
Un brivido di freddo e sale una ragazza con il sorriso, ma non si siede qui, è un vagone troppo triste. Vorrei chiedergli che cavolo gliene frega di dove siamo, quando arriveranno lo vedranno, certe mosse non le concepisco.
Le Luci, ho bisogno delle Luci.
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