
Mia madre che fa cose – Festa della mamma 2017
Come non le dico mai quello che faccio, la metto solo di fronte al fatto compiuto. Da piccola invitavo le mie amiche a cena e poi l’avvisavo, era così naturale per me aggiungere un posto a tavola, invece mi beccavo delle strigliate clamorose, ma anche quando l’avvertivo prima esordiva sempre con “non abbiamo nulla in casa, aspetta che guardo cosa possiamo fare…” oppure “certo che potevi dirmelo un po’ prima”. Ma secondo il mammese, quand’è prima di prima?
Madre: “Tua nonna mi ha detto che stai cercando casa ad Alessandria”
Io: “Veramente ho gia firmato il contratto mamma”
Madre: “Come stai? Dove sei?”
Io: “Mamma vado un anno in Erasmus”
Io: “Mamma vieni a prendermi in stazione che zoppico?”
Il sole tramonta alla mia sinistra, accanto e davanti a me dei ragazzi dell’est, probabilmente russi, mi sveglio di soprassalto dal torcicollo e c’è una luce stupenda.
Facebook era impestato di fotine dolci con mamme e popini, di dediche sdolcinate, perché si sa che gli italiani sono dei gran mammoni. Ma lo sai, io sono una zingara, quindi farò a modo mio.
Settimana scorsa, quando avevo già deciso che sarei scesa a Santa, mi hai mandato un messaggio minatorio, diceva “Domenica prossima è la festa della mamma, quindi è la mia festa. Quindi dovete essere tutte qui con me a festeggiarla. Perché me lo merito. Io sono una brava mamma”.
Leggere quel messaggio, così spiritoso, se letto immaginando la tua voce da bambina, mi ha fatta sentire tanto in colpa all’idea che avessi sentito davvero il bisogno di chiedere una cosa che per me era già scontata.
Ho visto amiche tornare a casa tutti i weekend, di tutti i loro anni di università. Tornavano da mamma, tornavano dagli amici del liceo, tornavano in paese, si rilassavano. Ma io non sono così: tutti i weekend ho qualcosa da fare, ovunque vada mi butto in nuove avventure, mi rimbocco le maniche, lavoricchio, coltivo nuove amicizie. E in realtà anche i miei amici del liceo sono come me, per questo sono miei amici, lo sai. E tra l’altro, a modo tuo, sei così anche tu.
Non posso prenotare nemmeno un treno di ritorno, perché non so dove sarai. Sei metodica, sì: Santa, Cervinia, adesso Genova, ma cos’è per te casa?
Quando ero piccina era abbastanza chiaro, vivevamo a Varese, poi ci siamo trasferiti a Casale, ma l’inverno in montagna, l’estate al mare… i miei amici erano nati a Casale, i loro fratelli anche, magari anche i loro genitori, avevano amici dall’asilo nido, erano soci alla Cano da prima di sempre, avevano un’identità ben precisa. Io e le mie sorelle invece siamo nate in 3 posti diversi, abbiamo vissuto almeno in 3 città diverse, in case diverse, ci siamo adattate, siamo diventate duttili e malleabili. E adesso “casa” è diventata un concetto astratto, non è un luogo fisico, è un’emozione.
Questo fine settimana casa era sicuramente Santa, eravamo noi 4+1, noi e le nostre nuance di biondo e azzurro, le nostre risate assordanti, il +1 che è Tiffany.
Lo so, è difficile da accettare, prima la tua vita era la mia, la mia era la tua, stessa casa, stessa cena nel piatto… no aspetta, questo non è vero, sarà dal liceo che noi mangiamo diversamente da te.
Tu sei diversa, non sei quel concetto che, gli italiani soprattutto, hanno di “mamma”. Quella che prepara la cena, che si preoccupa, che sta sveglia la sera ad aspettarti. Tu sei maturata con il tempo, ci hai dato mille attenzioni quando eravamo piccole e poi via, allo sbaraglio, a spaccare il mondo. Come puoi lamentarti? Ti sei sposata uno zingaro, ok siete separati, ma come potevi pretendere delle bimbe casalinghe?
Sei una grandissima rompiballe, simpatica, pedante, una sagoma, mi diverto a prenderti in giro ed ho superato quel momento in cui mamma era un nemico giurato, quell’adolescenza in cui era tutta colpa tua, tanto odi et amo, ora sei al mio fianco. Ora tifo per te, come tu tifi per me, con tutti gli sforzi che ne conseguono. E’ facile tifare per la propria squadra quando vince, soprattuto quando prende le scelte che avresti preso anche tu, ma quando invece fa di testa sua, spezza il guinzaglio, è difficile fermarsi, guardarla correre, sorridere ed incitarla.
Così vedo la tua rassegnazione, il tuo sospiro di sollievo, così mi viene voglia di abbracciarti, di proteggerti, di farti sentire che sarò sempre la tua bambina, che non ho bisogno di nient’altro se non del tuo sostegno.
E poi è arrivata, la tua fierezza, il superamento delle tue aspettative, quest’orologio che porto al polso con orgoglio e senza paura, che mi ricorda ogni giorno quanta tenacia hai messo tu nella vita e quanta vuoi che ne metta io.
A volte ti devo istruire, non lo accetti, ma è così. I tempi cambiano, io ti amo, ma non sono come te e non voglio essere come te. Quindi non sempre posso fare quello che vorresti la tua figliola facesse, ma se sono davvero convinta e desiderosa di qualcosa, prima o poi lo capisci.
Come hai capito quanto fosse magica Siviglia, solo venendomi a trovare, solo guardandomi nel mio nuovo habitat. Come te lo ricordi ogni volta che mi senti parlare spagnolo, quando mi alzo al ristorante per aiutare le cameriere a parlare con i clienti. Così.
Mamma, sei la mia mammina. Non sei la migliore, ma sei la mia e non ti cambierei con nessun’altra.
Buona festa della mamma, auguri, amore, ti amo tanto.
