Viñales – diario di bordo 3

Da Varadero, dopo aver baciato ed abbracciato Yami e la sua famiglia, abbiamo preso la cara vecchia camioneta e tra un posto di blocco e l’altro abbiamo preso il bus per Viñales.
Ci siamo fissate con una serie. Forse non è positivo in viaggio, magari bisognerebbe guardare fuori dal finestrino, approfittarne per dormire, conoscere il vicino dell’autobus, ma la strada è lunga e anche il vicino dorme, russa, ci dà le chiappe, quindi ben venga Reddington e sua figlia (è sua figlia vero? No spoiler).

Arrivate nel paesino ad attenderci nella pizza principale ci sono decine di persone con cartelli in mano, sono foto delle loro case, nomi di persone, qualcuno ha anche i nostri, o pensa di averli “Lisi e Doralisi de Italia”. Scese dell’autobus veniamo totalmente investite da questa folla e mi metto finalmente nei panni delle rock star assalite dai fan. Vorrei poter dormire in ognuna di queste case per non deludere nessuno, per dargli qualcosa, per non vedere quella faccia triste di chi ti dice “si sì dicono tutti così e poi non vengono”. Il viaggio era stato lungo, avevo solo voglia di pranzare e prendere online la casa.
Il miglior arroz con frijoles della storia mi diede il giusto impulso. Via!
Dopo una settimana a Cuba ormai non ci frega più nessuno, sappiamo i trucchi del mestiere, non prenotiamo nessun tour e aspettiamo che la nostra proprietaria di casa faccia i magheggi. Coltivazioni di tabacco, sigari, cavalcate, un giretto tra curvas e Belvedere, nel totale relax. Del resto Viñales sono due vie circondate dalla natura, non c’è molto di cui preoccuparsi.
Ci siamo affezionate ad un ristorante con menù completo a 2CUC, si chiama Los Angeles e ci vedrà li per colazione, pranzo e cena fino ad intristirai alla notizia della nostra partenza.
Purtroppo l’ultimo giorno è arrivata l’annunciata corrente d’aria fredda dal nord e piove a dirotto, niente cayo Judios per questa volta. Essendo sabato ci regalano però una super serata di paese con salsa e paesani che non ha nulla da invidiare a qualsiasi sagra del Monferrato. Frank m’insegna qualche passo, l’importante è lasciarsi andare, ascoltare la musica e godersela. Probabilmente sono orribile da vedere, ma che problema c’è? Siamo a Cuba, bisogna bere piña colada, fumare sigari e ballare salsa. Di cosa ci possiamo lamentare?
Prometto che alla fine di questo viaggio anche Ale inizierà a ballare, è una missione personale.
Buonanotte Cuba.

 

 

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Varadero – diario di bordo 2

Una volta arrivate a Varadero abbiamo accompagnato le ragazze nel loro hotel a 5 stelle per poi farci lasciare in centro, da lì il panico. Attacchiamo i telefoni al computer, per poi accedere al Wi-Fi, accampate di fronte ad un hotel. La nostra casetta che ci siamo fatte prenotare da Andrea non è proprio a Varadero, non è in nessuno di questi 20km di spiagge, bensì dall’altra parte del ponte, oltre il confine. Sul momento ci siamo scoraggiate ulteriormente, abbiamo preso un taxi ed è partita la ricerca della casa, che ovviamente non era dove indicava Google maps. Panico. Ci avranno fottute. Non esisterà questa cazzo di casa. Respira.
E da questo sconforto è uscito tutto il buono, il bello e l’inaspettato che quest’isola ci avrebbe regalato.
Il paese oltre il ponte si chiama Santa Marta ed è diventato il nostro posto preferito di tutta Cuba. Gli abitanti di Santa Marta si sono subito accorti (forse per i nostri zaini e le facce sconsolate) che stavamo cercando una casa e sono venuti in nostro aiuto. Correvano, chiamavano, finché non hanno trovato la nostra casetta. A La Habana non ci avevano prestato il telefono per fare una chiamata nemmeno in cambio di soldi, a Santa Marta non abbiamo nemmeno dovuto chiedere.
La nostra casetta è bellissima, su due livelli, sotto vive la signora Elena con suo marito e sopra sua figlia Yamila, suo marito e noi, in una stanzetta arancione con bagno annesso. Pulita, nuova, con ventilatore, aria condizionata, frigo, saponette. In Europa ho visto Airbnb che non valevano nemmeno la metà di questa stanzetta. Yami ci dirà poi che tutte le case per essere abilitate dallo stato ad essere affittate devono rispettare determinati standard. Si preoccupa fin da subito di farci firmare il registro, controlla i nostri passaporti e torniamo a Varadero.
Come? Lo chiediamo a Amel, il papà della casa all’angolo che ha fatto le chiamate per trovare la nostra casa.
Per tornare indietro ci sono vari modi: 5 cuc per le motorette a forma di cocco, 1 cuc a testa per i carretti attaccati alle bici, ma solo fino al ponte, 0.50 cuc per il carro collettivo, anche questo solo fino al ponte, oppure 0.25 cuc a persona per le camionetas che ti portano fino alla 54. Ovviamente le camionetas sono diventate il nostro mezzo di trasporto di fiducia per l’intera permanenza. Tutti cubani e noi turiste. Tutti che andavano a lavorare e noi in spiaggia. Dopo 3 giorni salutavamo anche l’autista.
Purtroppo abbiamo preso dei giorni di mare mosso, ma poco male, l’acqua era trasparente, la sabbia fine, la temperatura perfetta e hotel hotel hotel.
Varadero è un piccolo paradiso fittizio, che non ha nulla a che vedere con Cuba, dove i turisti si rinchiudono negli hotel ed escono solo per prendere il sole, fare serata e qualche escursione. Come socializzare?
Importunando chi non aveva il magico braccialetto colorato.
“Ciao, voi che fate?” Entro a gamba tesa. “Stiamo comprando un regalo per un amico” “no, ma indendevo che fate qui, a Varadero, dove non c’è nulla da fare?” “Ahhh” il regalo faceva cagare, quindi meglio così, andiamo a pranzo con Claudio e Andrea, due cugini di due paesino vicino a Roma di cui non ricordo francamente il nome.
Era la loro seconda volta a Cuba, la prima volta ne sono rimasti affascinati e hanno deciso di tornare, sono partiti da Santiago e sono risaliti. Staremo con loro due giorni, a scottarci, giocare a carte, catamarano, salsa, pollo, riso, praticamente tutto quello offriva Varadero.

Andrea non vuole figli. È uscito questo discorso, tra i tanti, che mi ha lasciata attonita. È felice, nella sua casa, con la sua famiglia allargata ed un sacco di gente che gironzola li ogni giorno. Parenti, amici, fidanzati delle sorelle, un albergo. Dice che da lì non se ne vuole andare, che gli piace la sua routine, i suoi amici di sempre, non sente un senso di paternità e nemmeno è nei suoi piani sentirlo in futuro. Penso che sia estremamente onesto e coraggioso, ma è fuori dalla mia portata comprenderlo. Non importa, meglio che non li abbia i figli qualcuno che non li vuole, ma come si fa a non volerlo? Poi, magari un giorno? Come fa un ragazzo che sta viaggiando alla scoperta di Cuba da un mese, per la seconda volta, che ha viaggiato negli emirati, che ama l’Asia, a non desiderare qualcosa oltre la sua routine? Affascinante e lontano dalla mia comprensione. Che mistero l’umanità.

L’ultima sera abbiamo cenato con Yami e tutta la famiglia, ci hanno fatto la pasta al sugo, ci hanno comprato un pensierino per ciascuna che ingombrerà molto durante il viaggio, ma è stato un gesto troppo nobile e generoso. Nella loro casetta, su quel tavolo da 6, ridiamo e ci togliamo tante curiosità, li inondiamo di domande. Lei di cuc ne guadagnava circa 40 al mese, lavorando in hotel, a cui si aggiungevano le mance, una volta molto più assidue di oggi, ma non ne poteva più e dopo 16 anni ha smesso ed ora si occupa solo di affittare la nostra stanza. Nella cura del dettaglio si poteva notare l’esperienza con le camere.
Gli abitanti di Santa Marta lavorano praticamente tutti negli hotel o nei ristoranti di Varadero, che sono di proprietà dello stato e solo una percentuale va alla catena. Infatti tutti i camerieri, gli inservienti, i cuochi, sono pagati direttamente dal governo e non dalla compagnia, che paga invece solo l’alta dirigenza, spesso stranieri che vivono direttamente nell’hotel e non sostengono alcuna spesa.
Yami veniva pagata per le giornate lavorate, non ad ore e senza ferie. A Natale non lavori? Non ti pagano. Lavori 1 ora in più? Non importa, sei pagato a giornata quindi gli straordinari sono volontari.
Le chiedo cosa ne pensa del Che, di Fidel Castro e, dopo essersi autoproclamata ignorante in materia politica ed economica, ci dice che hanno fatto tanto per Cuba, che con Fidel il paese stava rinascendo, che finché c’era lui le cose continuavano a migliorare, a crescere, mentre da quando è arrivato il fratello si è bloccato tutto, ora con Trump tutti i passi avanti che avevano fatto sono diventati passi indietro. Ne parla con lo stesso tono con cui senti dire a qualcuno “eh però Mussolini ha fatto un sacco di cose positive”, ma è molto più credibile di noi. Li ammirano. Sono veramente grati del loro lavoro.

 

Qui prossimamente potrete trovare un po’ di foto della city e qui un po’ di tips per organizzare il vostro viaggio!

 

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La Habana – diario di bordo 1

Ok, abbiamo sbagliato tutto.
Sai quando pensi “oh chi ben comincia…” Ecco qui non è andata proprio così.
Dopo la nostra fortunatissima permanenza a Miami, con circa 10 ore dormite in 3 giorni, siamo arrivate al Miami airport e da lì suppongo che la fortuna si sia impigliata in qualche controllo.
“Per Cuba non serve il visto, lo fate in volo, una decina di euro” ci avevano detto… E invece il visto costa, eccome se costa, in base alla compagnia che te lo fa. La Delta lo vende a 16€, mentre la nostra a 100€. Chiaro, semplice e lineare. Dopo una lunga trattativa riusciamo a convincere l’hostess che l’avremmo comprato a Newport, certe che li costasse ben 25€ in meno. E così fu. Hasta l’ultimo centesimo.
In 8 ore siamo a La Habana, andare direttamente da Miami sarebbe stato troppo comodo per noi volpi.
La Habana t’investe. Più o meno come l’aria calda quando apri il finestrino, d’estate, piacevole finché ti riscalda, torrida ed insopportabile se non lo chiudi velocemente.
È un tripudio di rumori, colori, musica, persone. Le persone sono sempre per strada, le case sono così basse che sono sulla strada, adibite a negozi, a parcheggi, con 4 o più usi l’una. Dove dormi, puoi anche mangiare, ma ti programmano anche il viaggio del giorno dopo e ti vendono pure i souvenir. La Habana vieja è praticamente uguale al centro de La Habana, cambia solo la pavimentazione, la larghezza delle strade e la molestia della gente. Si, la molestia, perché chi si sente molestato da sguardi indiscreti a La Habana si sentirebbe violato nell’anima.
Non ho mai sentito paura o timore, quanto piuttosto fastidio è quella insopportabile sensazione con cui un economista non può convivere: la sensazione che ti stiano fregando ad ogni angolo.
Io amo il modo di fare del latino, salutare sempre, anche gli sconosciuti, rispondere ai sorrisi, guardare negli occhi. Gli Habanensi però hanno leggermente portato all’estremo questa pratica.

Camillo è il nostro super taxista, se taxi si può definire una macchina che parte a spinta e si apre a sgambetti. Dopo aver percorso tutto il cento de la Habana a piedi, 16km buoni dice il contapassi, si ferma al grido di “taxiiii” con la sua piccola scatoletta, ci riporta a casa e ci viene a riprendere per andare a vedere il cañonaso, un rituale ad hoc per fottere i turisti, ma era da vedere. Suo cugino, portato appositamente dietro perché offrissimo la cena anche a lui, ci racconta che il salario medio di un cubano sono 10 cuc mensili. 10€. Che la macchina scatoletta ne costa 19’000 e per questo tutti bramano il denaro, cercano di venderti anche l’aria, insistono, senza timore, non hanno molto da perdere, uniscono l’utile al dilettevole e ti vendono anche l’aria. Ci raccontano che negli ultimi anni la merce importata, soprattutto i vestiti, vengono confiscati, non possono essere venduti se non sono prodotti a Cuba. Classificano la loro polizia come la più corrotta del mondo, la si può pagare per evitare una multa, per farla tacere, la temono perché li priverà di soldi, non tanto per la pena. La prostituzione non viene fermata, nemmeno se ci sono delle ragazzine in strada. Mentre ci parlano stiamo dividendo un piatto per 2 in 4, un misto terra e mare con praticamente un pollo ed un pesce, riso a volontà e fagioli. Non riesco a togliermi dalla testa che se ci fossimo limitate a pagargli il passaggio non staremmo spendendo tutto il budget della giornata per regalargli una cena. All’epoca non sapevamo che quei 40€ avrebbero inciso per un buon 50% sul budget pasti di tutta la permanenza a Cuba.
E non sono nemmeno sicura che sia possibile che sia quello lo stipendio medio, visto che Charlie, il pargheggiatore/omino che vende le schede per il Wi-Fi, li guadagna praticamente all’ora.
Il Wi-Fi. Internet a Cuba è arrivato da poco, o meglio, i cubani possono accedervi da 1 annetto e mezzo. Possono avere un router molto costoso, oppure comprare delle schede ad 1 CUC all’ora ed utilizzare le postazioni Wi-Fi in giro per la città o appunto con i router dei pochi che li hanno. Capire dove comprare questa scheda è stata un’avventura.
Abbiamo prima speso 3 CUP in hotel per trovare un autobus per la tappa successiva: impossibile, avremmo dovuto prenotarlo almeno una settimana prima.
Poi 2 CUP da Charlie per prenotare l’airbnb per la seconda notte e Varadero. Peccato che Airbnb non funzioni internamente da Cuba.
Poi 1 CUP alle poste, dopo 1 ora e mezza di coda. A quel punto scorpacciata: 6 schede e crepi l’avarizia.
Scrivo da un taxi, una vecchia Ford con le molle nei sedili, mentre il mio zaino è attaccato con una corda al portapacchi e temo per l’incolumità del Mac, alla nostra sinistra l’oceano, a destra la natura, davanti a me 3 ragazze di Santiago del Chile non troppo interessate a socializzare. I finestrini abbassati lasciano entrare un’arietta fin troppo fresca, mentre il sole picchia. È uno dei 330 giorni all’anno di sole, una bella media per abbronzarsi il giusto.
Ah giusto, il taxi… Beh gli autobus non c’erano e la missione “troviamo altri 2 che vadano a Varadero” era miseramente fallita, quando Charlie, il tuttofare, ci ha indicato un’agenzia che avrebbe svolto la missione al posto nostro.
L’insegna di Varadero è la cosa più moderna che abbia visto fino ad ora. Siamo quasi arrivate, non sappiamo minimamente dove sia l’Airbnb che abbiamo fatto prenotare ad Andrea, ma siamo arrivate e ci meritiamo un po’ di spiaggia. Caraibi e silenzio.

 

Qui prossimamente potrete trovare un po’ di foto della city e qui un po’ di tips per organizzare il vostro viaggio!

 

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