Tips di viaggio – diario di bordo 27

Eravamo a Quito, in un centro commerciale vicino alla stazione degli autobus, l’intenzione era quella di fare una piccola spesa per poi cenare, ma non sapevamo che i ristoranti in Ecuador chiudessero alle 20.30. Vi sembra normale? In America Latina? Già solo perché parlano spagnolo dovrebbero cenare a mezzanotte… E invece lì si pagava in dollari e dopo le 20.30 cenare era un’impresa. Avevamo le buste della spesa e non ci rimaneva nessun’alternativa se non prendere un taxi e farci portare alle bancarelle più vicine. Mangiammo un dignitoso spiedino di carne, Ale fece anche il bis, forse era anche più che dignitoso. Mi portai gli avanzi di salsiccia in un sacchettino nero per lasciarli a qualche bisognoso, ma non trovai nessuno per strada, quindi li misi in un angolo della stazione prima di correre a prendere il bus.

La mattina dopo eravamo a Cuenca, una cittadina colorata, con un’aurea splendida, in cui ci siamo imbattute solo in persone splendide, dalla signora che vendeva i cannoncini alla crema a 0,08 centesimi, a quell’altra signora che c’invitò ad entrare negli uffici del ministero della cultura, guidandoci con amore, ai ragazzi che stanno viaggiando con macchine d’epoca per il mondo, a Filippo.

In quel contesto al sapore di crema, ho inaugurato il quadernino che dopo mesi ero riuscita a comprare proprio il giorno prima, al supermercato, mentre chiudevano i ristoranti.

Ci siamo sedute su una panchina, il sole tramontava dietro le montagne su cui avevamo camminato al mattino presto, alla ricerca dell’acqua termale, biro alla mano e via di elenchi.

Mentre si viaggia s’incappa sempre in errori, dimenticanze, in “cazzo, se potessi tornare indietro…” “se avessimo comprato…” “se avessimo cercato…” “se solo ci avessi pensato prima…”.

Così ci siamo messe d’impegno, ci siamo concentrate su tutte le varie imprecazioni fatte nei mesi precedenti e abbiamo iniziato ad elencarle, trasformandole in piccoli consigli, tips, suggerimenti.

Se foste polli come me smettereste di leggere ora, oppure continuereste senza prendere appunti, per poi ricordavi, nel bel mezzo di una bufera di neve, che se solo aveste preso un calzino in più non vi starebbe salendo la febbre.

Ogni viaggio è fatto a modo suo, ognuno porta con se la sua dose di fortuna, di sfiga e nessuno dice che si debba arrivare preparati, ma sicuramente se ne esce più consapevoli. Incapperete nei vostri errori personali, nelle vostre dimenticanze, per quanto possano essere accurati i miei elenchi, ma magari porterete con voi due cose in meno e qualche consapevolezza in più, giusto per uscire sereni e con il passaporto in borsa.
Nulla di scontato uscirà dalle mie mani, non ho bisogno di dirvi quante mutande ho portato, magari voi vi lavate meno di me, ma sì di dirvi che può essere utile un calzino apposta per dormire in bus e camminare senza scarpe.

Gli elenchi della spesa sono cosi suddivisi:

  • Consigli generici: cosa portare con te
  • Consigli di vita: saccente ed arrogante, dall’alto della mia non esperienza
  • Consigli specifici: on the road Cuba, Messico, Colombia, Perù, Bolivia

Consigli generici: cosa portare con te

 

  1. Vestiti versatili (es: vestitino leggero+collant pesante)
  2. Maglie termiche
  3. Pantaloni termici/leggins
  4. Tuta
  5. Cappellino
  6. Berretto
  7. Impermeabile
  8. Piumino 100gr richiudibile
  9. Sciarpa multiuso  (grande, che possa diventare un turbante, una coperta, una tovaglia…)
  10. Costume intero (per attività, tuffi, sport estremi…)
  11. Occhialini
  12. Crema solare
  13. Spray antizanzare
  14. Occhiali da sole (eventualmente graduati)
  15. Ciabatte/calze per bus
  16. Coperta (nel mondo hanno un problema con l’aria condizionata)
  17. Cuscino gonfiabile
  18. Mascherina occhi per dormire (lo spariglietto che entra dalla tenda del bus è la morte)
  19. Zaini/borse richiudibili (Decathlon, Longchamp, borse di stoffa…)
  20. Lucchetti con codice (non con chiavi)
  21. Carte di debito/credito di circuiti diversi (Visa, Maestro, Mastercard, AmericanExpress…)
  22. Moschettoni, ganci
  23. Borraccia
  24. Adattatori per prese di corrente, tanti piccoli, piuttosto che uno grande (per telefono, GoPro, pc, Reflex…)
  25. Multipla/ciabatta
  26. Kindle
  27. Portacellulare impermeabile (servirà, servirà, chiedetelo ad Alessia che ha i polpi nel telefono)
  28. Boccettine saponi ricaricabili (100ml max)
  29. Borse di stoffa (per la spesa, il bucato, qualsiasi evenienza)
  30. Carta igienica (vi servirà in bus, nei bagni pubblici a pagamento, nel bosco, per soffiare il naso, per pulire, al posto dei tovaglioli…)
  31. Salviettine umidificate (lavatevi ragazzi, almeno le mani)
  32. Amuchina
  33. Spazzolino
  34. Saponetta
  35. Asciugamani in microfibra
  36. Teli mare in cotone leggero o microfibra (non potete fare lo scrub con la sabbia della spiaggia, ogni volta che fate la doccia, portate almeno due teli)
  37. Batteria portatile
  38. Sdoppiatore cuffie (se non viaggi solo e non sei sociopatico)
  39. Nastro adesivo
  40. Mini sacco a pelo (anche se non hai intenzione di accampare, si può usare solo per non dormire su letti che sembrano sporchi)
  41. Cicche

 

Tutto quello che dimenticate a casa potete comprarlo, ma se l’avete già sarebbe un peccato, lo spazio non sarebbe calcolato e non sapete quanto vi potrà costare.
Di tutte le cose elencate io sono sopravvissuta fino alla fine senza alcune come:
– il berretto, ma penso di avere qualche ruga in più
– il sacco a pelo, ho stretto i denti, a volte, pensando a chi aveva dormito prima di me su alcuni letti
– secondo telo, gravissimo errore, a volte ci è toccato asciugarci tutte con l’asciugamano dei piedi oppure prenderlo in prestito nelle case dei cuochi
– Kindle, con una grande tristezza nel cuore ogni volta che vedevo un libro e avrei voluto comprarlo
Tutte le altre, se non le avevamo da prima, le abbiamo comprate perché veramente indispensabili.

Consigli di vita: saccente ed arrogante, dall’alto della mia non esperienza

 

  1. Avere un budget per gli imprevisti, come vedrete dal prossimo post il nostro budget è stato mensilmente sforato di 400 euro, che corrispondono al 66% in più del budget iniziale, 2/3, non poco
  2. Scaricare un’app per controllare in budget, in vacanza non bisognerebbe tenere i conti, ma siamo dei giovani scappati di casa, dobbiamo e possiamo osare, ma rendendocene conto è meglio. Ale ha usato l’app Mobills (su iOs e Android) per segnare ogni spesa, categorizzarla e poi portarla in excel, l’ho scaricata anche io e ve la consiglio, ma una qualsiasi va bene.
  3. Uber, se ancora non l’avete, attivate un account prima di partire, l’SMS con i codici di attivazione non sempre arriva se non sei nel tuo paese e a volte potrebbe essere l’unica ancora di salvataggio alle 3 di mattina a Montevideo nel parcheggio di un Casinò chiuso (noi non l’avevamo)
  4. SIM personale, la vostra, quella italiana, quella a cui avete abbinato l’internet banking, le carte e chi più ne ha più ne metta (la mia era nella valigia, a casa della nonna di Giuliano, a Buenos Aires ed è stato un madornale errore)
  5. Password, la fretta può fregarvi, come quando siete in aeroporto, in 10 minuti chiudono le porte e sbagliate il codice di sicurezza della carta di credito sul sito da cui state comprando l’uscita dal Perù, le porte si chiudono e voi restate a piedi a Bogotà. Meglio scrivere, in codice, le password che utilizzate meno e potrebbero tornare utili. Non datele a qualcuno come le amiche di Alessia, fidatevi di voi stessi, inventatevi un codice segreto per salvarle, aguzzate l’ingenio.
  6. Internet banking, se ancora non vi siete staccati dal conto storico di mamma e papà forse è ora, non potrete chiamare Babozzi perché vi risolva i problemi quando non accetteranno la vostra carta e un passante vi proporrà qualche magheggio, svegliatevi.
  7. Dollari d’emergenza, niente, qui profuma il dollaro, lo accettano ovunque se siete nella merda, portatevi qualche pezzo, consapevoli che per cambiarli le banche accettano solo 50 e 100, ma i negozianti anche 10 e 20.
  8. Attenzione ai cambi climatici, mentre a Lima è piena estate a Machu Pichu è inverno, com’è possibile che sulle Ande ci siano stagioni diverse? Non lo so, la natura è pazzesca e il Sud America, per esempio, è abitato a delle altitudini in cui non andiamo nemmeno a sciare. La Paz è a 4000 metri, a Medellin è sempre primavera, a Santa Marta è sempre estate, #sapevatelo e armatevi di conseguenza.
  9. Ascoltare gli stimoli del proprio corpo, fame, sete, non fatevi influenzare dall’orologio, ci sono tanti fusi orari che potrebbero scombussolarvi, non lasciate comandare il tempo, sentitevi.
  10. Leggere termini e condizioni di ciò che si compra, questo vale per i voli, per i visti e per le frontiere in particolare, non lasciatevi cogliere impreparati.
  11. Cibo d’emergenza, da buone italiane non mancavano mai delle barrette e della frutta secca nei nostri zaini, non si sa mai che morissimo di fame.
  12. Chiedere sempre, senza timore, meglio una volta in più che una in meno.
  13. Comprerete, lasciate spazio nello zaino, meglio un pantalone in meno in partenza che lasciare il cuore su una bancarella.
  14. Assaggiare, tutto, anche il pesce fresco a colazione.
  15. Non fermarsi alle apparenze, guardare oltre, non siamo abituati a nulla di tutto ciò.
  16. Guardare prima di scegliere, questo vale per un ostello o per il menu di un ristorante, non abbiate paura di sembrare meticolosi, ve ne pentireste al momento di pagare o dopo una notte insonne.
  17. Non temere a dire di no
  18. Provare a dire più sì 
  19. Contrattare SEMPRE
  20. Non avere rimpianti, MAI: entra, chiedi, presentati, saluta, sorridi, insulta se è il caso.
  21. Risparmiare sui mezzi, se il tempo non è un problema vai dal punto A al punto B nella forma più economica possibile, c’è sempre una maniera più cheap di quella che stai pensando, chiedi ai locali, insisti.
  22. Comprare alla seconda, non d’impulso, ma nemmeno troppo tardi.
  23. Usare i fast food per bagni e wi-fi
  24. Crearsi un proprio concetto di “pericolo”, siamo tutti diversi, ognuno con le sue fobie, le sue paure, le sue stranezze. Portatele tutte dietro, ma non lasciate che sia qualcun altro a limitarvi. Prendete atto di tutti consigli, ma non lasciatevi sopraffare da paure inutili. Non è come vi raccontano, non è come vedete nei film, non è come 30 anni fa.
  25. Pagare con carta al posto degli altri, se si ha bisogno di contanti. Quando manca un giorno alla partenza, ma non avete nemmeno più i soldi per fare colazione, ha senso prelevare 20 con 5 di commissioni? Non sarebbe più facile sfoggiare un sorriso e pagare con carta il conto del tavolo affianco al vostro? Le persone possono essere molto disponibili, basta chiedere.
  26. Approfittare dei supermercati, soprattutto per l’acqua che è carissima ovunque fuori dall’Italia.
  27. Equilibrare l’alimentazione, una delle cose più difficili da quando l’uomo va in vacanza è regolarsi, ma pensate sempre che anche domani ci sarà qualcosa di nuovo da provare, assaggiate tutto, ma in piccole dosi. State attenti all’eccesso di fritto, di piccante, non siamo abituati e non fa nemmeno così bene, meglio una piccola porzione piuttosto che un giorno sul cesso.
  28. Day-off, non abbiate paura di perdere tempo riposando. Il corpo non è una macchina e per quanto reagisca in base agli impulsi che gli diamo con il cervello, a volte chiede pietà: dategliela. Infilatevi in un cinema, sdraiatevi sul divano, ordinate d’asporto, il giorno dopo vi ringrazierete.
  29. No al panico. C’è sempre sempre sempre una soluzione a tutto, non ha senso entrare nel panico. Se è il caso insultate qualche operatore, non c’è problema, ma poi rientrate in voi. Siate costruttivi, il karma vi aiuterà.
  30. Esiste sempre qualcosa di più cheap. SEMPRE. Che si tratti di cibo, trasporti, escursioni, attività. Sta a voi.
  31. NON prelevare in aeroporto, quando meno non alla partenza. Se ci fosse qualche problema con la carta non avreste tempo di risolverlo prima della partenza del volo.
  32. NO ad attività troppo pericolose inutilmente, dico sempre sì a tutto, ma ha davvero senso andare in quad il giorno prima della scalata a Machu Pichu? Davvero avete voglia di rischiare per qualcosa che potete fare anche a casa?
  33. Leggere prima di firmare, che mamma e papà ce l’abbiano detto sempre non significa che l’abbiamo imparato. Ci sono poche attività assicurate, per esempio, state attenti al noleggio di un’attrezzatura che vi potrebbe poi costare più di un acquisto.
  34. Massimo 2 zaini, che tutto vi stia sempre in 2 borse, uno zaino grande ed uno piccolo. Nel piccolo potrete mettere tutti i documenti, le cose fragili ed elettroniche, per metterlo nella cappelliera magari, lasciando il grande nel baule.

Consigli specifici: on the road

Cuba

  1. Portare euro, visto gli ottimi rapporti con gli Stati Uniti il dollaro è estremamente svalutato, in cambio l’euro è ben visto e si può cambiare facilmente
  2. Prenotare anticipatamente Airbnb, dall’interno dell’isola non è possibile
  3. Viaggiare in gruppo
  4. Noleggiare un auto, i trasporti a Cuba sono difficili e costosi
  5. Internet non è libero, potete acquistare presso i punti ECTSA delle tessere utilizzabili nei punti Wifi, il costo è di 1 euro all’ora se le comprate nei negozi officiali e non per strada. Non sarà difficile rivenderle se ne comprate una in più.
  6. Visto, non è necessario andare all’ambasciata, ma controllate quanto costa il visto con la vostra compagnia aerea, in ambasciata il prezzo è di 26 euro, noi l’abbiamo pagato 150.
  7. Taxi abusivi, a Cuba i taxi sono cari, ma è pieno di macchine che abusivamente ti accompagnano come un taxi, anzi, possono diventare anche fedeli compagni e guide. Chiedete ai locali in che via trovarli più facilmente.
  8. Non offrire niente, per ovvie ragioni dare un dito a Cuba significa lasciare il culo, purtroppo soprattutto a La Habana c’è grande povertà e c’è anche chi se ne approfitta, occhi aperti.

Messico

  1. ADO è una compagnia di bus che funziona meglio di Trenitalia. Prima compri, meno paghi. E paghi veramente poco.
  2. “Pica?” Chiedere sempre se quello che ti servono è piccante. Se stai per morire chiedi del latte.

Colombia

  1. Aerei, in Colombia sono arrivate le compagnie low cost, può essere più economico volare che viaggiare su ruote.
  2. Viva Colombia, è la compagnia più economica attualmente in Colombia, i voli sono frequenti come i treni Milano-Genova, ma il 70% della compagnia è stato comprato da Ryanair. Con tutti i pregi e tutti i suoi difetti.
  3. Zaino piccolo, in Colombia fa caldo, ma anche fresco, volare low cost non include il bagaglio, ma nemmeno serve. Noi abbiamo lasciato lo zaino grande a Bogotà e abbiamo viaggiato 25 giorni con quello piccolo. Un sollievo per le mie spalle.

Ecuador

  1. Prelevare più dollari, potrebbero servirvi durante le prossime tappe

Perù

  1. Lima, è una città che sta migliorando, ma non è così turistica da perderci più di un giorno, se non per mangiare il secondo. La cucina migliore di tutto il Sud America è lì.
  2. Aeroporto di Lima, per arrivare in aeroporto o andare in città non è un calvario, basta prendere un taxi fino a plaza e poi un bus tra i mille che passano per l’aeroporto o viceversa.
  3. Ica e Paracas meritano anche loro solo 1 giorno
  4. Prenotare bus in anticipo, potrete organizzare bene il tempo e spendere nettamente meno.
  5. Bus Flores, è una compagnia molto economica, se vi siete dimenticati di comprare anticipatamente il biglietto VIP di Cruz del Sur/Norte potete ripiegare su Flores. Puoi viaggiare con le galline, senza aria condizionata. Da Ica partono per Lima ad ogni ora.

Bolivia

  1. Metterci la faccia. Scoprire come muoversi prima di arrivare in Bolivia può essere più difficile, vai, scoprilo.

 

P.s. Questo post potrebbe essere aggiornato in futuro, con illuminazioni mattutine, colpi in testa o in funzione delle domande che mi farete.

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Viñales – diario di bordo 3

Da Varadero, dopo aver baciato ed abbracciato Yami e la sua famiglia, abbiamo preso la cara vecchia camioneta e tra un posto di blocco e l’altro abbiamo preso il bus per Viñales.
Ci siamo fissate con una serie. Forse non è positivo in viaggio, magari bisognerebbe guardare fuori dal finestrino, approfittarne per dormire, conoscere il vicino dell’autobus, ma la strada è lunga e anche il vicino dorme, russa, ci dà le chiappe, quindi ben venga Reddington e sua figlia (è sua figlia vero? No spoiler).

Arrivate nel paesino ad attenderci nella pizza principale ci sono decine di persone con cartelli in mano, sono foto delle loro case, nomi di persone, qualcuno ha anche i nostri, o pensa di averli “Lisi e Doralisi de Italia”. Scese dell’autobus veniamo totalmente investite da questa folla e mi metto finalmente nei panni delle rock star assalite dai fan. Vorrei poter dormire in ognuna di queste case per non deludere nessuno, per dargli qualcosa, per non vedere quella faccia triste di chi ti dice “si sì dicono tutti così e poi non vengono”. Il viaggio era stato lungo, avevo solo voglia di pranzare e prendere online la casa.
Il miglior arroz con frijoles della storia mi diede il giusto impulso. Via!
Dopo una settimana a Cuba ormai non ci frega più nessuno, sappiamo i trucchi del mestiere, non prenotiamo nessun tour e aspettiamo che la nostra proprietaria di casa faccia i magheggi. Coltivazioni di tabacco, sigari, cavalcate, un giretto tra curvas e Belvedere, nel totale relax. Del resto Viñales sono due vie circondate dalla natura, non c’è molto di cui preoccuparsi.
Ci siamo affezionate ad un ristorante con menù completo a 2CUC, si chiama Los Angeles e ci vedrà li per colazione, pranzo e cena fino ad intristirai alla notizia della nostra partenza.
Purtroppo l’ultimo giorno è arrivata l’annunciata corrente d’aria fredda dal nord e piove a dirotto, niente cayo Judios per questa volta. Essendo sabato ci regalano però una super serata di paese con salsa e paesani che non ha nulla da invidiare a qualsiasi sagra del Monferrato. Frank m’insegna qualche passo, l’importante è lasciarsi andare, ascoltare la musica e godersela. Probabilmente sono orribile da vedere, ma che problema c’è? Siamo a Cuba, bisogna bere piña colada, fumare sigari e ballare salsa. Di cosa ci possiamo lamentare?
Prometto che alla fine di questo viaggio anche Ale inizierà a ballare, è una missione personale.
Buonanotte Cuba.

 

 

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Varadero – diario di bordo 2

Una volta arrivate a Varadero abbiamo accompagnato le ragazze nel loro hotel a 5 stelle per poi farci lasciare in centro, da lì il panico. Attacchiamo i telefoni al computer, per poi accedere al Wi-Fi, accampate di fronte ad un hotel. La nostra casetta che ci siamo fatte prenotare da Andrea non è proprio a Varadero, non è in nessuno di questi 20km di spiagge, bensì dall’altra parte del ponte, oltre il confine. Sul momento ci siamo scoraggiate ulteriormente, abbiamo preso un taxi ed è partita la ricerca della casa, che ovviamente non era dove indicava Google maps. Panico. Ci avranno fottute. Non esisterà questa cazzo di casa. Respira.
E da questo sconforto è uscito tutto il buono, il bello e l’inaspettato che quest’isola ci avrebbe regalato.
Il paese oltre il ponte si chiama Santa Marta ed è diventato il nostro posto preferito di tutta Cuba. Gli abitanti di Santa Marta si sono subito accorti (forse per i nostri zaini e le facce sconsolate) che stavamo cercando una casa e sono venuti in nostro aiuto. Correvano, chiamavano, finché non hanno trovato la nostra casetta. A La Habana non ci avevano prestato il telefono per fare una chiamata nemmeno in cambio di soldi, a Santa Marta non abbiamo nemmeno dovuto chiedere.
La nostra casetta è bellissima, su due livelli, sotto vive la signora Elena con suo marito e sopra sua figlia Yamila, suo marito e noi, in una stanzetta arancione con bagno annesso. Pulita, nuova, con ventilatore, aria condizionata, frigo, saponette. In Europa ho visto Airbnb che non valevano nemmeno la metà di questa stanzetta. Yami ci dirà poi che tutte le case per essere abilitate dallo stato ad essere affittate devono rispettare determinati standard. Si preoccupa fin da subito di farci firmare il registro, controlla i nostri passaporti e torniamo a Varadero.
Come? Lo chiediamo a Amel, il papà della casa all’angolo che ha fatto le chiamate per trovare la nostra casa.
Per tornare indietro ci sono vari modi: 5 cuc per le motorette a forma di cocco, 1 cuc a testa per i carretti attaccati alle bici, ma solo fino al ponte, 0.50 cuc per il carro collettivo, anche questo solo fino al ponte, oppure 0.25 cuc a persona per le camionetas che ti portano fino alla 54. Ovviamente le camionetas sono diventate il nostro mezzo di trasporto di fiducia per l’intera permanenza. Tutti cubani e noi turiste. Tutti che andavano a lavorare e noi in spiaggia. Dopo 3 giorni salutavamo anche l’autista.
Purtroppo abbiamo preso dei giorni di mare mosso, ma poco male, l’acqua era trasparente, la sabbia fine, la temperatura perfetta e hotel hotel hotel.
Varadero è un piccolo paradiso fittizio, che non ha nulla a che vedere con Cuba, dove i turisti si rinchiudono negli hotel ed escono solo per prendere il sole, fare serata e qualche escursione. Come socializzare?
Importunando chi non aveva il magico braccialetto colorato.
“Ciao, voi che fate?” Entro a gamba tesa. “Stiamo comprando un regalo per un amico” “no, ma indendevo che fate qui, a Varadero, dove non c’è nulla da fare?” “Ahhh” il regalo faceva cagare, quindi meglio così, andiamo a pranzo con Claudio e Andrea, due cugini di due paesino vicino a Roma di cui non ricordo francamente il nome.
Era la loro seconda volta a Cuba, la prima volta ne sono rimasti affascinati e hanno deciso di tornare, sono partiti da Santiago e sono risaliti. Staremo con loro due giorni, a scottarci, giocare a carte, catamarano, salsa, pollo, riso, praticamente tutto quello offriva Varadero.

Andrea non vuole figli. È uscito questo discorso, tra i tanti, che mi ha lasciata attonita. È felice, nella sua casa, con la sua famiglia allargata ed un sacco di gente che gironzola li ogni giorno. Parenti, amici, fidanzati delle sorelle, un albergo. Dice che da lì non se ne vuole andare, che gli piace la sua routine, i suoi amici di sempre, non sente un senso di paternità e nemmeno è nei suoi piani sentirlo in futuro. Penso che sia estremamente onesto e coraggioso, ma è fuori dalla mia portata comprenderlo. Non importa, meglio che non li abbia i figli qualcuno che non li vuole, ma come si fa a non volerlo? Poi, magari un giorno? Come fa un ragazzo che sta viaggiando alla scoperta di Cuba da un mese, per la seconda volta, che ha viaggiato negli emirati, che ama l’Asia, a non desiderare qualcosa oltre la sua routine? Affascinante e lontano dalla mia comprensione. Che mistero l’umanità.

L’ultima sera abbiamo cenato con Yami e tutta la famiglia, ci hanno fatto la pasta al sugo, ci hanno comprato un pensierino per ciascuna che ingombrerà molto durante il viaggio, ma è stato un gesto troppo nobile e generoso. Nella loro casetta, su quel tavolo da 6, ridiamo e ci togliamo tante curiosità, li inondiamo di domande. Lei di cuc ne guadagnava circa 40 al mese, lavorando in hotel, a cui si aggiungevano le mance, una volta molto più assidue di oggi, ma non ne poteva più e dopo 16 anni ha smesso ed ora si occupa solo di affittare la nostra stanza. Nella cura del dettaglio si poteva notare l’esperienza con le camere.
Gli abitanti di Santa Marta lavorano praticamente tutti negli hotel o nei ristoranti di Varadero, che sono di proprietà dello stato e solo una percentuale va alla catena. Infatti tutti i camerieri, gli inservienti, i cuochi, sono pagati direttamente dal governo e non dalla compagnia, che paga invece solo l’alta dirigenza, spesso stranieri che vivono direttamente nell’hotel e non sostengono alcuna spesa.
Yami veniva pagata per le giornate lavorate, non ad ore e senza ferie. A Natale non lavori? Non ti pagano. Lavori 1 ora in più? Non importa, sei pagato a giornata quindi gli straordinari sono volontari.
Le chiedo cosa ne pensa del Che, di Fidel Castro e, dopo essersi autoproclamata ignorante in materia politica ed economica, ci dice che hanno fatto tanto per Cuba, che con Fidel il paese stava rinascendo, che finché c’era lui le cose continuavano a migliorare, a crescere, mentre da quando è arrivato il fratello si è bloccato tutto, ora con Trump tutti i passi avanti che avevano fatto sono diventati passi indietro. Ne parla con lo stesso tono con cui senti dire a qualcuno “eh però Mussolini ha fatto un sacco di cose positive”, ma è molto più credibile di noi. Li ammirano. Sono veramente grati del loro lavoro.

 

Qui prossimamente potrete trovare un po’ di foto della city e qui un po’ di tips per organizzare il vostro viaggio!

 

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La Habana – diario di bordo 1

Ok, abbiamo sbagliato tutto.
Sai quando pensi “oh chi ben comincia…” Ecco qui non è andata proprio così.
Dopo la nostra fortunatissima permanenza a Miami, con circa 10 ore dormite in 3 giorni, siamo arrivate al Miami airport e da lì suppongo che la fortuna si sia impigliata in qualche controllo.
“Per Cuba non serve il visto, lo fate in volo, una decina di euro” ci avevano detto… E invece il visto costa, eccome se costa, in base alla compagnia che te lo fa. La Delta lo vende a 16€, mentre la nostra a 100€. Chiaro, semplice e lineare. Dopo una lunga trattativa riusciamo a convincere l’hostess che l’avremmo comprato a Newport, certe che li costasse ben 25€ in meno. E così fu. Hasta l’ultimo centesimo.
In 8 ore siamo a La Habana, andare direttamente da Miami sarebbe stato troppo comodo per noi volpi.
La Habana t’investe. Più o meno come l’aria calda quando apri il finestrino, d’estate, piacevole finché ti riscalda, torrida ed insopportabile se non lo chiudi velocemente.
È un tripudio di rumori, colori, musica, persone. Le persone sono sempre per strada, le case sono così basse che sono sulla strada, adibite a negozi, a parcheggi, con 4 o più usi l’una. Dove dormi, puoi anche mangiare, ma ti programmano anche il viaggio del giorno dopo e ti vendono pure i souvenir. La Habana vieja è praticamente uguale al centro de La Habana, cambia solo la pavimentazione, la larghezza delle strade e la molestia della gente. Si, la molestia, perché chi si sente molestato da sguardi indiscreti a La Habana si sentirebbe violato nell’anima.
Non ho mai sentito paura o timore, quanto piuttosto fastidio è quella insopportabile sensazione con cui un economista non può convivere: la sensazione che ti stiano fregando ad ogni angolo.
Io amo il modo di fare del latino, salutare sempre, anche gli sconosciuti, rispondere ai sorrisi, guardare negli occhi. Gli Habanensi però hanno leggermente portato all’estremo questa pratica.

Camillo è il nostro super taxista, se taxi si può definire una macchina che parte a spinta e si apre a sgambetti. Dopo aver percorso tutto il cento de la Habana a piedi, 16km buoni dice il contapassi, si ferma al grido di “taxiiii” con la sua piccola scatoletta, ci riporta a casa e ci viene a riprendere per andare a vedere il cañonaso, un rituale ad hoc per fottere i turisti, ma era da vedere. Suo cugino, portato appositamente dietro perché offrissimo la cena anche a lui, ci racconta che il salario medio di un cubano sono 10 cuc mensili. 10€. Che la macchina scatoletta ne costa 19’000 e per questo tutti bramano il denaro, cercano di venderti anche l’aria, insistono, senza timore, non hanno molto da perdere, uniscono l’utile al dilettevole e ti vendono anche l’aria. Ci raccontano che negli ultimi anni la merce importata, soprattutto i vestiti, vengono confiscati, non possono essere venduti se non sono prodotti a Cuba. Classificano la loro polizia come la più corrotta del mondo, la si può pagare per evitare una multa, per farla tacere, la temono perché li priverà di soldi, non tanto per la pena. La prostituzione non viene fermata, nemmeno se ci sono delle ragazzine in strada. Mentre ci parlano stiamo dividendo un piatto per 2 in 4, un misto terra e mare con praticamente un pollo ed un pesce, riso a volontà e fagioli. Non riesco a togliermi dalla testa che se ci fossimo limitate a pagargli il passaggio non staremmo spendendo tutto il budget della giornata per regalargli una cena. All’epoca non sapevamo che quei 40€ avrebbero inciso per un buon 50% sul budget pasti di tutta la permanenza a Cuba.
E non sono nemmeno sicura che sia possibile che sia quello lo stipendio medio, visto che Charlie, il pargheggiatore/omino che vende le schede per il Wi-Fi, li guadagna praticamente all’ora.
Il Wi-Fi. Internet a Cuba è arrivato da poco, o meglio, i cubani possono accedervi da 1 annetto e mezzo. Possono avere un router molto costoso, oppure comprare delle schede ad 1 CUC all’ora ed utilizzare le postazioni Wi-Fi in giro per la città o appunto con i router dei pochi che li hanno. Capire dove comprare questa scheda è stata un’avventura.
Abbiamo prima speso 3 CUP in hotel per trovare un autobus per la tappa successiva: impossibile, avremmo dovuto prenotarlo almeno una settimana prima.
Poi 2 CUP da Charlie per prenotare l’airbnb per la seconda notte e Varadero. Peccato che Airbnb non funzioni internamente da Cuba.
Poi 1 CUP alle poste, dopo 1 ora e mezza di coda. A quel punto scorpacciata: 6 schede e crepi l’avarizia.
Scrivo da un taxi, una vecchia Ford con le molle nei sedili, mentre il mio zaino è attaccato con una corda al portapacchi e temo per l’incolumità del Mac, alla nostra sinistra l’oceano, a destra la natura, davanti a me 3 ragazze di Santiago del Chile non troppo interessate a socializzare. I finestrini abbassati lasciano entrare un’arietta fin troppo fresca, mentre il sole picchia. È uno dei 330 giorni all’anno di sole, una bella media per abbronzarsi il giusto.
Ah giusto, il taxi… Beh gli autobus non c’erano e la missione “troviamo altri 2 che vadano a Varadero” era miseramente fallita, quando Charlie, il tuttofare, ci ha indicato un’agenzia che avrebbe svolto la missione al posto nostro.
L’insegna di Varadero è la cosa più moderna che abbia visto fino ad ora. Siamo quasi arrivate, non sappiamo minimamente dove sia l’Airbnb che abbiamo fatto prenotare ad Andrea, ma siamo arrivate e ci meritiamo un po’ di spiaggia. Caraibi e silenzio.

 

Qui prossimamente potrete trovare un po’ di foto della city e qui un po’ di tips per organizzare il vostro viaggio!

 

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