Playa del Carmen – diario di bordo 5

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Dalle stelle alle stalle, questo è il bello di couchsurfing. Ieri dormivamo in una torre con gli inservienti che ci correvano dietro per farci il letto ed oggi per terra, in una casetta umile, in una parallela della 5ª a Playa del Carmen.
Dal bus s’intravedeva un tramonto che sapeva di mare, quando siamo scese abbiamo preso proprio la 5ª, senza nemmeno rendercene conto ed ho iniziato a saltellare. Mille colori, suoni, ristoranti all’aperto, terrazze che guardano sulla strada, tutto rivolto all’esterno, souvenir e profumi, i negozi enormi ed ordinati hanno le vetrine totalmente aperte, esattamente come dev’essere in un posto di mare, dove fa caldo tutto l’anno.
Abbiamo già prenotato il Chichen Itza per domani e Ale mi fa notare che anche oggi dormiremo un altro giorno.
Il nostro couch si chiama Alex, è un ragazzo sorridente che dimostra molti meno anni di quelli che ha, che ha vissuto 10 anni in Cina, ha visto tutta l’Asia e ospita contemporanea 4 couch nella sua casa. La sua casetta ha la porta sempre aperta, un piccolo cortiletto all’ingresso, un salottino con un divano letto, 2 camere, il bagno con il lavandino in corridoio e la cucinina dietro. Presumo che siano un 50m2 in cui dormiremo in 6. Che problema c’è?
Alex è un maestro di CS ed organizza settimanalmente un incontro che cade proprio questa sera. Vediamo se cado anche io.

Wow.
Siamo sulla terrazza di un ostello che sembra una palafitta altissima, ragazzi, giovani e meno giovani da tutte le parti del mondo, la maggior parte sta viaggiando da sola, altri in coppia e poi ci sono i ragazzi che ospitano abitualmente qui a Playa. Inizio a pensare che couch sia un po’ una setta modello ESN pero con un altro format. Adoro.
Abraham sembra essere un veterano, è un 30 enne grossiccio e sorridente, puro Mexicano che dopo aver venduto molto bene un ristorante a Puebla ed aver finito il suo lavoro da informatico durante la presidenza di qualche ex presidente, ha iniziato a vivere di rendita e si è stabilito qui a Playa. A quanto pare tutte le persone con cui parlo erano venute per un mesetto, che poi sono diventati 2, 3, finché non hanno comprato casa.
Annoiato e desideroso di conoscere il suo paese Abraham ha deciso di aprire un’agenzia, ha cambiato la sua macchina per un furgoncino e si è appena offerto di portarci a vedere tutti i posti che avevamo in mente e anche quelli che avevamo già escluso!
C’è una ragazza tedesca, bionda, “una bella tedescona” come direbbe quella signora bresciana che vive a Buenos Aires, non sa lo spagnolo ed inizia a parlarmi in inglese. Forse non ho mai scritto di quanto mi entri il panico quando devo parlare in inglese, non mi sento all’altezza e so già che sbaglierò, ma questa sera chissene frega, è troppo tenera e voglio sapere del suo viaggio quindi mi butto. Playa è la sua penultima tappa, prima di andare a New York a passare il Natale con una Couch sconosciuta, per poi ricongiungersi con il fidanzato in Etiopia. Ha viaggiato per il centro America, Panama, Guatemala, Honduras, Cuba e ora, dopo 2 mesi, ha deciso di fermarsi un attimo per mettere insieme i pezzi, perché ha fatto tutto troppo di fretta, perché riguardando alcune foto non si ricorda dove le ha scattate, perché è stanca di conoscere persone e lasciarle dopo 2 giorni.
Sono in viaggio solo da 2 settimane e capisco perfettamente quello che sta dicendo, al punto da iniziare a cambiare i miei piani. Tutti in questa terrazza hanno qualcosa da obiettare sul nostro programma, ma non importa, perché tutto non si può vedere e ognuno cerca qualcosa di diverso, però su qualcosa hanno sicuramente ragione ed iniziò a maturare l’idea di tagliare il Brasile e dedicarmi di più all’America Latina ispanoablante, restare un po’ di più in Messico, scendere in Colombia, Perù, Bolivia e poi Cile e Argentina nel secondo semestre. Il Brasile effettivamente forse merita un viaggio a se. Vedremo in itinere.
La bionda tedesca mi racconta anche di un 80enne che ha conosciuto in qualche ostello, stava viaggiando da 17 mesi e aveva solo uno zaino delle dimensioni di quello della Eastpack con cui andavo al liceo. La Jacuzzi ha i vertici arrotondati altrimenti li prenderei a testate. Il mio zaino è un finto 50L che pesa 10kg circa, dopo 20 minuti che lo carico inizia a pesarmi e non c’è dentro un cazzo, sono già stufa dei vestiti che ho portato e il vecchietto riderebbe di me come ha riso della tedesca, che ne ha 40 di kg.
Poco male.
Non sono brava con i nomi, ma un altro ragazzo messicano mi sta raccontando di quanto sia ben pagato il lavoro degli spazzaneve sui tetti in Svezia, quando ci sono -40º, mi parla anche un po’ italiano perché il suo socio è napoletano, ovviamente ora non è presente perché è Natale. Ed è napoletano. E la famiglia è sacra.
Ok, è tardi, domani Chichen Itza, la sveglia è alle 6.30, non voglio andare a casa, ma c’incamminiamo. Abbiamo guadagnato in nuovo ospite, una ragazza italiana che sta viaggiando da 2 mesi in Messico, era guida turistica a Pompei prima di partire e non è più sicura di cosa vorrà fare una volta tornata. In realtà non è nemmeno sicura di tornare. Questo Messico le è piaciuto così tanto che sta pensando ad un periodo di volontariato a Chiapas.
Ho troppi pensieri stanotte.
Vanessa è attualmente la fidanzata di Alex, il nostro couch, o quanto meno ho visto che si baciavano e dividono il letto, ma non mi sbilancio. Magari stanno solo condividendo questo periodo di vita. Lei è di Buenos Aires e non ci vuole proprio tornare, ha lasciato tutto e con la liquidazione ha comprato il visto lavorativo qui. Convinta, più che mai, che fosse il suo posto. Il lavoro e la burocrazia le stanno mettendo un po’ i bastoni tra le ruote, ma non si dà per vinta e continua.
Nanna.
È davvero ora.

 

Qui prossimamente potrete trovare un po’ di foto della city e qui un po’ di tips per organizzare il vostro viaggio!

 

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