Punti, interrogativi

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Addentrandomi troppo a fondo nel buongiorno di Gramellini mi ritrovo con tante domande e una sola risposta: ‘troppi’.
Eppure l’umanità è questa, è strano doversene fare una ragione, ma ho imparato a convivere con l’impotenza su qualche frangente, come la morte, come la natura umana, è così. E basta.
Però siamo vivi ora e vorrei che più persone se ne rendessero conto e sfruttassero quest’occasione.
Quanti
si soffermano di più sui preferiti piuttosto che sugli ultimi tweet?
Quandi leggono davvero il giornale non calcolando le figure? Quanti
ascoltano davvero una canzone quando mettono mi piace a chi l’ha
condivisa? Quanti dopo aver letto un bell’articolo ne cercano altri di
quel giornalista? Quanti vanno a rileggersi i passi della Bibbia dopo la
messa? quanti scrivono le lettere d’amore a mano? Quanti assaggiano
prima di dire ‘non mi piace’? Quanti vanno a votare prima di lamentarsi
che il paese fa schifo e chi lo governa di più? Quanti invece di
scrivere ‘mi manchi’ prendono il primo treno? Quanti aprono il
dizionario per cercare una parola nuova? Quanti considerano disonorevole
un lavoro umile e onorevole stare a casa sul divano? Quanti di quelli a
cui piace la mia foto profilo hanno letto la descrizione? Quanti
stasera andranno a letto con il sorriso? Quanti danno da mangiare a chi
scrive ‘ho fame’? E quanti di quelli che ‘ho fame’ non hanno un
portamonete davanti? Quanti piangono davanti ad un tramonto? Quanti si
svegliano all’alba per andare a correre con un’aria diversa? Quanti
hanno paura dei ‘mea culpa’? Quanti non hanno il coraggio di dire, ma di
soffrire? Quanti? Quanti.
Con tweet, status e punti interrogativi, vado a dormire.
Ti djsj.

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