Entropia interstellare e mentale

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Carpe Diem,  cogli l’attimo, olocene, qui ed ora. 
Corro a casa, ho dimenticato le chiavi, suono con insistenza, non mi strucco neanche, infilo il pigiama e cerco la colonna sonora giusta. Non posso perderla questa.
Non è vero che devo scrivere di tutto, non credo di essere in grado di scrivere di tutto, men che meno di cinema. una critica cinematografica non credo uscirà mai dalle mie dita, fino a quando non incrementerò almeno del 325% la mia cultura. Ciò premesso, non posso non fermarmi, non dedicarmi, a questo capolavoro.
Capolavoro potrebbe sembrare già una sentenza, ma è soggettiva. Per me lo è.
Sono ancora agitata, cerco e vorrei aiuto, ma se mi soffermo non so dove potrei trovarlo, se non dentro di me.
Cos’è successo di così grave? Ho semplicemente visto Interstellar.
In molti lo aspettavano, in tanti l’hanno visto, la sala era piena anche stasera, chissà che sensazioni si portano a casa loro, ho sentito commenti sulle scelte degli attori e sulle parti assegnate, apprezzamenti e menefreghismi. A me non ha toccato. Sono uscita da quella sala completamente sbigottita, con una miriade di domande in testa, con un’ enormità di punti interrogativi.
Il tempo, lo spazio e gli affetti, sono i 3 fuochi.
Il tempo.
Non so dove potrebbe portare questo discorso, ma se penso al tempo il mio cervello come prima immagine vede un orologio, è una semplice associazione mentale: il tempo mi rimanda subito alla sua unità di misura, che vediamo scorrere nelle lancette. La dilatazione temporale è una cosa che posso accettare, ma non comprendere. Che il tempo scorra diversamente e si possa andare avanti più velocemente, lasciando tutto e tutti indietro, mi traumatizza. Non mi sono mai soffermata  così tanto sul tempo, se non nelle nottate in cui passiamo da ora legale ad ora solare e viceversa, mentre cerco d’incastrare quel tempo perso e quello guadagnato con la vita vissuta in quelle ore. L’unica soluzione che posso escogitare per sfuggire a quest’ansia è godermelo, tutto, viverlo e sfruttarlo.
Lo spazio.
Lo spazio è un’idea che mi martella più spesso. Alzo gli occhi al cielo, di notte, e guardo l’infinito.  L’infinito. Dove passa quest’infinito? Come fa a non arrivare da nessuna parte? A non avere una meta? Cos’è l’infinito? Ancora non ho compreso come sia possibile che ci siano 3 dimensioni, come posso pensare a 5? Mi crogiolo attorno alla parola “infinito”, focalizzando anche il suo simbolo di 8 rovesciato, che ben trasmette l’idea dell’infinito stesso, un poter continuare ad andare, girare, fare, senza mai arrivare. Assolutamente inarrivabile, non solo fisicamente, ma per la mia mente, non ci arrivo, non lo vedo, non lo spiego e quindi non lo concepisco. Eppure è così,  fino a prova contraria. E comunque anche la prova contraria non ci basterebbe, quindi prendiamo quel che viene.
Gli affetti.
Sebbene l’intenzione di Nolan potesse essere quella di sottointendere che l’amore sia il vero grande motore vitale, mezzo grazie al quale poter raggiungere tutte le soluzioni, rispetto agli altri temi che prevalgono il film, passa assolutamente in secondo piano, ma merita attenzione comunque. 
In primis è chiaro e palese che i legami di sangue siano forti e trascendano tutte queste dimensioni e tempistiche, così come l’amore. Mi ha fatto particolarmente specie vedere l’ostinazione in Marphy, giustificata dalla speranza, che non lascia trasparire fino all’ultimo, dalla fiducia in suo padre. La fiducia, quando c’è di mezzo il sangue, è ossigeno. Altrettanto stupore mi ha lasciato vedere l’atteggiamento completamente differente di due uomini trovatisi al punto di non aver più nulla da perdere: Mann, che giustifica il suo voler salvare se stesso, con un voler salvare l’umanità, fino a perdere anche se stesso. E poi Matthew, che non ha esitato a sacrificarsi, venendo in teoria ripagato da questa quinta dimensione. Lui, che dopo essersi sacrificato una volta,  lasciando i suoi figli, per poi doversi lanciare, ancora, dopo aver completato ogni suo obbiettivo: salutare e farsi perdonare da sua figlia.
Così,  si chiude, lasciandomi li a pensare alla vita, alla morte ed a cosa c’è nel mezzo, a come spendere me stessa, per trovare risposte.
Pensieri, sconnessi pensieri dai quali sono stata travolta dopo aver visto e sentito questo spettacolare film, che non mi ha detto niente, mentre mi ha detto tanto. Tutti gli interrogativi dell’umanità racchiusi in una sala dell’Uci per 3 orette. Oltre alle domande mi rimane quello stesso senso di consapevolezza con cui ero entrata: l’amor che muove il sole e le altre stelle, è l’unica cosa che, anche in questo caso, riusciamo ad immaginare possa battere anche la gravità. Non sappiamo perché e non vogliamo neanche chiedercelo, ci prendiamo il tempo per viverlo, dilazionandolo a nostro piacimento, nei nostri cuori. Ci prendiamo lo spazio, tutto quello che sogniamo e tutto quello che riusciamo a toccare, ad attraversare, a concepire. Ci catapultiamo in altre dimensioni, lasciando fermo il corpo, ma lo facciamo.
Così, nonostante il momentaneo desiderio d’iscrivermi ad ingegneria , perché in questo istante il resto pare effimero e piccolissimo , rispetto all’universo, così provo a dormire.
Un senso di piccolezza ed inutilità mi pervade, ma credo che tutti abbiano un utilità, esattamente come nulla accade per caso, anche solo essere la ragione per tornare, il motivo per tentare, la molla di qualcuno.
Lasciatevi dunque attraversare, se già non l’avete fatto, da questa botta di vita.

Nel mentre, vado a dormire anche io.

One thought on “Entropia interstellare e mentale”

  1. Sei più profonda di quanto pensassi.. secondo te come fa la figlia a capire che si trattava del padre quando fino a quel momento era convinta che l'avesse abbandonata? E poi, tralasciando piccole incertezze fisiche riguardo all'entrata nel buco nero e altre piccolezze che non sminuiscono comunque il film, cosa hai sentito mentre il padre, cosciente del fatto che sono passati 25 anni sulla Terra, corre a vedere i filmati del figlio e lo vede crescere nei video nella stessa velocità con cui è passato il tempo sulla Terra finendo per vedere la figlia che gli ricorda la sua promessa e la sua età uguale, ora, a quella del papà quando è partito?

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