Mi diario, week 2 – Pastelli a cera per i nostri venerdì neri (spettacolari)

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Dicono che ci voglia molto coraggio ad ospitare qualcuno in casa con Air bnb. Dicono ci voglia molto coraggio ad usare Bla bla car. Dicono ci voglia molto coraggio a tornare in tram da sola, se sei una donna, la notte, a Milano. Dicono ci voglia molto coraggio ad andare a vivere da soli a 18 anni. Dicono ci voglia molto coraggio a partire, senza appoggi, senza agganci, senza conoscere nessuno, senza sapere la lingua del posto in cui si andrà a stare. Dicono ci voglia molto coraggio a credere ancora nell’umanità dopo che hai subito un furto.
Dicono tante cose, ma io non ho ancora capito la differenza tra coraggio ed incoscienza e forse nemmeno la voglio sapere.
Mamma, per dimostrare l’incoscienza di papà, racconta sempre che da piccina, quando ancora nuotavo con un bracciolo, tuffandomi dal pontile, lo persi. Lei era già pronta a lanciarsi per salvare la sua piccola, in preda al panico, papà la fermò affermando “se torna a galla significa che ha imparato a nuotare”, passò solo un nanosecondo e salì a galla gridando “ho imparato a nuotare!”. 
Guarda che madre coraggiosa, guarda che papà incosciente, guarda che figlia prodigio. 
Sospesa tra i fili del tram, in un venerdì nero per il traffico milanese, trovo tutti i colori che cercavo su di un gradino, in piazza Duomo, grazie a Ivan.
Dopo una giornata di ordinaria amministrazione, in balia dei mezzi di trasporto e dei loro conducenti, dopo un colloquio, quattro ore di lezione ed un city tour con giusto qualche Erasmus, sprofondo su queste pietre fresche.
Dopo una settimana di partite, cori, belle notizie, Catalane rientrate in patria, lezioni e coinquilini, c’è una ragazza caffelatte, accanto a me, con una cartellina da disegno degna di ogni liceale, via vai di persone da i tratti disparati, dai colori più svariati. 
Solo un’ora fa un Enrico ci ha fermate per strada dicendo a Robi “voglio conoscere la tua amica”, pazzesco che anche gli ingeneri possano essere così sfrontati e stupidi.
C’è chi si siede, chi fotografa e passa, chi si ferma e lascia monete. Forse per ringraziare dei like che arriveranno con l’ultimo scatto, forse perché Ivan davvero li merita, forse perché si sono trovati troppo vicino all’amplificatore e non possono farne a meno, forse perché credono che rinascerà il mercato discografico, come Bianco, forse perché sono spagnoli e sanno apprezzare gli artisti, senza vezzeggiarli come “di strada”.
Un signore si ferma e si complimenta, ringrazia, è un uomo sulla 50ina, capelli bianchi, occhiale da grande, ringrazia. Grazie. Adesso vado a ringraziare anche io, per questa Milano.
Soffia un’arietta fresca, non ancora gelida, sono le 21.50, non ho ancora cenato, in realtà nemmeno pranzato, una macchina della polizia locale intralcia il suono che arriva più ovattato, tagliato, il tram cigola tra via Torino e via Orefici, la Mondadori con le sue insegne mi regala echi di pubblicità luminose, mi ricorda Piccadilly, l’asfalto bagnato, le luci riflesse. A sinistra, in alto, austera e luccicante, la Madonnina veglia su tutti noi. Anche su quelli distratti, anche su quelli con le calze di spugna Adidas, e Vans pulite, che accarezzano le pietre, anche su quelli che pedalano velocemente, anche su quella ragazza che gli tocca la spalla per dire “bravo” e ride, con supponenza, da una posizione strana, impercettibile. Anche sui militari, impettiti, che con il mento alto e lo sguardo austero passano e vigilano, una squadretta da nulla, loro e la Madonnina.
E’ arrivata un’altra ragazza, ha lanciato la valigia a terra e si è seduta dall’altra parte, l’amica distratta rivolge attenzione alle vetrine, lei invece si gode lo spettacolo. “Sta suonando da tanto? Allora tra poco se ne va! Lo sai che ha anche un canale Youtube?” Sto per sacrificare una pagina di questo diario per disegnarle come raggiungere Sesto Marelli, in questo black friday, ormai coloratissimo. 
Ma che problemi ho, io, un venerdì sera, sola, su un gradino in piazza Duomo, invece di essere a casa, a prepararmi per l’Alcatraz? Ho pure il telefono scarico, non posso nemmeno fotografare questo momento, crederanno che l’ho vissuto davvero? A chi lo farò vedere? Come? Come raggiungo Sesto Marelli con il telefono scarico? Frena.

Facciamo che stasera a ballare non ci vado, che mi accontento di questa Milano qui, che non la infangherò, che ringrazierò, lascerò cadere la mia monetina e chiuderò il tutto sulle note di Hallelujah, senza IPhone, ma con una Bic blu.

Il bilancio di questa settimana? Non è ancora finita! Per ora è stata colorata, dal bianco e nero iniziale al tripudio odierno di luci e colori.
Martedì la Juve ha dato il la ad una settimana ultra(s), regalandomi l’entusiasmo per prendere una scelta: avete presente Jessica? Sì, la ragazza Romana, quella dell’Erasmus ecc, com’era prevedibile ho scelto lei. Mi spiace essermi ancorata alla prima persona che ha visto casa, ma non l’ha battuta nessuno e la nostra cenetta sui navigli è stata solo una di mille conferme che sono sicura arriveranno. Ho una coinquilina, ma arriverà lunedì, prima di lei Marco e Simone testeranno il letto, i miei primi host. Che brutta razza di persona incosciente che sono.

Sono io che sto iniziando ad adattarmi a questa veste o lei che si sta dolcemente adagiando su di me? Non ho mai mangiato il gorgonzola, ora mi piace da matti. Sono i gusti che cambiano o lo spirito di adattamento? E’ capacità di apprezzare anche le più piccole cose o accontentarsi?
Ti cerco ancora in ogni angolo, in ogni Erasmus che parla spagnolo, in ogni artista… oggi ti ho trovata, por fin, ti ho ritrovata in lei e te ne sono grata, Milano.
Buona domenica pargoletti.

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