Broccoli, pride e cuori riscaldati

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Non vedevo l’ora di essere qui: seduta sul balcone, dopo una bella doccia rigenerante, a scrivere. Il cielo turchese si è tinto di rosa, quando il sole è sparito dietro il promontorio, per poi sbizzarrirsi con note di blu sempre più intenso.

Potrebbe non importare il suo aspetto ed i suoi abiti, ma ve li descrivo lo stesso.

Aveva i capelli scuri, tendenti al nero dei suoi Wayfarer. Indossava una camicia di jeans ed anche dei baffetti poco pronunciati. Sembravano un accessorio su di lui, erano una nota di originalità e non stonavano. L’ho notato spuntare tra due auto, mentre posizionavo lo scooter in direzione del sole. Anche lui si stava sporgendo da una ringhiera nascosta dietro ad un parcheggio, per lasciarsi inebriare dal tramonto. È stato un attimo: le casette colorate di Ruta amplificavano il calore dei colori dell’imbrunire, eravamo avvolti da un’aurea ocra luminosa, una foto e via. 

I nostri sguardi si sono incrociati sulla via del ritorno ai nostri mezzi. Lui con la macchina in mezzo alla strada, io con lo scooter tra le auto del posteggio. I lati delle sue labbra hanno spinto verso l’alto i baffetti, portandosi dietro anche gli zigomi e sfociando in un sorriso dolce. Gli ho risposto facendo straripare i denti oltre le mie labbra, un sorriso grande. 

Sono ripartita. Lo scooter non era mai stato spento, così sono sfrecciata in senso opposto rispetto alla direzione verso cui puntava la sua macchina. Le gambe corrugate dalla salsedine, la sciarpina per proteggermi il collo, il sole alle mie spalle ed il cuore riscaldato da questo spettacolo della natura, dal potere del sole, dall’intensità di uno sguardo. 

Guardate quante parole mi sono servite per descrivere uno sguardo di due secondi. Siamo macchine incredibili, noi umani.

Poco prima di aver incrociato i suoi occhiali, stavo lasciando la spiaggia di Camogli, mentre il sole affiancava il Castello. Erano quasi le 9 di sera e la spiaggia si svuotava lentamente. Attorno a me forme d’amore tra le più disparate. C’era una coppia dietro di me, a separarli un po’ di anni e qualche metro, lui guardava un video in un tablet e nel frattempo disegna, lei in topless strisciava sulle pietre calde, inseguendo il sole. Un’altra coppia si abbracciava da dietro, mentre la mamma di lui, sull’80ina, accendeva una sigaretta, si alzava e li fotografava di nascosto, salvo poi esser scoperta. E ancora coppie di lettori, coppie che si baciavano in piedi, sedute, in acqua. Una ragazza sola che si è regalata un lettino per la giornata, un ragazzo che si incurvava sul libro. Un gruppo di ragazzi giocava a pallone in riva al mare. Un altro gruppo di still young, come direbbe Trenitalia, aveva ordinato delle pizze e mani salate, aprivano cartoni fumanti per condividere questo rituale ancestrale. Il bagnino richiudeva gli ultimi lettini. 

Una scalinata, due, un’altra coppia, gay. Faccio coming out, prima che qualcun altro faccia outing al posto mio: non sono andata al pride oggi. Avevo degli impegni pregressi che non sono riuscita a spostare. Quanto mi è dispiaciuto? Tantissimo. Mi sono addirittura sentita in colpa. Poi ho visto tutto questo amore e mi sono perdonata. Per essere single e per essere qui, al fresco, lontana dalla moltitudine.

E mentre mi perdonavo pensavo che non ho mai visto limonare i miei amici gay e che non riesco mai a dire di essere etero senza aggiungerci “fino a prova contraria”. Pensavo che sarebbe bello se tutti si concedessero il lusso di questa fluidità. Se chiunque si lasciasse andare ad un “fino a prova contraria”. 

Perché siamo esseri mutevoli, siamo matriosche, siamo tutte le persone che siamo stati e che saremo e chi lo sa che un giorno non saremo più fluidi di così? 

Del resto se a 5 anni avessi avuto la maturità che ho oggi non mi sarei mai permessa di odiare i broccoli, se solo mi fossi lasciata sfiorare dal dubbio che un giorno sarebbero entrati nella top 3 delle mie verdure preferite, forse, quella sera a Cervinia, quella in cui pur di non mangiarli ho indotto un conato di vomito, li avrei rispettati di più questi vegetali. 

Così, perché i nostri gusti cambiano e maturano insieme a noi, dobbiamo imparare a rispettare il diverso, perché è una forma di umanità, una forma di verità, una forma di noi. È quella matrioska che potremmo non vedere mai o ancora che potremmo avere il piacere di trovare dentro di noi.

Pensavo che mi piacerebbe che le persone si sentissero libere di poter dubitare di se stesse, che avessero il coraggio di porsi più domande, o che si limitassero a rispettare. Dal latino respectare, guardare indietro, riguardare, guardare di nuovo, due volte.

Pensavo che mi piacerebbe vedere più baci di e tra tutti i generi. Perché i baci sono come gli sguardi d’intesa, come i sorrisi al tramonto: scaldano il cuore anche solo di chi li guarda. 

Pensavo che mi piacerebbe che il mondo fosse governato da cuori riscaldati. 

E ancora, da ultimo, pensavo che i broccoli proprio non se la meritino questo brutta reputazione.

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