Roncisvalle – Zubiri 21km

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“È grazie a te!” Mi ha risvegliata una signora francese che, seguendo i miei consigli, è riuscita a far risorgere il telefono. È entrata in bagno, mentre mi stavo lavando il viso, saltellando di gioia. Aveva sbagliato così tante volte il pin che le veniva richiesto il puk, cosa che nessuno è mai in grado di recuperare. Le ho consigliato di togliere la sim e connettersi con il Wi-Fi per recuperarlo sul sito della compagnia telefonica. Ha funzionato. La sua gratitudine mi è sembrata smisurata e mi ha iniettato la prima carica di allegria della giornata.

Qualcuno verso le 6 ha deciso che era ora di accendere le luci e così la vita è iniziata. Il mio letto era il numero 126, ma ho preso abusivamente il 125. Il primo numero indica il piano: 1, gli altri il numero di letto. Su ogni piano, nell’Auberge di Roncisvalle, ci sono 100 letti, tranne l’ultimo, nel sottotetto, che ne ha la metà, non essendo letti a castello.

In un altro momento, la furbata sarebbe stata fregarmene del numero assegnato, andare direttamente al terzo, calcolando che probabilmente non ci sarebbero state così tante persone questa notte. Ma ho deciso di seguire il destino in tutte le sue mosse e prendere quello che mi regala.

Ho fatto bene.

Il mio vicino di letto era un ragazzo di Londra, Harry, occhi chiari e capelli rasati. Nonostante Tony, che dormiva sopra di lui, e Alex, che dormiva sopra di me, abbiamo parlato per un’oretta prima di obbligarci a dormire. Ha vissuto in Italia 3 mesi, a Firenze, collabora con la polizia di Londra – non si sa bene in che modo – ma questo lavoro gli assicura la possibilità di bilanciare bene vita e lavoro. Si stava quasi per sposare, con una ragazza italiana, ma è finita.

È qui per fare chiarezza. Futuro. Figli. Ansie. Gli piace parlare ed a me piace l’accento inglese. Ogni tanto la testa di Tony, che in realtà ancora non dormiva, spuntava dal letto e ride anche lui alle mie battute. Harry stava al gioco, potevo sciolinare jokes in inglese. Non so nemmeno come sia possibile che stia pensando in questa lingua.

“Facciamo colazione insieme domani” “Buonanotte”.

Ho infilato nelle orecchie degli strani tappi che sembravano fatti con la cera del galbanino, che mi ha regalato, mi sono infilata nel mio sacco lenzuolo e mi sono coperta con il pile. Non una coperta di pile, ma il mio pile. Ieri sera si stava bene, ma non benissimo, ho avuto una paura fottuta di avere freddo. Ed effettivamente verso le 3 di mattina, dopo essermi alzata per andare in bagno, ho infilato il pile sotto al lenzuolo. Mi sono svegliata solo 5 volte, è andata meglio di ieri, spero peggio di domani.

“Sei sempre circondata da persone interessanti, è la tua aurea, è un dono”. Me lo dice la persona più affascinante che ho conosciuto su questo cammino, Jonathan. “E le guardi negli occhi”. Si, è una cosa che adoro fare e che pochi sanno reggere, alcune popolazioni in particolare. “Puoi catturare la loro anima attraverso gli occhi” “Non voglio invaderle, ma se si lasciano guardare, si, voglio entrargli dentro”. Spiare, scorgere, scovare, leggere, sentire. Con lui c’è stata una connessione dal primo sguardo, una connessione pura ed unica. Che porterò sempre nel cuore.

Passo dopo passo, siamo io, lui ed Harry, che ha scelto di stare al mio passo nonostante il suo amico abbia proseguito più velocemente.

Jonathan è trasparente ed Harry è un chiacchierone, non esistono stigma o veli tra noi e ci raccontiamo piano piano la vita. Papà che sono venuti a mancare, rinascite, fallimenti, successi, problemi mentali, cure. Forse ha ragione Jonathan, si tratta di un’aurea. O forse è solo fortuna. Non lo so, ma è uno di quei momenti in cui non vorrei essere in nessun altro posto del mondo, se non qui ed ora. Qui ed ora.

Avete mai surfato? Dopo mille tentativi siete riusciti a mettervi in piedi sulla tavola e restate in equilibrio sull’onda, potete gestirla, è faticoso, vi sentite grati, il sorriso spunta naturalmente, magari urlate anche dalla gioia. Così, sulla cresta dell’onda, da quando sono partita, è come mi sento. Contenta per aver visto l’onda giusta arrivare, infinitamente grata alle mie gambe che riescono a reggere il peso del mio corpo, piena.

Al primo bar in cui ci siamo fermati una ragazza si è unita a noi. Purtroppo non ha trovato posto nel nostro stesso ostello, ma ci vedremo per cena. È più giovane di me, sveglia, parigina, lavora in VC e anche lei ha solo 10 giorni per arrivare dove arriverà. Ha fatto una prima tappa con un’amica, ma solo una, poi proseguirà da sola.

Poco prima che si aggregasse a noi ho scoperto che Harry ha 40 anni. Ne dimostra almeno 10 in meno. Suo papà è venuto a mancare quando lui aveva solo 24 anni, da quel momento la longevità è diventata quasi un’ossessione per lui ed ha studiato. Tanto. Arrivando a convincersi, grazie ad una ricerca americana, che le saune, insieme ad un corretto stile di vita, hanno un effetto incredibilmente benefico sulla salute, sulla prevenzione del cancro e di conseguenza sulla longevità.

Non vi dico quante saune ha fatto fin ora, ma credo che inizierò ad andare in sauna anche io al mio ritorno. Almeno 1 volta a settimana direi, magari anche con un massaggino, ai piedi.

Questa tappa non è nulla in confronto a quella di ieri, i pezzi in salita si contano sulle dita di una mano e la cosa più impegnativa è l’ultima discesa. Potrei continuare ancora un po’ di km, ma non ha senso: domani voglio arrivare a Pamplona e fermarmi li, Zubiri è a metà strada, meglio conservare le energie.

L’ultima discesa, appunto, è stata la più ripida e lunga, il terreno era instabile e per un secondo, solo per un secondo, ho perso il controllo del mio piede sinistro.

Il vero problema oggi, sopportabile, ma fastidioso, è stato, in alcuni momenti, il freddo. Camminando non si sente minimamente, ma una volta fermi tirava una bella brezza gelida di montagna.

Lo zaino di Harry è così grande che non sarà un problema rubare qualcosa.

Per questa tappa ci siamo fidati di Jonatan, del resto ne ha già fatti 4 di cammini, abbiamo prenotato un ostello che rispetto ai precedenti è una reggia. 15€, ma ho la coperta, il materasso è un vero materasso e la doccia è una vera doccia.

Potrei cedere a prenotare anche l’ostello di domani, su suo consiglio, ormai è la mia stella polare.

Il suo ritmo non è veloce, spesso rimane indietro e ci vediamo all’arrivo, è un ragazzo corpulento ed ha bisogno dei suoi tempi, ma ci raggiunge sempre.

Il cammino è così: inizi, se sei fortunato conosci subito un po’ di persone, fai amicizia, scegli a colpo d’occhio chi ti emoziona di più, ma ognuno prosegue con il suo ritmo. Capita spesso che ci si ritrovi a km di distanza, con persone che hai conosciuto il primo giorno, ma ogni passo che fai, se vuoi, è una nuova conoscenza. Così, le persone continuano ad intrecciarsi, avanti ed indietro si superano e si recuperano, si fermano in un paese e poi in un altro, si ritrovano e si perdono, per sempre.

Se vuoi restare in contatto con qualcuno, devi avere il coraggio di chiedergli il numero, presto, perché potresti non ritrovarlo più. Oppure puoi credere nel destino, nel fatto che quegli intrecci diventino fili invisibili e che vi ritroverete. O ancora, puoi accettare che il loro passaggio ti abbia lasciato qualcosa, sperare di aver lasciato qualcosa a loro e proseguire, con il tuo zaino sempre più leggero ed il tuo cuore sempre più pieno.

A metà strada tra Roncisvalle e Zubiri, penso seriamente che vorrei arrivare fino alla fine, per avere la possibilità di condividere più tempo con queste persone. A Zubiri invece, dopo la fatidica discesa, mi rendo conto che sono disposta a vedere meno posti, a percorrere meno km, pur di condividerli con le persone giuste.

Sotto la doccia, calda, di questo ostello troppo bello per essere un ostello, sono pienamente grata alla vita. Anche oggi.

Stasera cuciniamo. Verdure. Ne abbiamo bisogno tutti. Potremmo mangiare anche aria, sono troppo contenta.

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