Pamplona – Puente de la Reina 24 km, 24 litri di lacrime

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“Non posso continuare, mi fermo alla prossima città, mi fate una foto con lei?”

Mi ero fermata a parlare con una signora italiana, di Firenze ed i miei 3 ragazzi mi stavano aspettando. Harry ed Alex hanno trovato Jonathan su una panchina, a metà di una ripida discesa, dolorante.

Tra un “no man, come on” e l’altro io avevo già capito. Incredula, le lacrime hanno iniziato ad uscire dai miei occhi a fiotti, rivoli salati mi hanno inondato le guance, mentre il suo sorriso dolce e perfetto mi proteggeva dal vento.

Non mi ricordo un’altra volta nella vita in cui ho avuto quello che non riesco a descrivere diversamente se non con il termine “inception”. Non è un amore a prima vista, non fraintendete, ma una connessione letale. Dal primo momento in cui io e Jonathan ci siamo guardati negli occhi non c’è stato più bisogno di una parola per comprenderci, ci siamo letti ed ascoltati, apprezzati e uniti.

Stamattina ho visto una signora, nello stretto corridoio che collegava i bagni alla cucina, abbracciare un’amica che avrebbe preso un’altra strada. Aveva gli occhi lucidi e non era congiuntivite. L’ho conosciuta lungo la strada, si chiama Beatriz, è colombiana, ma vive in Florida. Mi ha detto di ricordarmi di lei quando partorirò, mi ha detto che questo cammino è come un parto: una fatica mostruosa, ma per la quale sarai grata per tutta la vita. L’ho guardata per un secondo mentre le si bagnavano gli occhi e mi sono prefigurata il momento in cui avrei dovuto salutare il mio piccolo gruppo di Pellegrini. Già mi vedevo piangere come una fontana, ma non pensavo sarebbe arrivato così presto.

Harry ha messo la playlist giusta, Alex ha preso lo zaino di Jonathan ed ha iniziato ad incoraggiarlo. Sono due persone così diverse e che apprezzo così tanto.
Io e Jonathan abbiamo rallentato il ritmo e siamo rimasti appositamente un po’ indietro rispetto alla carovana. Abbiamo percorso gli ultimi km insieme, dicendoci tutto quello che avevamo pensato ed ancora non detto in questi 5 giorni. Controllando se gli sguardi che avevamo letto, fossero realmente stati interpretati nel modo corretto. Avrei voluto lasciargli qualcosa, un ricordo, un oggetto, qualcosa da guardare, da toccare, per non dimenticare. Ma non ho niente. Abbiamo fatto alcune foto. I’m so glad that I’ve met you.

Tira un vento incredibile ed ho lasciato indietro la mia squadra per sfogarmi un po’. Il naso mi cola ed attorno a me si stagliano campi colorati.

Non so quanto raccontarvi di lui perché, se da una parte voglio prendere nota di tutto e non dimenticarmi niente, dall’altra voglio custodirlo con rispetto ed un po’ di gelosia.

Ho fatto notare a Beatriz che questa mattina l’ho vista piangere. Mi ha detto che si dispiace, che è troppo emotiva e vorrebbe essere più forte. Cerco di analizzare queste lacrime, questo senso di gratitudine misto a malinconia che risuona dentro di me, come un singhiozzare.

Jonathan mi ricorda mia mamma, mio papà e me. La fame di vita. L’intelligenza emotiva. Un cuore grande come una casa. Cazzo stavo sbagliando strada. Mi ricorda il coraggio e la paura. È un amico che vorrei avere vicino. Mi ricorda il timore provato atterrando in Argentina, quando stava per iniziare una nuova avventura che mi avrebbe portata a conoscere nuove persone, da lasciare dall’altra parte del mondo. Nuove persone da amare, sapendo che le dovrai abbandonare. La fortuna ed il timore. La profonda accettazione e la continua voglia di migliorare. L’ascolto, l’empatia. La felicità, l’affetto. Tutto in uno.

Sono arrivata a Muruzábal, c’è un cartello giallo che lo indica. Mi scappa la pipì e devo smetterla di piangere.

Penserò al tuo sorriso sempre. Ogni volta in cui avrò freddo o la vita non sarà poi così simpatica. Mi mancherai sempre.

Piscio dietro un cassonetto molto moderno. Mi rimetto sullo sterrato. Puente de La Reina, mancano 4,5km. In meno di 1 ora dovrei essere arrivata. Mi fermo, torno indietro un attimo e li vedo, il mio clan in arrivo. Mi fermo ad aspettarli. Con dolcezza mi chiedono se voglio camminare con loro, rispondo di sì e non mi allontano più.

Claudicanti, arriviamo a Puente de la Reina, forse il paesello più bello nel quale ci siamo fermati fino ad ora, non per questo più animato, anche se gli abitanti hanno risate rumorose e contagiose.

Prima che incontrassimo Jonathan, mi hanno condiviso l’idea di prendere un Airbnb solo per noi, l’ultima sera, per mangiare tutti insieme e condividere appieno gli ultimi momenti. Ho trovato questa proposta così dolce che, a ripensarci ora, mi ruba un sorriso. Ho appena perso 4 partire a scala quaranta, con due inglesi ed una francese. Che giornata.

Note da tenere in conto, oltre al misfatto: non ha piovuto davvero, abbiamo percorso il maggior numero di km di sempre, ho trovato le gallette di riso con lo yogurt bianco, la mia triste insalata di pomodori era buonissima, ogni volta che saluto qualcuno per strada il mio clan si mette a ridere (forse perché saluto tutti?), Marguerite è proprio una ragazza sveglia, anche stasera c’erano le lenzuola, dormiremo in una stanza solo io e lei, lontano da possibili russatori. Domani? Noi 4, in una camera tutta per noi.

Ci stiamo forse chiudendo troppo? Mi chiedo, dopo aver parlato con almeno 10 persone nuove quest’oggi. Che incontentabile incontenibile che sono.

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