Il clan dell’alba – 4,6 km insieme al sole di Bordeaux

149
Add

Gli uccellini ginguettano, una signora apre le persiane cigolanti con un colpo deciso, attorno ai tavolini dei bar si accomodano le sedie, un signore sospira affannosamente portando nel locale una cassa di frutta. Battito d’ali di piccione. Voci flebili e lontane. Profumo di burro. I miei passi.

Il sole investe un palazzo in prima fila sul lungo fiume e di rimando, il suo riflesso, arriva fino ai miei occhi. Le strade sono tutte bagnate, non perché abbia piovutoX ma perché di notte sono state lavate. Con il sole in fronte ed il semaforo rosso, attraverso la strada. Ho fatto proprio bene a venire verso il fiume.

Qui la vita ha un altro ritmo, I cani portano già in giro i padroni, alcuni ragazzi ballano in canottiera, considerando quanto si appiccichino le suole delle scarpe nel tratto di strada a loro limitrofo, oso pensare che siano lì da ieri sera. Alla loro destra una ragazza, magari un’amica, che fa la pipì tra i cespugli, alla loro sinistra la sponda del Garonne che è veramente ampia, almeno 500 metri ci separano da quella antistante.

Mi fermo e mi lascio cullare fissando la corrente. Attorno ad entrambe le sponde è pieno di arbusti, che si riflettono nell’acqua rendendola estremamente verde. Un tram suona la campana. I netturbini buttano la spazzatura. Un uomo sulla sessantina corre con le chiavi in tasca e questo suono, per un secondo, mi fa pensare a Luigi Bazzi. È difficile che suoni, che non siano canzoni, vengano associati ad una precisa persona, ma con quelle chiavi Gigio ha dato ritmo agli anni del liceo, il link è più forte di me.

Un ragazzo in bicicletta porta a spasso un dalmata, mentre qualcuno si sta arrampicando su uno degli arbusti precedentemente citati, rischiando di cadere in acqua. Sono incuriosita e mi sporgo, sono due persone in realtà è la prima cosa che li vedo fare è sputare verso il fiume: ne deduco che non sia uno spettacolo interessante, mentre un crampetto alla pancia mi sta indicando la strada verso la patisserie. Entro da sola dalla porta Cahilau, la calma è così soffice che anche le auto sembrano spostarsi a ritmo lento, poco invadente.

Che bello svegliarsi riposati prima della sveglia.

Una signora tira l’acqua dalla finestra, la vedo, la guardo, si sente volte in flagrante, ma è abbastanza noncurante. Un’altra fuma lasciando ciondolare la mano fuori dalla finestra, quanto può essere affascinante l’umanità? Mi chiedo per tutto il tragitto che mi separa dal burro che incontra la farina.

Ho dormito sommariamente male. Mi sono svegliata svariate volte, probabilmente per irrequietezza più che per il rumore. I tappi per le orecchie svolgono egregiamente il loro lavoro, ma non sono stati sufficienti a zittire l’emozione.

Sono contenta così, questa passeggiata mi ha permesso di classificare gli umani che si sveglino presto in alcione categorie:

⁃ i pelandroni: quelli che si si svegliano presto, ma non mettono i piedi fuori casa

⁃ I lavoratori: gli tocca, devono per forza svuotare quintalate di cibo dai camion per permettere ai comuni mortali di fare la spesa all’apertura. Devono raccogliere la nettezza per non farlo di giorno. Smontano la pila di sedie fatta la sera prima, che sanno già verrà nuovamente umiliata da lì a qualche ora, ma non si può rischiare che vengano rubate le sedie di un bar. Può essere che abbiano imparato ad amare questo susseguirsi di albe, oppure semplicemente vorrebbero godersi il tramonto una volta tanto.

⁃ Gli sportivi: corrono, corrono e ancora corrono. Per loro la giornata non inizia se non c’è stata prima la corsetta. Sono schiavi delle endorfine e sembrano saltellare leggeri in questa schiavitù.

⁃ Uomini e donne della strada: che dire, loro non l’abbandonano mai. Supportano con dedizione i netturbini nel loro lavoro di pulizia ed al contempo fanno girare le palle a chi le strade le deve pulire. Un controsenso molto umano. In Francia non è bello chiamarli clochard, anche se in Italia sembra molto elegante, qui equivale a “barbone”. Sono persone il cui tetto è il cielo, mi piace pensare.

⁃ Gli irriducibili: proprio loro, i miei preferiti, quelli che a casa non sono mai tornati, non vorrebbero che quella notte finisse mai, finché la sbornia non smette di fare effetto e si guardano l’un l’altro con fare dubbioso. “Ma che cazzo ci facciamo ancora qui?”. Sottogruppo degli irriducibili sono coloro che a casa ci sono tornati, ma non era casa loro. Camminano con lo sguardo basso in abiti da sera, si interrogano sulla notte appena vissuta. Del resto, se ci fossero punti di domanda, sarebbero ancora in quel letto ad aspettare la colazione.

⁃ I viaggiatori: occhi sciupati e bagagli sempre troppo pesanti. La loro missione mattutina è quella di attutire in tutti i modi il suono che le rotelle fanno incontrando il suolo, qualsiasi esso sia. Inutile dire che falliscono miseramente. Temono, con questo rumore indomabile, di avere il potere di svegliare un’intera città. La solidarietà è massima. Può essere che un sottogruppo di questa categoria siano i viaggiatori come me, quelli senza trolley che semplicemente sono assetati di vita e vogliono vedere la città in tutte le sue nuance, dall’alba al tramonto.

Mi siedo ai piedi dell’hotel de ville, nella piazza che tanto mi ricorda Siviglia, ed addento finalmente il tanto agognato croissant. Si avvicina un uccellino con il quale decido di condividerlo. So già che lo digerirò stasera. Maledetta gola.

Il sole ha ormai illuminato interamente la torre, è ora di mettersi in marcia, 2 treni ed 1 bus mi dividono dalla partenza. Certo che almeno un 100 grammi avrei potuto portarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Top