Estella – Los Arcos 22km

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“Your energy is magnetic, your positivity too”. Stringo forte le parole dolci di stamani, che sembrano uscire dagli occhi più che dalla bocca della mia compagna di viaggio. Stringo forte anche il tutore sul ginocchio destro, che non ha mai smesso di fare male da ieri, nonostante massaggi e voltaren. Ma c’è chi sta peggio: Jonathan non può continuare, dopo un controllo effettuato per precauzione all’ospedale di Pamplona, gli hanno trovato una lesione al menisco che potrebbe aggravarsi se continuasse a camminare. Torna in Canada. È ancora, c’è chi stamattina è entrato nel panico perché non trovava più il portafoglio.

Per quanto tempo pensate di poter perdere un portafoglio sul cammino di Santiago? Ve lo dico io. Un paio d’ore. Mentre la tristezza del povero sventurato cresceva, il mio cervello macinava: ho chiamato l’ostello di ieri, l’ostello del l’altroieri, il 112, la polizia di Estella e lasciato una segnalazione sull’app AlertCops, come consigliatomi da un hotelera. In 10 minuti sono stata richiamata, una volante sarebbe venuta a raccogliere la denuncia direttamente nel paesino in cui stavamo camminando in quel momento. Prima ancora che arrivasse la polizia, la guardia civile di Estella mi ha richiamata: hanno ritrovato il portafoglio ed una volante ce lo avrebbe portato. Abbiamo lasciato i nostri dati e ci siamo messi a chiacchierare con la polizia del cammino. C’è una polizia che si dedica solo ai pellegrini, sappiatelo. La scena è stata alquanto comica, a punto da trovarci, nell’attesa, a scattare foto con i poliziotti, tra una traduzione e l’altra. Nota negativa, il portafoglio era vuoto. O meglio, c’erano tutti i documenti, ma non i 300€ in contanti che erano al suo interno. Non che si possa avere tutto dalla vita, ma quante volte vi è capitato di ritrovare un portafoglio perduto in meno di 1 ora?

“Siamo qui per questo” mi dicono i 4 poliziotti accordi in nostro aiuto. 4. Quattro. Non mi sono mai sentita più sicura.

L’eco delle campane, il fruscio dell’erba, un trattore nei campi, il rumore dei passi. Con meno fatica di ieri, ma dolore costante, siamo arrivate a Los Arcos, un paesino tra i più desolati della storia dei paesini. Il nostro ostello è ufficialmente il più brutto di sempre, con le pareti incrostate, gli spifferi alle finestre, letti cigolanti, ovviamente materassi di plastica, docce con tende appiccicose e piene di capelli. Un italiano, Luigi, mi confessa di aver visto anche un bicho. Non ne farò parola con nessuno, ma durante tutta la notte mi perseguiterà l’idea di essere attaccata da pulci presenti nella coperta sudicia che mi hanno dato.

Domani dovremo percorrere la tratta più lunga tra tutte quelle percorse fin ora, 27km fino a Logroño, proprio oggi doveva capitarci questo ostello? Doccia, crema, gambe all’aria, vasellina e stretching finché non sentiamo gridare “fanno i massaggi!” Ci fiondiamo al piano di sotto ed inseriamo i nostri nomi su una lavagnetta di plastica. Marghe è la prima, ma quando scopriamo che l’hotelero che ci ha fatto il check in è anche il massaggiatore – probabilmente anche lo chef, il meccanico e non si sa quante altre cose – tituba quanto basta per lasciarmi passare.

Immaginate di camminare per 8 giorni, più di 20km al giorno, con qualsiasi condizione climatica, uno zaino in spalla e poi di farvi toccare dalle mani di un massaggiatore. Probabilmente fosse stata la chef, il barista o la nonna del paese, sarebbe stato piacevole uguale. 12€ di letto, 5€ di donazione per il massaggio. Probabilmente il valore dei due prodotti si sarebbe potuto tranquillamente invertire.

Io e Marghe finiamo per prime e raggiungiamo il gruppo di Linda, composto da tanti inglesi tra i 50 ed i 65. Oggi Linda compie 56 anni, il sorriso soddisfatto di chi li vive con serenità. Ha 3 figli a casa, 29, 27 e 25 anni, erano preoccupati che non avesse nessuno con cui festeggiare. Si è regalata un hotel per la notte e siamo una decina ad affollare questo bar minuscolo. Il sonno arriva presto e ci salutano velocemente per abbandonarsi ai loro letti, spero meno pulciosi dei nostri.

Io e Marghe facciamo aperitivo con un piatto di jamon, uno di prosciutto, sangria e pane. Ci perdiamo tra i ricordi del catechismo, dei pomeriggi da bambine, delle domeniche da chirichette. Mi fa specie che in una città come Parigi sia riuscita a vivere le stesse consuetudini di una ragazzina di paese. Ci ritroviamo d’accordo sul fatto che sia davvero difficile essere cattoliche, alla nostra età, in questo mondo. Professare un cattolicesimo più moderno e meno estremista, avere fede, amare e rispettare il prossimo e la vita, ma al contempo non annullarsi. Poterla condividere con persone che la pensano come te. Poterlo fare senza timore di essere giudicare da occhi indiscreti.

A Parigi, in quel piccolo grande mondo al profumo di baguette e croissant, in cui ho lasciato un pezzo di cuore, mi rendo conto di avere ora anche una nuova amica. Sveglia, intelligente, profonda e tanto simile a me. Racconteremo a nostri bambini che la zia francese e la zia italiana si sono conosciute in un bar umido sulla strada verso Santiago, mentre un gregge di pecore invadeva la strada del cammino che avrebbero dovuto percorrere.

La cena è una delle peggiori della storia. Io non rischio, vado sul sicuro con un’insalata di pomodori. L’aspettativa è sempre quella di trovare una bella ciotola piena di pomodori, la realtà è che mi ritrovo un pomodoro tagliato a rondelle, distese su un piatto piano. Una pena. Ma non è questa la parte più penosa ed al contempo ridicola, bensì il servizio. Una signora sulla 40ina, con i capelli corti e le forme morbide, che gestisce sia il bar che questa stanzina che prende il nome di ristornante. Ci sono persone burbere e poi c’è lei, che incarna l’etimologia del termine burbero. I piatti lanciati sul tavolo. Il nervosismo ad ogni richiesta. Così burbera da risultare divertente. Perché cosa si può fare, se non ridere, di fronte ad un po’ di durezza?

Prontissimi per questa nottata di gaudio. Prevedo già la fatica. Uno già fa fatica tutto il giorno, poi deve far fatica anche per dormire. Nemmeno a dirlo, 3 minuti dopo esserci infilati nei sacchi a pelo, dalla stanza accanto proviene un gridolino tonfo: niente russatori stanotte, solo gente che parla nel sonno. Eravamo così contenti di dividere la stanza con sole donne! Chi è ancora sveglio scoppia in una sonora risata. Anche in questo caso, che cosa possiamo fare? O la svegliamo o cuffie nelle orecchie, sorriso pronto all’uso e tanta pazienza.

Buonanotte Los Arcos. Ancora non lo sai, ma diventerai il nostro termine di pagandone per identificare luoghi orrendi. Mi dispiace, la tua piazzetta è anche carina.

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