Odi et amo, Milano

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Il papà di Ciotti quando avevo 13/14 anni mi disse che Milano era una giostra. Capii solo un po’ di anni più avanti il significato di tale similitudine. A Milano si deve correre, prendere il ritmo e una volta raggiunta la velocità giusta salire a bordo. Una volta su, tra forze centrifughe, centripete ed inerzia, giri, giri, giri per forza e rimani schiacciato. Sei bloccato, i posti a sedere della metro sotto il culo come un cavallino, tutti i ristoranti da provare prima che chiudano, ti fanno venire quasi la nausea, come nelle tazzine.

Eppure continui, incessantemente, anche quando il cielo è grigio, anche quando non vedi la luce del sole, cerchi sempre il risvolto positivo. “Ah ma tanto stasera…” “Per fortuna questo weekend sono off e vado…”.

Ogni tanto lasci che la testa ti porti verso altri lidi, più colorati, cauti, verso vecchie giostre in cui eri tu il motore, dove con le mani, insieme a chi ti stava accanto, sceglievi la velocità. E pensi a posti tranquilli, calmi, biciclette, mare, Spagna, sud, pizza a 4 euro e affitti a 300. E magari ci vai, ci vai davvero… per un weekend. E quando ci sei ti sforzi, provi ad adattarti al fatto che non prendano la carta per 1 euro, che non abbiano Satispay, ma quando ti fanno la multa per divieto di sosta quello no, non lo accetti e torni in giostra.

Ecco, a volte mi fermo e guardo anche io verso le giostrine vecchie e penso che tutto questo non faccia per me, che serva di più, che ci sia un retrogusto così amaro dietro a tutto questo. Hanno nascosto una montagna di merda dentro al tubo del cavallino o sotto agli ingranaggi della giostra? Prima o poi la tazzina si rovescia e cadiamo tutti? Oppure io prenderò la rincorsa e salterò fuori.

E quando mi fermo, quando leggo “9 minuti di attesa per il prossimo treno”, sento un po’ di vita scivolarmi tra le dita, come la sabbia d’estate. Sento un po’ di tempo rubato alla mia esistenza, perso per strada come i centesimi che non ti fermi a raccogliere. E mi dico “solo un pochino”, “ancora un attimo”, ma come un drogato mi ritrovo poi a pendere ancora dalle sue labbra, a nutrirmi dal suo seno, a guardare solo i pos, anche se in mezzo a quintali di cemento. E finisco per ripetermi “In Italia, se non qui, dove?”

Quest’articolo è visto da fuori, è la prospettiva di un papà che guarda i bambini divertirsi, frenetici ed inconsapevoli, ingordi e frettolosi, al luna park.
Quest’articolo raccoglie tutta la consapevolezza che è anche dentro di noi. Il bello, il brutto, il “sarà vero?”. E’ un odi et amo che sento ogni giorno per questa città.
E’ La grande bellezza, in versione milanese, fatta ad articolo.

Ecco, prendetevi il tempo di leggerlo, anche se il tempo è proprio quello che Milano ci toglie, servono una 15ina di minuti, più 1 per il mio pensiero.
Giusto i minuti che perdereste a cercare un parcheggio, ma tanto lo so che la state per mettere sul marciapiede.

Articolo: Contro Milano, di Michele Masneri

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