Laguna Bacalar – diario di bordo 8

5
1118
Add

Non era in programma, ma ci hanno convinte. Dopo una serata fin troppo lunga al Coco Bongo, dopo 6 mesi che non mettevo piede in una discoteca, con 4 ore di sonno, carichiamo 6 messicane, 1 svedese, 1 polacca e ci avviamo verso Bacalar. Mi addormento secca finché non crepo dal caldo e mi rendo conto che tutto il van sta facendo colazione. Apro lo sportello e sono investita da un forte profumo di pesce. Sono le 11 di mattina, la colazione è a base di pesce, cipolle, pesce, peperoni, piccante. Abbiamo i biscottini ai mille cereali nella borsa, ma bando alle ciance, o si fanno le cose bene o non si fanno. E allora via di pesce, cazzo se è buono! Non pranzerò, ma poco importa, la laguna ci aspetta, azzurra e cristallina come poche acque che ho avuto sotto ai miei occhi.
Una distesa enorme di sabbia chiara, solo qualche metro di profondità, finché il colore non si fa più scuro, più intenso e si sprofonda in uno dei vari Cenotes, fino a 90 metri sotto il livello della riva. 90 sono abbastanza per tuffarsi con corde, trampolini, dal tetto di un ristorante abusivo a forma di nave o semplicemente dai rami degli alberi. In silenzio, senza calpestare rocce e natura, arriviamo fino alle altalene in mezzo all’acqua. Non c’è nessun rumore molesto, non si sentono motori, non c’è la musica alta, nessuno grida, il sole non abbronza più, scende lieve dietro di me, dietro a questi due musicisti di Los Angeles che stasera suoneranno nel forte della città. La pace.

Non faremo in tempo a sentire i due musicisti perché dopo aver salutato tutto il Van, gironzolando alla ricerca di un ristorantino economico e tipico, mi cade l’occhio su un furgoncino, sul parabrezza spicca chiara la scritta “Un paraguayano rodando el mundo”. Fermi tutti, qui devo vederci chiaro.
Vicino al portellone c’è Carlos, un nonnino che due anni fa, senza nessuna dama che lo seguisse, ha deciso di vendere un camper che non sarebbe stato abbastanza compatto per tutti i km che aveva intenzione di fare, è andato in pensione, da Asuncion è sceso fino alla punta estrema dell’Ushuaia e da lì è risalito. Alla scoperta dell’America Latina, della natura più sperduta, delle persone, della fame, dell’ingegno, delle priorità, dell’umiltà. Non è mai troppo tardi per imparare no?
Questo mio viaggio ha due grandi falle, mi fa notare: il tempo ed il budget. Quando l’orologio gira ci stressiamo, ci lasciamo prendere, corriamo. Quando abbiamo un budget viviamo in funzione di quel limite, di quel tetto massimo, invece di trovare le priorità, d’inventarci come modificarlo in base alle nostre esigenze, alle esigenze del luogo in cui ci troviamo. Carlos ha iniziato a fare braccialetti in macrame, ha stampato degli adesivi, ha personalizzato delle casaettine di fiammiferi e li vende, accetta offerte. Il tempo non esisteva, non ho nemmeno tolto lo zaino da quando ha iniziato a parlarmi, non sentivo il peso, la fame di qualche minuto prima, ero affascinata, incuriosita, un po’ gelosa, un po’ codarda. Spero che questo intreccio di cotone colorato che mi ha legato al polso mi ricordi sempre chi sono, cosa c’è oltre, al di fuori. “Ho vissuto tutta la vita affianco a persone che gioivano per l’arrivo del venerdì e s’intristivano quando tornava il lunedì. Perché aspettare il venerdì? Cosa aspetti a vivere la tua di vita? Non credere che quando questa finisca ce ne sia un’altra, è una scusa, un’illusione, devi prenderti questa”. A pensarci bene lui ha aspettato i 65 anni e la pensione per prendersela, parla per esperienza, perché se tornasse indietro si comporterebbe diversamente? O perché adesso, con queste condizioni, è quello che si sente di consigliare?
La prima cosa che mi ha detto è che nessuno lo accompagna, lasciando trasparire che una compagna d’avventura sarebbe ben accetta, ma “tutti mi fanno i complimenti, mi dicono wow, che bello, ma nessuno si è aggregato”.
Non so perché ripensandoci mi viene in mente solo Angelo, quel rasta che ha tagliato e quanto gli starebbe bene questo furgoncino. Quello che penso è che non sarei pronta però, non adesso, non così e non so se lo sarò mai. Pronta a lasciare tutti. Perché alla fine, anche lui, anela per una compagna di viaggio. Anelo solo al pensiero.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top